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domenica 12 febbraio 2012

Il magazzino di Mètal Hurlant 3

Anche per oggi una dose di recnsioni apparse su Mètal Hurlant.

STEFANIA
(Panny Shop -Piazzale Clodio- Roma)
La scusa dei blue-jeans che ganno male, per poi finire sempre a far l'amore (Pupo)
Entri in negozio e già ti senti affascinato. Non ne esiste una che, a vent'anni o poco più, abbia capito così a fondo l'arte di vendere. Il suo metodo è semplice ma di sicuro effetto: scelti i pantaloni giusti, indossati nella cameretta apposita (dove speri sempre che entri all'improvviso), comincia un gioco che sa molto di pirandelliano. "Stai bene", "no, non sei affatto grasso", "sei carino", "perchè dici di avere il sederone", il tutto condito da sorrisi mozzafiato e da lunghi sguardi profondi.
Si esce dal suo negozio con un numero incredibile di pantaloni, ma il bello è che non vedi l'ora di tornare a comprarne altri.
Tu non sai se Stefania finge fino a che punto, sai solo d'essere pazzamente innamorato. Comunque, cercate di non cadere nelle sue arti subdole: infatti è piuttosto imbarrazzante ritrovarsi in una quindicina davanti al negozio tutti con la scusa della lampo difettosa. (l.r.)

THOMAS DE QUINCEY: CONFESSIONI DI UN OPPIOMANE
(Einaudi - £ 3.000)
Astuto benpensante inglese, famoso nella Londra vittoriana per aver detto spesso in pubblico per una quarantina d'anni: "Ancora una e poi basta". (o.c.)

Da Mètal Hurlant ad Heavy Metal


sabato 11 febbraio 2012

Il Magazzino di Mètal Hurlant 2




Anche pero oggi una dose di recenzioni tratte dalla rubrica Magazzino sulle pagine dell'edizione italiana di Mètal Hurlant.. Recensioni piuttosto irreventi ed anche delle cose più impensabili. Ve ne ho selezionate alcune:

MISTERORANGE - Eldorado £ 150
Chissà che cosa vi aspettate, dopo aver sentito il nome di questo gelato. Esotismo a go-go, tramonti su Rio de Janeiro, atmosfere tropicali, passeggiate amazzoniche. Roba da Corto Maltese, come minimo. Spiacente di deludervi, ma trattsi di un normalissimo ghiacciolo o stick alla fragola (coloranti lo hanno reso rossissimo) con l'interno di arancia (tipo arancia, una roba arancione). Il mistero è tutto qui. Se siete delusi consolateci con uno Zaccaria, cornetto color melma alla gran frutta e verdura. (r.r.)

GOMMOLO - Eldorado £ 300
Sarebbe un normalissimo cornetto panna&fragola, se non fosse per un particolare a suo modo raccapricciante. E cioè che a un certo punto la cialda si interrompe e comincia un piccolo cono di plastica, in cui è contenuta una gomma americana sferica, tipo quelle dei distributori automatici di qualche anno fa. E cos'è? Il premio di consolazione? Siccome il gommolo faceva schifo, signor Eldorado, lei ci rifila la gomma americana? Ma le sembra il modo di vendere dei gelati, questo? Non ho capito. Eh insomma. E poi, se proprio voleva fare le cose in grande, perchè non ci ha messo dentro una bella braciolina di maiale? (s.c.)

PIEDONE - Eldorado £ 250
Ingrandimento bizzarro del piede, di color pelle al sapore di fragola. Piacevole ma stanca presto. Attendiamo, sempre in bustina, anche il resto "Manone", "Occhione", "Orecchione", "Braccione"

Altre cose degli Anni '80

venerdì 10 febbraio 2012

Il Magazzino di Mètal Hurlant 1

Uscita nei primi anni '80, l'edizione italiana di Mètal Hurlant, edita dalle Edizioni Nuova Frontiera, si distingueva per una cura editoriale particolare, molto calata sugli interessi di cultura pop del periodo. Fumetti a parte, gli articoli che preferivo erano le recensioni varie raccolte nella rubrica Magazzino, in cui gli autori recensivano di tutto, dal libro al ghiacciolo, senza esclusioni di colpi. Ora, tra i pochi numeri di Metal che mi sono rimasti, vi riproporrò in questo post e nei prossimi, le recensioni che ho trovato più salaci e divertenti.


THE CLASH -COMBAT ROCK (CBS)
Gruppuscolo dell'estrema sinistra con un discreto numero di seguaci, i Clash sono fra quelli che meglio hanno effettuato una sintesi fra combattività e  processi industriali di mercato.
Il loro ultimo simbolo è una stella rossa a cinque punte circoscritta con un cerchio giallo; sovrapposte sono un libro sulle cui pagine sono raffigurate una pistola e la dicitura "il futuro non è scritto" e sotto un altra frase: "conosci i tuoi diritti".
Altri volantini di denuncia musicale sono Car jamming, Red Angel Dragnet, Atom Tan ed altre in una gran miscela di funk, reggae, beat, punk.
Molto più scarno e secco di Sandinista, di questo disco conserva la poliedricità internazionalista. Guest Stars sono: Lauren Bacall, la Casbah, Robert De Niro, New York, Rimbaud, Benny Goodman, Leggere i testi per credere. (t.m.)

THE B52's -MESOPOTAMIA (Island)
Quando uscì questo disco, qualcuno era in Francia. Vide il nuovo disco dei B52's in vendita a soli 38 franchi, cioè a solo 8.170 lire (in Italia ormai un disco costa dalle 10 mila alle 12 mila) e, stupido come un passero in amore, se lo comprò saltellando di gioia per l'affare in quell'istante compito. Poi tornò in Italia e scoprì che da noi, veniva venduto a 6.500 lire. Bhè, comunque ne valeva la pena. (l.b.)

THE MOTELS - ALL FOUR ONE (Capitol)
Martha Davis, la cantante è una bamboletta arrapante. Il disco non so com'è, non l'ho comprato: Playmen costa di meno e ci sono più bambole arrapanti.

lunedì 6 febbraio 2012

Il mostro e il mistero secondo OdB - parte 5

Con questo, concludiamo la rilettura di questo prezioso articolo di Oreste del Buono riferito a Jean Giraud alias Moebius. Tra l'altro, questa è in assoluto la parte più interessante dell'intero, illuminante, scrittto.

"Adesso provo a spiegarvi perchè faccio comics senza sceneggiatura", Moebius, che ormai pare non essere più identificabile con jean Giraud, figurarsi con Gir di Blueberry, da qui in poi sarà esclusivamente, prepotentemente, universalmente Moebius e basta scrive così in un editoriale di Mètal Hurlant del 1975, l'ultimo numero del primo anno di attività della rivista.
"Voglio raccontarvi minuziosamente i tormenti della creazione. Voglio spifferare tutto, peggio, confessarmi del tutto. In realtà è molto semplice: da una parte ci sono tutti quelli che raccontano storie à chute; à esploits; à message; à morale; à gags...!"
"1) à chute: è facile, occorre solo contraddire l'immagine precedente. Il problema viene dalla qualità della contraddizione. Più l'affermazione iniziale è marcata, più la giravolta finale sarà gustata. Il procedimento è molto chiaro. E altrettanto artificiale!...
"2) à esploits: dare una gamma di poteri a un tipo o a un gruppo e metterlo di fronte a un altro tipo di gruppo i cui poteri sono leggermenti superiori in apparenza. L'astuzia consiste nel far vincere il più debole. La scelta dell'astuzia sarà il messaggio politico-morale dell'autore...
"3) à message: c'è sempre un messaggio, ma l'autore pensa che la qualità del suo è tale da dover diventare scheletro e a volte anche muscoli, nervi e sangue. A volte, è vero, sopratutto per le minoranze culturali...
"4) à morale: si ritrova la stessa struttura della storia à chute, ma la contraddizione può essere meno evidente...
"5) à gags: ogni fase ricostruisce e comprime i quattro esempi precedenti con dosaggi variati. Dato che il messaggio politico è implicito, perchè solle citarlo? Perchè aspettare la fine per contraddirsi? Perchè dare la vittoria al più debole? Perchè aver paura di essere soli nel buio a gridare aiuto? Non c'è alcuna ragione perchè una storia sia come una casa con una porta per entrare, dalle finestre per guardare gli alberi e un camino per il fumo. Si può benissimo immaginare una storia in forma d'elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino..."

Più chiari di così si muore. Ma da Mètal Hurlant dapprima in espansione come gruppo e in seguito come gruppo in crisi proprio per megalomania, poi, di nuovo riassestato in un'organizzazione che è la smentita degli inizi, l'arte di Moebius conquista il mondo, provocando infinite imitazioni dei tratti più superficiali di uno stile che ha, invece, la sua forza trionfante nella disgregazione del fumetto. Ma non a favore della pittura. A favore, di un'immagine sempre più dinamica. Lo sconfinamento di Moebius nel cinema è inevitabile, ma non sarà uno socnfinamento per accettare le regole di un modo di narrare che ha la stessa età del fumetto. Sarà uno socnfinamento per dettarne di nuove.

Moebius e il cinema

domenica 5 febbraio 2012

Il mostro e il mistero secondo Odb - parte 4

Con questo concludiamo questo lungo scritto di Oreste del Buono pubblicato sul catalogo della mostra Dr Gir et Monsieur Moebius del 1983 a Siena.


Membri fondatori dell'associazione occulta sono, oltre a Moebius e a Jean Pierre Dionnet, instancabile suggestivo, spettrale teorico, il lussureggiante Philippe Druillet e l'intraprendente Bernard Farkas, ex poeta e amministratore già avviato a diventare anche ex amministratore. Il clamore suscitato è notevole. Ma il prim omerito incontrovertibile di Mètal Hurlant è proprio quello di pubblicare Arzach di Moebius. Chi è Arzach? tanto per cominciare, come si chiama veramente? Ogni volta che lo presenta su  Mètal Hurlant, Moebius, infatti, ne scrive il nome in modo diverso: Arzach, Harzk, Arzak, Harzack... Comunque, si chiami, è un viandante dell'iperspazio o del microcosmo che non pronuncia una parola, un fumetto muto, ma urlante di colori e di significati impossibili. Quelli possibili, ovviamente, non interessano.

Come Arzach appare in volo su un uccellaccio, qualcosa di più di un semplice uccellaccio, un gran tapiro alato, un fantasma bianco di degenerazioni animali sbattente le ali, verso un roccione rosso abitato. Da una feritoia Arzach spia una donna che si sta spogliando o vestendo. La testa è avviluppata in un panno violaceo, ma il seno e il resto, le cosce nude sono promettenti, appetitose. Ma c'è qualcuno, un omaccio rossiccio che dall'alto del roccione protesta contro l'indiscrezione del guardone Arzach. Arzach tira il lazo, cattura il moralista, lo va appendere tra le ossa di uno sterminanto scheletro di animale preistorico, ma chissà se Arzach è nella storia. Un popolo d'ignudi verdi assiste alle sue manovre contro il turchino del cielo. Ed ecco che Arzach fa posare la sua alata cavalcatura sul roccione, scende a ghermire la preda. La donna s'è vestita, è una snella figura controluce, pronta si direbbe a conquista altrui. Arzach le si avvicina, posa le mani sulle spalle, la gira verso di sè. Non è una donna, è un animale orribile con due anali gialli per occhi, un naso da cagnone, una lingua arquata e ritorta peggio di un serpente o di uno scherzo da carnevale. Arzach riparte in volo. L'appeso tra l'ossame spolpato si tocca con un indice la testa a significare che Arzach è pazzo...

-Detto questo, devo comunicarvi che ho pensato di mettere il resto dell'artico in un prossimo post, che diciamo sarà quello più polposo, un finale pirotecnico, da non perdere.  Vedi una scheda su Arzach

sabato 4 febbraio 2012

Il mostro e il mistero secondo OdB - parte 3

Terzo appuntamento con questo articolo di Oreste del Buono scritto per la mostra Dr. Gir et Monsieur Moebius del 1983.

Lo scapestrato fiero giovanotto replica dapprima di non poter accettare l'idea di combattere i conterranei sudisti. Tuttavia discutendo approda a un compromesso. Mike Steve Donovan arriva ad accettare l'idea di suonar la tromba per cambiar bandiera basta cominciare. A domanda, declina le proprie generalità. Generalità parzialmente nuove. Dice, infatti, di chiamarsi, come effettivamente si chiama, Mike Steve, ma il cognome lo ricava da un'occhiata a certe macchie oscuramente lucenti tra l'erba. Blueberry: mirtillo, insomma. L'importante è farci l'abitudine. Ce la fa molto presto il pubblico. Sono i tempi d'oro del western europeo, più western di quello americano. In Italia sale la stella di sergio Leone nel cinematografo. Pechè in Francia non dovrebbe salire la stella di Gir nel fumetto? (curioso questo riferimento alla stella, giusto negli anni in cui Moebius firma Sur l'Etoile per i cento anni della Citroen n.d.r.) Il successo è grande. Il Tenente Mirtillo non suona la tromba. Si replica. Si continua a replicare.

Si replicatanto che dopo una decina o una dozzina d'anni, jean Giraud se ne sente proprio saturo e decide di provare a percorrere un'altra strada. il western-mirtillo gli è venuto a noia come nel frattempo è venuto a noia il western-spaghetti a Sergio Leone. Però mentre Sergio Leone stenta a trovare il coraggio di tentare la nuova strada, Jean Giraud la tenta senza stare a pensarci molto. -Ero una specie di Dottor Jekill e Mister Hyde, quando ho deciso di mettere da parte per un poco Blueberry, produrne appena un episodio all'anno, il che vuol dire lavorare in sei mesi e, il resto del tempo, dedicarlo alla fantascienza...- questa dichiarazione di Jean Giraud a proposito della svolta della sua vita nei comics, ci permette di capirlo meglio. L'ha raccolta Dominique Isserman per Zoom, le magazine de l'immage di Joil Laroche, sempre così attento al fumetto oltre che alla fotografia. La troviamo in un vecchio numero del 1975, ma è sempre valida.

Il Mister Hyde, lettore pazzo di fantascienza, cultore di amiguità, di morbosità, di extrasapienza, di diversità, di alienità prende in mano l'attività di Jean Giraud, che appena rivelato dal proposito di cambiamento di Gir, si rinasconde sotto un altro pseudonimo, Moebius.

La trama dei nuovi fumetti di Jean Giraudm non più Gir, ma Moebius, si scopre presto, conta pocp, conta sopratutto il disegno. Lo scritto di Jean-Michel Charlier era tanto e pareva non volersi limitare alle nuvolette d'assegnazione, cercava di prevaricare sul disegno. Il disegno di Moebius ora o sopprime addirittura lo scritto o al massimo lo usa come un motivo ornamentale, uno svolazzo, un ghirigoro in più, non richiesto, facoltativo, in qualche modo superfluo, inifluente nel trionfo del colore o del bianco e nero. L'assenza di una trama tradizionale avrà un significato o non lo avrà? Moebius ha una poetica sua nella poetica del nuovo raggruppamento d'autori Les Humanoides Associès che ha appena dato alla luce Mètal Hurlant, science-fiction trimestrielle pour adultes, destinata a diventare presto a furor di popolo, mensuelle.

Quella degli Humanoides Associès, a detta del loro ideologo Jean-Pierre Donnet, è una misteriosa società segreta, una centrale d'energia pronta a tutto per poter esporre sulla carta intimi sogni e putridi fantasmi, per dar corpo alla realtà con un poco d'inchiostro e d'amore ad altri universi. Mètal Hurlant vuole essere un giornale di fantasmi che utilizza la tecnica del fumetto d'avventura, un modo per rendere credibili gli universi più deliranti. (continua nel prossimo post).

Vedi Jean Michel Charlier su Datacomics




venerdì 3 febbraio 2012

Il mostro e il mistero secondo OdB parte 2

Secondo appuntamento con "Il mostro e il mistero" articolo scritto da Oreste del Buono per il catalogo della mostra "Dr Gir et Monsieur Moebius" del 1983.

Nel 1963, comunque, ecco l'incontro con Jean-Michel Charlier, redattore capo di Pilote, infaticabile progettatore di storie ma inesorabilmente belga. Jean-Michel Charlier è apena rientrato da un viaggio nel west americano e ha un suo programma che premette alla prima avventura di BlueBerry che  all'inizio si chiama Steve e poi, per distrazione del soggesstista, diventerà Mike:-Troverete in questa vicenda tutta l'atmosfera della lenta conquista del west e l'atroce realtà delle guerre indiane. Parteciperete alle incursioni contro i pellerossa, alla vita frnetica negli accampamenti dei coloni, alle movimentate setate nei saloons dove il poker e il fuoco delle armisi confondono; con i coloni collaborerete a costruire sotto il comando del generale Dodge un troncone della famosa strada ferrata Union Pacific. Storia vera, che bisogna scrivere...-
Oh, yes! E anche disegnare no?

Ideato da JeaJean-Michel Charlier. disegnato da Gir, ovvero Jean Giraud che ama cambiar pseudonimi come manierismi, il tenente Blueberry rassomiglia abbastanza a un Jean Paul Belmondo inselvatichito. Le prime avventure, che appaiono naturalmente su Pilote, lo presentano come ufficiale dell'esercito nordista nel 1861, millantatore,  bevitore e giocatore d'azzardo quasi sempre in compagnia di una guida di colore dell'esercito succitato, il vecchio pelorosso Jimy Mc Clure. Solo successivamente il  capitolo a ritroso La jeunesse de Blueberry ci informerà sull'origine dell'eroe.

Il suo vero nome è Mike Steve, così Charlier mette una pezza a colore ai guasti della sua distrazione, ma di cognome fa Donovan, nasce sudista. Ricco di un ricco schiavista, fa la corte secondo le regole a Harriet Tucker. Il padre della ragazza non lo apprezza, dato che, pur essendo ricco anche lui, non è di idee arretrate e trova il pretendente della figlia troppo convenzionale e vagheggino. Invece ripone cieca fiducia nel nipote Ronnie. La fiducia è, purtroppo, cieca. Ronnie Tucjker è un imbroglione . Incaricato della contabilità della piantagione, ne ha combinate di cotte e di crude, e teme di venir scoperto.

Non escogita nulla di meglio che sopprimere lo zio, riversando la colpa su Mike Steve Donovan, li ne i paraggi per recuperare lo schiavo negro fuggiasco Long Sam. AMike Steve Donovan la parte del colpevole non va, e taglia la corda. Durante la fuga s'imbatte nel negro fuggiasco, poichè nelle storie d'avventura i personaggi continuano ad incontrarsi in qualsiasi plaga si spingano come sul corso principale di un paesino. Fanno alleanza perchè Long Sam ha visto Ronnie uccidere. Ma mentre discutono il da farsi, ecco piombar su di loro gli inseguitori capitanati dal fellone Ronnie, il quale sforacchia subito il negro, liberandosi di un testimone scomodo. Mike Steve Donova, però non resta lì a guardare e ripara in territorio Yankee. Siamo alla guerra di secessione, l'ufficiale nordista che comanda il reparto che cattura Mike Steve Donovan, gli propone di arruolarsi. (continua nel prossimo post)

Una biografia di Oreste del Buono

giovedì 2 febbraio 2012

Il Mostro e il Mistero secondo OdB -parte 1

Quello che, a partire da oggi vi pubblico in 4 parti, è un articolo di Oreste del Buono pubblicato nel 1983 sul catalogo della mostra Dr.Gir e Monsieur Moebius tenutasi a Siena in quell'anno. E' un articolo divertente e sorprendentemente illuminante, come solo Oreste del Buono sapeva scrivere. Non dico altro e vi lascio alla lettura.

Il mostro e il mistero di Oreste del Buono

Jean Giraud è nato nel 1938 a Fontenay-sous-Bois. Oggi siamo nel 1983 a Siena, e c'è una sua grande mostra. La mostra se la merita perchè è indubbiamente un mostro. Gran parte del fascino dei mostri, di qualsiasi mostro di qualsiasi disciplina consiste nel mistero. Ed è un mistero appunto che Moebius sia così bravo.
Senza pretendere di chiarire interamente il mistero, dato che, oltre a tutto un effettivo chiarimento porterebbe inevitabilmente ad un ridimensionamento della mostruosità, proviamo a saperne qualcosa di più. Consultiamo, a esempio, l'entretien avec Jean Giraud di Schtroumpf, le cahiers de la bande dessinèe, 1974. E' un'autointervista disegnata e scritta dal mostro in persona. Comincia con una grande tavola a piena pagina. Da sinistra viene la nuvoletta con la domanda:- Pronto per l'intervista?- -Un attimo!- risponde esclamativamente, ovviamente un'altra nuvoletta, l'intervistando.

E' in piedi, in tenuta da lavoro artistico, ma la sua testa, il suo naso, il suo mento, il suo collo sono tutti scorticati, senza la protezione della pelle, come certe figure nei manuali di anatomia seviziate dal disegno per fare vedere in che modo si è fatti sotto la pelle. A scorticare un poco ancora, emergerebbe il teschio, e già al posto del naso c'è un buco nero e  i denti sono paurosamente nudi e bianchi. In mano, comunque, l'intervistando ha una testa cappelluta, occhialuta, baffuta con la pelle porosa e puntinata tutta pellosa, la testa con cui Jean Giraud si ritrae ogni tanto.

Nella seconda immagine dell'intervista, non più una grande tavola ma appena uno dei cinque spazi irregolari in cui si suddivide la seconda pagina, l'intervistando, ormai nella parte di intervistato, s'è infilato la testa da Jean Giraud e attacca a rispondere a domande e controdomande di un intervistatore che la sa evidentemente lunga, la sa come se parlasse con se stesso.
-Ehi, Giraud, perchè hai continuato per tanto tempo a disegnar Blueberry?...Perchè?...-
-Perchè è un fumetto che marcia bene!... E perchè mi ci son voluti circa otto anni prima d'essere relativamente soddisfatto dei miei disegni...-

Per la storia di Jean Giraud l'incontro con Jean Michel Charlier costituisce una citazione d'obbligo. Perchè Jean Giraud disegna da sempre. Studia anche disegno alle Arts appliqueèes, ma non per molto, ha qualche difficoltà come studente, impara di più da autodidatta, da dilettante, da amatore. Con i comics comincia presto qua e la a partire dal 1956. Collaborazioni a Far West, Coeurs Vaillants, eccetera, testate del genere.

Le prime immagini adorate sono certe incisioni di fine secolo a firma di Gustave Dorè, per fare un nome, ma Jean Giraud non ne tiene troppo conto negli esordi professionali. Istintiva autodifesa, probabilmente teme che ne potrebbero tenere, invece, persino troppo conto i datori di lavoro, non dandogliene più. Quelle immagini però, gli stanno dentro, aspettando di venir fuori una volta o l'altra.

Continua nel prossimo post!                     Il Dr. Gir et Monsieur Moebius su Anobii

martedì 15 novembre 2011

L'Ufo di Torriglia

L'articolo è datato 9 dicembre, l'anno credo che sia il 1977, dalla grafica è molto probabile che il giornale fosse Il Corriere della Sera, questo è l'articolo.

Un Ufo è atterrato a Torriglia, una località dell'entroterra genovese. Una guardia giurata della cooperativa Val Bisagno, Fortunato Zanfretta, di 26 anni, non solo lo ha visto ma si è trovato faccia a faccia con qualcuno che potrebe essere un extraterrestre.

Il fatto è accaduto ieri sera sul piazzale erboso adiacente la villa Casa Nostra nei pressi di Marzano. Il protagonista di questo incontro ravvicinato del terzo tipo non è assolutamente un tipo impressionabile o impulsivo. Fortunato Zanfretta è conosciuto nel suo ambiente di lavoro come uomo posato e riflessivo.
Quello che gli è accaduto, però ha superato ogni sua possibile previsione.

Zanfretta da due anni presta servizio a Torriglia, località considerata la Svizzera della Liguria. Ieri sera verso le 23.30 stava dirigendosi con la sua auto verso Marzano. Giunto presso la villa Casa Nostra ha improvvisamente scorto delle luci. Di notte, e in una zona solitamente non frequentata quei bagliori gli hanno fatto subito pensare a dei ladri. Prudentemente ha accostato la macchina su un lato della strada e via radio ha chiamato la centrale operativa. Ma il contatto non c'era più. Una cosa, questa, assolutamente fuori dal normale visto che in quella zona le comunicazioni via etere sono pulite ed esenti da disturbi.

Nel buio più assoluto (erano circa le 23.30) il guardiano notturno ha notato distintamente quattro luci in vicinanza dell'edificio. Non appena lui ha puntato la sua torcia elettrica in quella direzione, le luci si sono mosse scomparendo dietro la casa.

Mentre Zanfretta stava muovendosi verso i muri perimetrali si è sentito sfiorare una spalla, istintivamente si è voltato con la rivoltella spianata, facendo luce sulla persona che lo aveva toccato. Quello che ha visto è per lui un ricordo da incubo. A qualche centimetro di distanza, racconta il guardiano notturno, si trovava un "essere" alto tre metri con una faccia paurosa. Per vederla il guardiano ha dovuto alzare la pila restando, poi, pietrificato dal terrore. La torcia gli è caduta dalle mani. L'individuo che ha visto si è eclissato nella notte. Il suo corpo, ricorda, aveva tante pieghe ed era di colore grigio. Qualcosa, sostiene, che al limite avrebbe potuto essere una tuta.

Zanfretta allora si è chinato a raccogliere la pila e a gambe levate si è diretto verso la sua macchina. Mentre correva ha visto una luce enorme (più grande della stessa casa) alzarsi con un sibilo. Per radio ha nuovamente cercato di mettersi in contatto con la centrale ma non ce l'ha fatta. Per la forte emozione Zanfretta è crollato ed è svenuto.

Così, con la pistola ancora in pugno, riverso sul prato, lo hanno trovato i suoi colleghi Carlo Toccalino, Walter Lauria e Raimondo Mascia. Quando ha ripreso conoscenza ha raccontato l'accaduto. Del fatto sono stati informati i carabinieri che hanno aperto le indagini per appurare la realtà dei fatti. Il primo risultato è che effettivamente un qualcosa è atterrato nella zona indicata dal matronotte.

Diversi testimoni in paese hanno inoltre confermato di avere notato quella notte una grande luce misteriosa che volteggiava sulle case.


Tutta la storia di Fortunato Zanfretta!!!

lunedì 31 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte terza

Continuo con la trascrizione di questo vecchio articolo apparso sulle pagine di Metal Extra Speciale HollYwood nei primi anni '80 del secolo scorso. 


...Queste vestigia della vecchia Hollywood, con la parrucca, con i segni del liftting, non sono altro, oggi, che dei venerabili pezzi da museo. "Finire è più difficile che cominciare" diceva giustamente Henry Fonda al suo giovane ammiratore Terence Hill, ne Il mio nome è Nessuno, di Tonino Valerii, che simbolizzava a meraviglia questo spietato cambio della guardia. Fonda avrebbe dovuto terminare la sua carriera con questa eccellente osservazione; come Steve Mc Queen avrebbe dovuto finire con Tom Horn... Il buon vecchio Wayne invece ha azzeccato il momento d'andarsene. Malato di cancro, si fa uccidere in un assurdo duello che lui stesso ha provocato, sotto gli occhi di un ragazzino che lo idolatra. E d'altronde è ancora più buffo constatare che quel ragazzino è interpretato da Ron Howard, il giovane protagonista di Happy Days teleromanzo a puntate di cui andava pazza la nuova generazione americana... il film om questione è appunto The Shooting.

Uno degli ultimi western del resto...Oggi i cowboys virili dallo sguardo d'acciaio sono sostituiti da mercenari dello spazio: il western della nuova Hollywood è StarWars, è Superman, in cui i trucchi cinematografici hanno il sopravvento sulle vedettes e persino sui registi. D'altro canto, parlando di registi, non è curioso constatare che le vere vedettes oggi sono loro? Francis Ford Coppola, George Lucas, Walter Hill, Woody Allen, Bryan De Palma, Irvin Kerschner, Stanley Kubrick (avrei dovuto citarlo per primo questo qui!), Sam Peckinpah, Don Siegel, William friedkin, Alan Parker, Alan J. Pakula, Michael Cimino, Sideny Pollack e gli altri.

Questi signori ci offrono un cinema forse meno gradevole rispetto a quello dei loro predecessori, le storie sono spesso meno allegre, ma nel complesso non ci abbiamo perso nel cambio. Se ieri Marlon Brando urlava "Stella" con la maglietta strappata, oggi lo si può vedere grasso e calvo, lucido di sudore, recitare poesie scacciando le mosche nella calura umidiccia del VietNam; e poi abbiamo anche la recitazione isterica di un Jack Nicholson, lo sguardo da teppista incallito di una Gena Rowland, favolosa Gloria ; ci sono le mascelle contratte di Bruce Dern, la gargantuesca buffoneria di un John Belushi, il fascino senza trucco di una Jill Clayburgh, la violenza di un Nick Nolte...e poi restano comunque delle star tradizionali: Robert Redford (a suo danno) Jacqueline Bisset, Clint Eastwood.

Allora, è sempre morta Hollywood? Certo che no...Ha cambiato volto, ecco tutto. E allora siate in anticipo sui tempi: invece di collezionare foto di Marylin, di James Dean, di Bogart (pace all'anima loro), cominciate a collezionare De Niro, Nicholson, Cassavettes... Vedrete, tra quarantanni saranno alla moda!!!.

Philippe Setbon

Ps
Credo che l'autore dell' articolo sia questo, vai a vedere >>>

domenica 23 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte seconda

Proseguiamo la lettura di un vecchio articolo pubblicato su Metal Extra Tutto Cinema nei primi anni '80, la prima parte la trovate qui.


Per fortuna gli altri sono più furbi; Robert de Niro non ci pensa due volte ad ingrassare di 30 chili in Racing Bull, non esita cambiar faccia, aspetto, voce, atteggiamento: ad ogni modo, più cambia più è lui. Dustin Hoffman è più delicato; è sempre lo stesso e oscilla continuamente tra la gloria e l'oblio con qualche successone, di tanto in tanto, come Kramer contro Kramer che lo riporta sulla cresta dell'onda per aprecchi anni; Al Pacino il bisognoso, che ad ogni film dà itutto quel che possiede, al punto di riuscire a commuoverti (avrebbe il coraggio di affermare che non pensava all'Oscar recitando la scena del processo in Giustizia per Tutti ?); il vero problema di queste nuove stars è che non sono più dei volti, dei personaggi ai quali il pubblico possa aggrapparsi: sono diversi a ogni nuovo film. Quanti di loro si sono giocati la carriera? Per mancanza di fortuna, per dei films scelti male...

Gene Hackman con quel suo brutto muso di barman brontolone: nel dimenticatoio. Richard Dreyfuss, Roy Scheider che non riescono a decollare... Perdendo le aure mitiche, le vedettes hanno certamente reso il loro mestiere ancora più crudele. Prima uno era finito quando invecchiava, oggi quando l'ultimo film non è andato bene.

Certo che con questo nuovo metodo, le carte vincenti sono diventate rare a Hollywood; John Travolta: due trionfi e si ritrova has-been a venticinque anni col suo talento limitato e i suoi passi di danza già demodè. Farrah Fawcett dà il suo addio al successo della serie televisiva Charlie's Angels per entrare a testa alta tra le vedettes mediocri di serie B... Quanto ai vecchi è una vera e propria ecatombe: chi resta ancora in piedi delle nostre stars favorite degli anni 50? Non Kirk Douglas che si aggrappa pietosamente alla sua immagine di ironico arrivista all'età di 65 anni; non Burt Lancaster, con il sorriso ormai ingiallito, e che interpreta ruoli di secondo piano in film-catastrofici o in drammi italiani; non Henry Fonda che appare per trenta secondi in tutti i suoi ultimi films, come presidente o come generale; non Anthony Quinn abbonato a ruoli di patriarchi tuareg  in super produzioni che nessuno va più a vedere...
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Per oggi basta così, il finale dell'articolo lo trovate nel prossimo post. Intanto, è molto probabile che l'autore del post. Nel frattempo vi segnalo un bellissimo sito che parla anche di Hollywood.

sabato 15 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte prima

Hollywood...Nostalgia. Riflettori, vestiti da sera. Hollywood parola magica. Hollywood e i suoi miti. Bogart che colpisce la testa della moglie Mayo Method con il Falco Maltese, al ritmo di As time goes By; Errol Flynn che rimorchia le ragazze all'uscita di scuola col suo cappello piumato alla Robin Wood; Marylin Monroe  che gira 60 volte la stessa scena per affermare che il diamante è il miglior amico di una donna; James Cagney che si tira su la tonaca e massacra col mitra alcune migliaia di comparse; quel gran babbeo di Gary Cooper che eredita un impero e suona il trombone; John Wayne col suo sorriso sdentato che si azzuffa per un'ora, nei film che duravano un'ora e dieci; Rita Hayworth che si sfila i guanti e fa ululare tutti gli allupati di Tex Avery; e poi tutti gli altri...Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Cary Grant, Jamese Stewart, Ava Gardner, Joan Crawford, etc...
Già, ma tutto questo non c'è più. Finito! Dobbiamo arrenderci all'evidenza. Tra Via col Vento e Apocalypse Now ne sono successe di cose! Sono già trascorsi quarant'anni, per essere esatti. E Hollywood è cambiata. E' il meno che di possa dire...

Hollywood che ieri era il cuore del cinema mondiale, oggi non è altro che una delle sue arterie e non sempre in buona salute. E poi c'è tutta una mentalità che è cambiata; ancora ieri Deborah Kerr attraversava la Jungla con una superba messa in piega e dei vestiti stirati di fresco ne Le miniere di Re Salomone; oggi in Starting Over, Jill Clayburg si asciuga le ascelle con i kleenex aspettando il suo amichetto...

Cecil B. deMille e John Ford si rivolteranno probabilmente nella tomba ma è così. Non ci si può fare nulla. Guardate i nuovi eroi. Chi succede a Borgart? C'è Lee Marvin, mascalzone dalle labbra tumide e alcolizzato, che uccide degli innocenti senza scomporsi, e che violenta le signore ridendoci sopra; Charles Bronson, individualità incolta e taciturna dalla faccia da indiano che massacra i gangster, la notte a New York. E come gli piace!; e l'ultimo, in ordine di tempo, tra i "duri"; Burt Reynolds, cascatore peloso e buontempone, che collesiona films brutti come altri collezionano francobolli...

Chi ha preso il posto di Gary Cooper? C'è Clint Eastwood ...il primo era timido, puro e generoso, i lsecondo è razzista, misogino e dal grilletto facile. Si dirige da sé, con un'epica megalomania, il viso contratto in un'espressione di profondo disprezzo. C'è anche Christopher Walken, angelo febbricitante e sonnambolico che si è rivelato in Deer Hunter.


E i comici? A Laurel & Hardy, Jerry Lewis sono succeduti Woody Allen che non fa più ridere nessuno, neanche se stesso, sopratutto; Mel Brooks con i suoi pastiches deliranti, pieni di strizzatine d'occhio agli iniziati; la banda del National Lampoon... Quanti geni... Prima Hollywood si vantava di averne uno solo: Marlon Brando. Oggi sono tanti. E devono battersi duramente, farsi un culo così ad ogni film per non perdere terreno. Perchè basta un passo falso e addio! Prendiamo Brad Davis: un trionfo in Midnight Express, un fisco e ce lo ritroviamo mogio mogio in una serie televisiva.
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Questa è la prima parte di un articolo apparso su Metal Extra Tutto Cinema nei primi anni '80, la seconda parte, nel prossimo post. Non sei curioso di conoscere la Storia di Hollywood?

martedì 4 ottobre 2011

Hollywood sulla Tuscolana


Per oggi un'altro interessante articolo ripreso dal Metal Extra dedicato al Cinema. L'autore, un giornalista francese ( Alan Paucard ) analizza lo sviluppo industriale di Cinecittà negli anni '60 e ne studia le cause.

GLI EMIGRANTI DI HOLLYWOOD

6 settembre 1970 al cinema Action Lafayette, Jacques Tourneur risponde alle domande del pubblico. Tutti i buoni discepoli della cinefilia (la cinefilia è come la Legione, bisogna farsi un culo così) tengono a far vedere al Maestro che conoscono i suoi classici. Pendez-moi haut e court, Course of Demon sono oggetto di osservazioni che dimostrano una grande competenza. All'improvviso una voce:
-Perchè ha girato La Battaglia di Maratona in Italia?-
-Ma...per la grana, vecchio mio.-
Tourneu asoetta che si esaurisca l'ilarità generale e aggiunge:
-Steve Reeves voleva un regista americano per il suo terzo film.
"Con un regista italiano sembro un imbranato, non capisco una parola", doceva. Mi hanno inviato il copione della "Battaglia" in italiano. Anche sul posto non ho avuto diritto ad un interprete. il contratto prevedeva solo due settimane di riprese. Hanno prefertito non pagarmi oltre, il film l'ha terminato il produttore, compresa la scen del combattimento sott'acqua.

Tourneur non fu l'unico regista americano a lasciare le penne sotto il sole ri Roma. Frank Borzague viene ingaggiato per un remake de L'Atlantide. Malato, cede il posto a Edgar G. Ylmer. Il film fu girato in inglese con attori italiani e francesi che non parlavano l'inglese. Si accordarono su dei segni convenzionali per far capire ai loro partners che avavno finito la battuta.

Persino Raoul Walsh, nel 1960 viene a girare Ester e il re in Italia. Allora, cosa mai è  successo a cavallo degli anni '50 e '60 perchè dei registi degli attori americani si siano precipitati verso la Hollywood italiana: Cinecittà?

L'Italia è di moda. Il bisogno di colore locale ci spiega perchè Clark Gable gira "Accadde a Napoli" e Cyd Charisse "Assassinio Made in Italy". Solo Cyd e Clark non hanno problemi di popolarità. Non è ovviamente il caso degli attori che si precipitano in Italia e per i quali è stata inventata la più orribile delle espressioni: "has been", letteralmente "è stato". Certo Boris Karloff  "è stato", Joseph Cotten "è stato", ma Geoge Montgomery, Guy Madison, John Ireland, John Saxon non sono mai stati granchè.

L'influenza tentacolare della tv americana  detronizza la serie B a scapito dei telefilm. Ma la doppia programmazione nelle sale cinematografiche popolari americane esige una pari produzione di films d'avventura non-troppo-belli-non-troppo-cari. I dirigenti delle compagnie americane, gente pratica, insediatisi stabilmente dalla Liberazione nelle organizzazioni padronali italiane, esportano capitali e attori nella città dai sette colli. Il costo delle riprese è bassissimo, gli "has been" hanno, nonostante tutto, un volto conosciuto nella madrepatria, il denaro rientra.
Meglio, vengono girate direttamente in Italia produzioni esclusivamente americane: Cleopatra, Ben Hur. Logica conseguenza, dei regist italiani prendono degli psudonimi anglosassoni. Riccardo Freda sarà il primo a chiamarsi Robert Hampton, molto prima che Sergio Leone prendesse il nome di Bob Robertson (a meno che non sia Robert Bobson).
Quando agli attori statunitensi, loro vengono, il tempo di uno o più cachets, ad esibire i loro muscoli o a masticare dei sigaretti: Jeffrey Hunter, ne L'Oro dei Cesari, Jack Palance ne I Mongoli, e El Mercenario, Ernest Borgnine ne I 4 Mercenari di El Paso e anche, Last but not least, Orson Welles in 3 per un massacro.
Senza dimenticare Tony Musante, Farley Granger, Arthur Kennedy, Woodyu Strode, Ty Hardin, Roy Calhoun, Tab Hunter (quest'ultimo super-vedette affimere degli anni '50).
Hanno il male del paese? Sicuro, stando a quel che afferma Errol Flynn, uno dei primi ad andare a fondo con la sua disavventura italiana: Guglielmo Tell.
"Nel nostro appartamento romano era un continuo viavai. Tutti i vagabondi dell'Europa, re decaduti, celebrità vacillanti, gente del cinema, entravano e uscivano, sembrava un porto di mare...La Warner mi aveva scaricato...Ero a pezzi, bevevo..."
E più avanti "Continuo a venire qui, cercando di salvare il salvabile, e spero ancora di realizzare il mio film, ma bevo più che mai".
Una rondine non fa primavera, ricordiamoci de La dolce vita dei sopravvalutato Fellini, Lex Barker vi recita la parte di un signor Muscle, che, come Steve Reeves e Gordon Scott, va ad arenarsi in una spiaggia romana, bello-tutto-muscoli ben presto preso nel vortice delle folli notti tomane.
Minelli, dopo il suo capolavoro su Hollywood, Les ensorcelés, gira il film su Cinecittà 15jours ailleurs. Allora, inatteso, il fenomeno del western all'italiana sommerge l'Europa e gli Stati Uniti; e Henry Fonda, Charles Bronson, Jason Robards, Eli Wallach, Rod Steiger e James Coburn sono piuttostio fieri di essere diretti da Sergio Leone. Meglio. Il western all'italiana fabbrica le vedettes americane di domani. Clint Eastwood fa furore in Per un pugno di dollari nel 1964, e un po' meno, Burt Reynolds in Navajo Joe nel 1966. Senza dimenticarci di Lee Van Cleef. La produzione di serie B viene definitivamente assotigliata dai telefilm: Cinecittà muore. E gli has been ritornano in patria.

Alain Paucard da METAL EXTRA Speciale Cinema

Qualcosa in più su Cinecittà?

sabato 10 settembre 2011

Un intervista a Roger Corman: parte quarta

MH- Qual'è la sua attuale posizione per quel che riguarda la distribuzione di films stranieri negli Usa?
RC- Noi continuaiamo. In questo momento stiamo distribuendo due films che sono i primi tra i films stranieri nell'albo d'oro dei critici di New York. Mon ncle d'Amerique di Alan Resnais e il film australiano Breaker Morant. Sono rispettivamente al primo ed al secondo posto nel box-office dei films stranieri.
Questo è un atteggiamento voluto. Noi vogliamo , nello stesso tempo, films commerciali e altri più artistici. Per quel che ne so, nessun'altra compagnia ha cercato di far questo prima d'ora, ciascuna si specializza nel campo commerciale oppure artistico ma senza mai combinare i due tipi di films. Io penso che cercare d'ottenere un equilibrio tra questi due generi sia molto stimolante, ed è buona cosa per noi, all'interno della compagnia. Questo ci impedisce di cristallizzarci e ci permette di occuparci di tutti i nostri films.

MH- Come mai ha scelto il gruppo dei Ramones per Rock'n'Roll High School?
RC-Oh, è stato un altro dei nostri giovani registi: Allan Arkush, che faceva il suo primo film dopo aver lavorato al montaggio, agli effetti speciali e alla regia di seconda equipe...Ho deciso di fare Rock'nRoll High School e così abbiamo discusso con le case discografiche per sapere quali erano i complessi sulla via del successo. Dopo averne ascoltati un po' Allan ha deciso di prendere  i Ramones, ed io ho approvato. Non sono ancora arrivati al successo, ma la loro popolarità aumenta giorno dopo giorno, sono bravi.

MH-Che ne è stato del progetto di Werner Herzog di realizzare un film con il copione di Charles Bukowski? 
RC- E' andato in fumo, ma sono uno dei finanziatori del film che Herzog sta girando in sudamerica, Fitzcarraldo. Ogni settimana mi manda una lettera in tedesco per dirmi come vanno le riprese, io la faccio tradurre e lui mi dice invariabilmente che va tutto bene. Finora, dunque il film procede bene.




MH- Bene, ancora una domanda, lei si muove sempre nello stesso modo per assicurare il successo di un film?
RC- Si, ma il mio è un sistema che varia, non è rigido. Fondamentalmente, il genere di film che mi piace fare e che ha più possibilità di successo commeriale, un film che mi interesssa, è un film fatto a parecchi livelli. Esteriormente il film è una semplice distrazione. In fondo ci si trova un messaggio. Battle beyond the stars ne è un esempio: a prima vista è un film d'azione e d'avventura, in un quadro fantascientifico, con effetti speciali e umorismo; ma sotto c'è il messaggio sul funzionamento di una società post-industriale, sulle scelte da fare in tempo di pace o di guerra, sulle relazioni interazziali. Ma questi messaggi non sono pesantemente sottolineati. Il film deve essere visto come una distrazione di fantascienza, apprezzato come tale. Se poi il pubblico cerca delle implicazioni latenti, tanto meglio, ma noi volgiamo che siano poco evidenti. In altri films il messaggio sociale sarà più forte. Ho menzionato Battle solo perchè  è il nostro film più recente. In questo film si nota chiaramente che il peso dei messaggi "sotterranei" è minore che nella maggior parte degli altri films prodotti da noi.

MH- Un ultima domanda e ci togliamo dai piedi. Cosa ne pensa dell'evoluzione di Hollywood rispetto a com'era quando lei ha cominciato a lavorarci?
RC- Credo che ci sarà un mucchio di gente che perderà un sacco di quattrini. Credo che ci saranno imporanti cambiamenti prima della fine del 1982. Il costo di produzione e distribuzione dei films è così alto al giorno d'oggi, con bilanci di 20 o 30 milioni di dollari, o anche di più, che alcuni sono costretti a perdere molto denaro, e rischiano di non poterlo recuperare.



venerdì 19 agosto 2011

Un'intervista a Roger Corman parte terza



MH - Dato che lei progetta molti films di fantascienza, in futuro, ha pensato a tutti i capolavori della letteratura fantascientifica che sono li, da anni, a coprirsi di polvere?
RC- Si. Mia moglie Judy Corman, ha acquistato i diritti cinematografici di Nightfall la novella di Jack Asimov che ha ricevuto la menzione di miglior racconto di fantascienza mai scritto. Non so se è veramente la migliore novella che esista, come ha detto l'American Academy of Science-Fiction, ma mia moglie, anche lei produttrice, pensa ad una coproduzione, tra me e lei, di questo racconto alla fine quest'anno. In più sto preparando parecchi altri adattamenti per il prossimo futuro.

MH- Cosa pensa della moda di estremo realismo nei films di orrore che ci viene inflitta oggigiorno? -
RC- Sono contrario. Penso che questo realismo sia un mezzo per introdurre ancora più sangue e frattaglie nei films dell'orrore. Quando facevo i miei adattamenti di Edgar Allan Poe, e altri miei films dell'orrore, stilizzavo molto. Cervao di esprimere l'orrore grazie al montaggio, agli spostamenti della cinepresa, realizzavo un crescendo di suspence tale, che il pubblico avrebbe urlato di  terrore al semplice aprirsi di una porta. Oggi per provocare questa reazione nello spettatore si fa vedere un braccio spezzato, in primo piano, del sangue che sgorga e inonda lo schermo.  E la sceneggiatura passa in secondo piano in tutti questi films. Qualcuno aveva proposto a New Wolrd di distribuire un film del genere ed io ho rifiutato. Quel film era talmente cruento e violento, senza sceneggiatura, la regia inesistente... si cercava semplicemente di trovare una scusa per far colare quanto più sangue possibile.
Io penso che questa moda passerà molto in fretta. Credo di poter predire che prima di uno o due anni questo genere di films sarà morto e sepolto o, in ogni caso, in pieno declino, come la pornografia, che è stata molto popolare per un po', ma una volta che la gente ha visto di che si trattava, non se ne è più interessata.

MH  E' mai esistita realmente l'inquadratura di una trave che cade tra le fiamme, nel bel mezzo di un incendio, che lei ha riutilizzato molte altre volte nei suoi films, oppure è una leggenda?
RC - Oh si, questa inquadratura esiste. In House of Usher, credo, ci serviva un incendio per la distruzione della casa. E il nostro responsabile per gli effetti speciali trovò un vecchio fienile, e per due o trecento dollari lo abbiamo comprato dal suo proprietario, che comunque voleva demolirlo; noi gli abbiamo proposto di bruciarlo. Allora abbiamo dato fuoco a quel vecchio fienile, in piena notte, l'abbiamo filmato ed era proprio bello, con quelle travi in fiamme che crollavano. E da allora, ogni volta che avevamo una scena di incendio in uno dei miei films, facevamo in modo da poterci inserire quell'inquadratura. Ce ne servivamo come Stock-shot ed era diventato una specie di portafortuna.

MH-Si dice che, tra le persone che hanno lavorato per lei, alcuni la considerino uno sfruttatore, ma tutte le sono riconoscenti perchè lei gli ha dato molto. Come mai?
Ebbene, io non so se ci sia qualcuno che mi detesti, ma devo dire che uno non può aspettarsi di vivere amato da tutti. Dunque è possibie, ma, per quel che ne so, io sono in buoni rapporti con la maggior parte di quelli che hanno lavorato per me. E, in realtà, i salari che noi paghiamo sono molto competitivi rispetto a quelli del resto dell'industria; competitivi rispetto a quelli degli indipendenti, perchè certo noi non possiamo pagare quello che offre una Major per una produzione di trenta milioni di dollari. Noi facciamo una quarantina di films all'anno nei limiti del nostro bilancio, e in genere noi paghiamo un po' più degli altri.

MH - Perchè lei ha rifiutato la presidenza di uno dei principali studi di Hollywood che le era stata proposta?
Per parecchie ragioni. Primo: è un lavoro precario. Le persone non occupano per molto tempo questo genere di posto. Uno diventa presidente di uno studio e tre anni dopo si ritrova disoccupato. Secondo: non mi piace avere le mani legate. Nonostante il fatto che tu sei il presidente, devi rispondere del tuo operato al consiglio d'amministrazione; ci sono delle manovre politiche all'interno della compagnia... tutto questo ti priva della tua libertà. Pur essendo il capo, la tua autorità deve sottomettersi ad un mucchio di compromessi. Terzo: quando mi hanno comunicato quanto mi avrebbero pagato, sono rimasto veramente sorpreso. Il salario è inferiore a quello che guadagno adesso. Sarebbe stato interessante  solo dal punto di vista del prestigio, non c'era nessuna ragione perchè accettassi: a parte la soddisfazione personale di essere stato il presidente di questa compagnia.

Ed anche per oggi mi fermo qui. Però ti consiglio questo saggio su Roger Corman ci vediamo alla quarta e ultima parte.

mercoledì 10 agosto 2011

Un'intervista a Roger Corman parte seconda

Continuiamo tranquilli col riportare questa intevista a Roger Corman pubblicata in un Metal Extra degli anni '80.

MH - Per il suo ritorno alla regia pensa di scegliere un film "a messaggio" come lo è stato "The intruder" a suo tempo?
RC - Non lo so, ecco il problema! Dopo un così lungo periodo di silenzio, credevo di dover fare un film molto importante. E più ci penso, più mi dico che dopotutto non vedo nulla di abbastanza importante. Allora, quel che probabilmente farò, sarà di prendere il primo copione che mi capiterà sottomano, considerarlo un lavoro come un altro, e lasciare che le cose vadano da sole.

MH - E' sorprendente constatare che la maggior parte dei nuovi talenti dell'industria cinematografica hanno lavorato per lei una volta o l'altra: Coppola, Scorsese, Peter Bogdanovich, Jack Nicholson, Robert De Niro e tanti altri. Ha un particolare sesto senso che le permette di scoprire talenti?
RC - Ebbene, ho una specie di programma. Per esempio: prenda uno dei nostri giovani registi che ha avuto un grande successo con The Howling, Joe Dante, che aveva realizzato precedentemente Piranha e Hollywood Boulevard. In effetti, la carriera di Joe Dante è molto vicina al modo in cui lavorano i nostri registi più giovani. Joe proviene da una scuola di cinema, ed è venuto direttamente a lavorare per me. Ha cominciato a fare montaggio nel mio reparto pubblicitario. Poi è passato al montaggio dei lungometraggi. In seguito è diventato regista di seconda équipe e ha diretto le scene di inseguimenti, di incidenti d'auto, ogni genere di scena d'azione, di cui realizzava anche il montaggio. Ed è solo dopo tutto ciò che Joe è diventato regista di pieno diritto. Questa è la procedura che oggi amo più seguire nel mio lavoro. In questo modo il regista sta con me tre o quattro anni prima di lanciarsi. E durante questo periodo, egli ha potuto imparare il nostro stile, sapere esattamente quello che io voglio, e capire il nostro modo di operare. Per cui quando realizza il suo primo cortometraggio, il successo è immediato.

MH - Qual'è attualmente la sua posizione tra i produttori indipendenti di Hollywood, ogni anno più
 numerosi?
RC - In questo momento le due compagnie indipendenti di produzione più importanti sono la New World e Avco Embassy. E' apparso un articolo su Variety, giusto una o due settimane fa, che confermava questo statto di cose. I nostri incassi lordi sono più o meno uguali, ma per gli utili netti, siamo noi i primi. Avco Embassy non è che guadagni poi molto.

MH - Questo lascia indietro l'American International...
RC - Siete al corrente della faccenda A.I.P.? A.I.P. è stata riscattata da Filmways l'anno scorso e da allora sono falliti. Nell'arco di un anno! E' una storia sensazionale, una compagnia che aveva avuto successo per venticinque anni di fila si unisce ad una compagnia più importante che la prende a carico, e la compagnia più importante la porta praticamente al fallimento nel giro di un anno. Secondo me è una storia stupefacente. L'A.I.P esiste da sempre, ma Meteor e una serie di progetti molto costosi gli hanno fatto perdere un mucchio di quattrini. Vorrebbero riorganizzarsi e fare un comeback, ma sarà difficile per loro.

L'intervista continuerà in prossimi post, intanto, se vuoi vedere la filmografia di Roger Corman...

venerdì 5 agosto 2011

Un intervista a Roger Corman parte prima

Sfogliando vechie riviste si possono trovare cosine molto interessanti e strane, ecco per esempio cosa ho trovato nel Metal Extra Speciale Holliwood risalente alla metà degli anni '80.

ROGER CORMAN IN 20 MINUTI
All'età di 54 anni Roger Corman è uno degli esempi più perfetti di "successo all'americana". Partito dal punto più basso della scala cinematografica, Corman è prima fattorino alla20th Century Fox, poi macchinista in uno studio televisivo, quindi agente letterario, e finalmente riesce a vendere un soggetto agli Artisti Associati nel 1953.
A partire da quel momento vivrà come trascinato in un vortice: un film dopo l'altro con la creazione da parte di Samuel Zarkoff e James Nicholson dell'A.I.P. (American International Pictures). Questa piccola compagnia indipendente distribuirà e finanzierà il 95% dei films di Corman fino al 1969. Il nostro uomo produce, realizza e scrive la maggior parte dei films ai quali lavora negli anni '50. Sviluppa uno stile di fabbricazione ultre rapido ed estremamente economico per tutti quei films, girati quasi artigianalmente. Ecco alcuni titoli: Day the world Ended ('55), Attack of the Crab Monster ('56), She-Gods of Shark Reef ('57), Viking Women and the Sea Serpent ('57), Teenage Caveman ('58), etc... In tutto più di trenta films, fino al 1960, anno in cui il film House of Usher segnerà una svolta.

Seguiranno otto adattamenti di novelle di Edgar Allan Poe, tra quelle più celebri. Dopo questo ciclo prestigioso in cui appaiono i più grandi attori fantastici (Price, Karloff, Lorre, Rathbone), Corman gira ancora qualche film per A.I.P., sempre nell'ambito dei suoi tre generi preferiti: trillers, Orrore-fantascienza, films di giovani, La sua ultima regia Von Richtofen and Brown è del 1970. Questo perchè, isieme al successo, sono arrivati i soldi; così, lo stesso anno, Corman fonda la sua compagnia di produzione, la New World Pictures. Da allora, più di ottanta films hanno portato il marchio della sua ditta. A roger Corman resta troppo poco tempo per riprendere il posto che egli preferisce: dietro la macchina da presa... Metal Hurlant l'ha intervistato nella sua camera d'albergo, il Bristol, in circostanze per lo meno confuse.

 Roger Corman: (sfogliando alcuni numeri di Metal). Trovo che il grafismo di questo giornale è molto buono. Da tempo non mi capitava di sfogliare questa rivista.
Metal Hurlant: Non le è mai venuto in mente di adattare una storia a fumetti per il cinema?
RC: All'epoca in cui Metal Hurlant conteneva più fumetti di fantascienza , ci ho pensato. Ho appena prodotto Battle beyond the stars, il film che sono venuto a presentare. Non è un film decisivo, ma insomma... diciamo che è moderatamente interessante. Uno dei motivi che mi ha spinto a realizzarlo sta nel fatto che io ho acquistato uno studio tutto mio e delle attrezzature per gli effetti speciali. Conto di produrre un maggiore numero di films di fantascienza da oggi in poi, e sopratutto dei films che mi permettaranno di utilizzare il mio studio e gli effetti speciali. Allora se qualcuno potesse scegliermi le due o tre storie migliori mai pubblicate su Metal Hurlant e me ne facesse una sinopsi di una pagina o due, la cosa potrebbe anche interessarmi, e fare i gli adattamenti necessari per realizzare un film da un racconto a fumetti.

MH: ...Ha definitivamente rinunciato a dirigere films?
RC: Si per il momento. Tuttavia conto di tornare alla regia, probabilmente nel 1983, quest'anno non ne avrei il tempo. Non ho mai scelto deliberatamente di smettere, pensavo solo di fermarmi per un po' quando ho fondato la New World. E poi il lavoro si è rivelato così impegnativo che è stato impossibile per me dedicarmi anche ad un solo film. Ma adesso che ho formato la mia equipe, avrò senz'altro il tempo di farlo l'anno prossimo.

Per oggi mi fermo qua, prossimamente vedrò di continuare con la trascrizione di questo incontro, intanto, se vuoi saperne di più su Roger Corman...
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