sabato 10 settembre 2011

Un intervista a Roger Corman: parte quarta

MH- Qual'è la sua attuale posizione per quel che riguarda la distribuzione di films stranieri negli Usa?
RC- Noi continuaiamo. In questo momento stiamo distribuendo due films che sono i primi tra i films stranieri nell'albo d'oro dei critici di New York. Mon ncle d'Amerique di Alan Resnais e il film australiano Breaker Morant. Sono rispettivamente al primo ed al secondo posto nel box-office dei films stranieri.
Questo è un atteggiamento voluto. Noi vogliamo , nello stesso tempo, films commerciali e altri più artistici. Per quel che ne so, nessun'altra compagnia ha cercato di far questo prima d'ora, ciascuna si specializza nel campo commerciale oppure artistico ma senza mai combinare i due tipi di films. Io penso che cercare d'ottenere un equilibrio tra questi due generi sia molto stimolante, ed è buona cosa per noi, all'interno della compagnia. Questo ci impedisce di cristallizzarci e ci permette di occuparci di tutti i nostri films.

MH- Come mai ha scelto il gruppo dei Ramones per Rock'n'Roll High School?
RC-Oh, è stato un altro dei nostri giovani registi: Allan Arkush, che faceva il suo primo film dopo aver lavorato al montaggio, agli effetti speciali e alla regia di seconda equipe...Ho deciso di fare Rock'nRoll High School e così abbiamo discusso con le case discografiche per sapere quali erano i complessi sulla via del successo. Dopo averne ascoltati un po' Allan ha deciso di prendere  i Ramones, ed io ho approvato. Non sono ancora arrivati al successo, ma la loro popolarità aumenta giorno dopo giorno, sono bravi.

MH-Che ne è stato del progetto di Werner Herzog di realizzare un film con il copione di Charles Bukowski? 
RC- E' andato in fumo, ma sono uno dei finanziatori del film che Herzog sta girando in sudamerica, Fitzcarraldo. Ogni settimana mi manda una lettera in tedesco per dirmi come vanno le riprese, io la faccio tradurre e lui mi dice invariabilmente che va tutto bene. Finora, dunque il film procede bene.




MH- Bene, ancora una domanda, lei si muove sempre nello stesso modo per assicurare il successo di un film?
RC- Si, ma il mio è un sistema che varia, non è rigido. Fondamentalmente, il genere di film che mi piace fare e che ha più possibilità di successo commeriale, un film che mi interesssa, è un film fatto a parecchi livelli. Esteriormente il film è una semplice distrazione. In fondo ci si trova un messaggio. Battle beyond the stars ne è un esempio: a prima vista è un film d'azione e d'avventura, in un quadro fantascientifico, con effetti speciali e umorismo; ma sotto c'è il messaggio sul funzionamento di una società post-industriale, sulle scelte da fare in tempo di pace o di guerra, sulle relazioni interazziali. Ma questi messaggi non sono pesantemente sottolineati. Il film deve essere visto come una distrazione di fantascienza, apprezzato come tale. Se poi il pubblico cerca delle implicazioni latenti, tanto meglio, ma noi volgiamo che siano poco evidenti. In altri films il messaggio sociale sarà più forte. Ho menzionato Battle solo perchè  è il nostro film più recente. In questo film si nota chiaramente che il peso dei messaggi "sotterranei" è minore che nella maggior parte degli altri films prodotti da noi.

MH- Un ultima domanda e ci togliamo dai piedi. Cosa ne pensa dell'evoluzione di Hollywood rispetto a com'era quando lei ha cominciato a lavorarci?
RC- Credo che ci sarà un mucchio di gente che perderà un sacco di quattrini. Credo che ci saranno imporanti cambiamenti prima della fine del 1982. Il costo di produzione e distribuzione dei films è così alto al giorno d'oggi, con bilanci di 20 o 30 milioni di dollari, o anche di più, che alcuni sono costretti a perdere molto denaro, e rischiano di non poterlo recuperare.



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