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lunedì 26 marzo 2012

I balconi del diavolo



Sui Balconi del Diavolo in realtà nessuno sa molto. Chiedendo in giro non si ottengono buone risposte. Si parla delle solite cose, di sabba, di oscure presenze, fuochi fatui; ma si tratta solo di dettagli vaghi, di cose per sentito dire e non c'è, a dire il vero, alcun racconto o anedotto degno di essere considerato.

A vederli di giorno, i Balconi del Diavolo, sono semplici massi, inermi ed indeffessi come qualsiasi altra roccia. La zona circostante non ha nulla di arcano o di magico, anche se d'inverno, quando le nubi si fanno nebbia e le fronde degli alberi diventano artigli, è vero che il tutto diventa più spettrale: ma non certo più spettrale e triste di qualsiasi altro luogo dei paraggi.

Ma nonostante questo, se vi fermate in quel luogo in una qualsiasi notte di luna piena, potete notare come quelle rocce immemori riflettano una luce bluastra e fredda che non mancherà di farvi correre un sottile brivido lungo la schiena.

Sarà in quel preciso istante che, forte, vi prenderà il rammarico di esservi fermati ai Balconi del Diavolo.

Leggende di montagna

sabato 10 marzo 2012

Il Legionario



Sapeva di essersi definitivamente perso, ma nonostante questo cercava tra le rocce, nel disegno degli alberi e nelle radure, un tronco secco,  una pietra oppure un qualsiasi riferimento che lo aiutasse a ritrovare la via.
Si muoveva prudente tra i sentieri appena abbozzati, tra la folta vegetazione, nel brusio degli insetti e nei fischi lontani dei rapaci. La strada era infida e sconosciuta, camminando con pazienza e cautela.

Ancora non disperava, perchè il tramonto era lontano, ma ogni qualvolta abbassava lo sguardo per vedere dove posava i piedi, notava che i sassi ed i detriti sul sentiero, sembravano disegnare una freccia che gli indicava la direzione. Era questione di un’attimo giusto nel momento in cui calava lo sguardo. Poi la forma svaniva, ne perdeva i contorni e non era più in grado di definirla. Certo era che, in quel dedalo boscoso di stretti camminamenti, egli stava seguendo una direzione precisa. Lo aveva capito perchè, in quelle due ore di cammino il paesaggio era mutato: gli alberi si erano fatti più anziani ed il sottobosco più fitto. Era chiaro che da molto tempo, in quel posto nessuno era venuto a far legna.

Aveva dovuto lasciare lo scudo, che si era fatto peso ed ingombrante, tenendosi ben stretto il gladio perchè ben sapeva che la sua uniforme non era ben vista dalle genti del posto. Ma dopo ore ed ore di cammino, ancora non aveva incontrato nessuno.

Dov'erano ora i suoi commilitoni, la legione diretta verso i passi del nord per ricacciare i nomadi barbari che infestavano la pianura? Nemmeno si ricordava in che frangente li aveva persi di vista, teso com'era nel seguire il sentiero misterioso che le pietre sembravano indicargli.

Ed ad un tratto il bosco si aprì su in ampia radura erbosa baciata da un sole insolitamente caldo, la stanchezza si fece sentire e, nel folto dell'erba si perse l'indicazione del suo destino. Non poteva esserne certo, ma qualcosa gli diceva d'essere giunto alla meta del suo cammino.

Si sedette su di una roccia, per cercar riposo, mentre s'immergeva quel remoto luogo di pace, gli giunsero i guaiti dei lupi nel bosco.

Leggende di Roma Antica

lunedì 5 marzo 2012

La via del Sentiero Ombroso



Le genti di Vallesconta raccontano di una pista nel bosco chiamato il Sentiero Ombroso. Anche i bambini sanno che questo percorso si trova alla base della Sella Maestra ma nessuno è in grado di indicarvi con precisione dove esso inizi.
La storia vuole che quel sentiero sia visibile solo in determinate ore di determinati giorni dell’anno, ore e giorni di cui si è perso il ricordo; se anche qualcuno vi dirà di conoscerle, state certi che vi farà fare un viaggio a vuoto.
Il Sentiero Ombroso, una volta individuato nella boscaglia, si riconosce subito perchè inizia con sette gradini scavati nella roccia, salendo i quali si può arrivare agevolmente, così narra la leggenda, nella terra della Regina delle Fate.

Molte storie narrano di incauti viandanti che, ignari d’aver imboccato la magica pista, rimasero per troppo tempo in quella terra incantanta. Al loro ritorno nel mondo degli uomini, scoprirono con sgomento che nulla era più come prima: che i secoli erano passati come secondi, crollati erano gli imperi, lasciando lo spazio a nuovi domini e che la loro città e il loro popolo erano ormai lontana leggenda. Vedi

giovedì 1 marzo 2012

In quella parte di bosco



Si raccontava che, in quella parte del bosco, vivessero delle creature strane, c’è chi diceva si trattasse di elfi, mentre altri sostevano fossero folletti, altri ancora erano convinti che vi fosse l’accesso al Regno delle Fate, mentre altri, ma erano pochi a dire il vero, erano pronti a giurare che, in quella parte del bosco, vi avessero trovato rifugio le ultime Driadi.

Qualsiasi cosa pensasse ci fosse, la gente di Vallesconta evitava quella parte di bosco, perchè, qualsiasi cosa ci fosse, nessuno in cuor suo sapeva come comportarsi se si fosse trovato faccia a faccia con una di queste creature.

Provate perciò ad immaginare la sorpresa di Lucindo quando, in quel mese d’ottobre, scese in paese dalla strada che, tutti sapevano, attraversava quella parte del bosco. Non era ancora entrato nell’osteria che Rino lo fermò bruscamente:-Hai visto niente?-

Lucindo lo guardò strano, come sorpreso quella domanda. Il suo silenzio in verità non durò molto, ma per tutti i presenti quei due secondi furono interminabili: -Si! Ma non ci crederai.- rispose - Ci sono dei funghi grossi così!-

Ed aprì il suo cesto con i frutti del lauto raccolto.

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