Disegnini e pensierini di Federico Rettondini per un mondo migliore, una società felice e un futuro di pace.
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lunedì 15 ottobre 2012
Cyrano Comics: Pigeon-Man: è arrivato il supereroe piccione!
Cyrano Comics: Pigeon-Man: è arrivato il supereroe piccione!: Pigeon-Man : dopo avvistamenti, articoli sui giornali, notizie radio, video e interviste, Cyrano Comics svela il mistero. L'uomo che si t...
Da House of Mystery: Lo strano caso dell'Uomo Piccione di Verona
Nei giorni 1-2-3-4 novembre, l’associazione culturale Cyrano Comics, che riunisce le giovani promesse del fumetto... continua su House of Mystery: Lo strano caso dell'Uomo Piccione di Verona
lunedì 6 febbraio 2012
Il mostro e il mistero secondo OdB - parte 5
Con questo, concludiamo la rilettura di questo prezioso articolo di Oreste del Buono riferito a Jean Giraud alias Moebius. Tra l'altro, questa è in assoluto la parte più interessante dell'intero, illuminante, scrittto.
"Adesso provo a spiegarvi perchè faccio comics senza sceneggiatura", Moebius, che ormai pare non essere più identificabile con jean Giraud, figurarsi con Gir di Blueberry, da qui in poi sarà esclusivamente, prepotentemente, universalmente Moebius e basta scrive così in un editoriale di Mètal Hurlant del 1975, l'ultimo numero del primo anno di attività della rivista.
"Voglio raccontarvi minuziosamente i tormenti della creazione. Voglio spifferare tutto, peggio, confessarmi del tutto. In realtà è molto semplice: da una parte ci sono tutti quelli che raccontano storie à chute; à esploits; à message; à morale; à gags...!"
"1) à chute: è facile, occorre solo contraddire l'immagine precedente. Il problema viene dalla qualità della contraddizione. Più l'affermazione iniziale è marcata, più la giravolta finale sarà gustata. Il procedimento è molto chiaro. E altrettanto artificiale!...
"2) à esploits: dare una gamma di poteri a un tipo o a un gruppo e metterlo di fronte a un altro tipo di gruppo i cui poteri sono leggermenti superiori in apparenza. L'astuzia consiste nel far vincere il più debole. La scelta dell'astuzia sarà il messaggio politico-morale dell'autore...
"3) à message: c'è sempre un messaggio, ma l'autore pensa che la qualità del suo è tale da dover diventare scheletro e a volte anche muscoli, nervi e sangue. A volte, è vero, sopratutto per le minoranze culturali...
"4) à morale: si ritrova la stessa struttura della storia à chute, ma la contraddizione può essere meno evidente...
"5) à gags: ogni fase ricostruisce e comprime i quattro esempi precedenti con dosaggi variati. Dato che il messaggio politico è implicito, perchè solle citarlo? Perchè aspettare la fine per contraddirsi? Perchè dare la vittoria al più debole? Perchè aver paura di essere soli nel buio a gridare aiuto? Non c'è alcuna ragione perchè una storia sia come una casa con una porta per entrare, dalle finestre per guardare gli alberi e un camino per il fumo. Si può benissimo immaginare una storia in forma d'elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino..."
Più chiari di così si muore. Ma da Mètal Hurlant dapprima in espansione come gruppo e in seguito come gruppo in crisi proprio per megalomania, poi, di nuovo riassestato in un'organizzazione che è la smentita degli inizi, l'arte di Moebius conquista il mondo, provocando infinite imitazioni dei tratti più superficiali di uno stile che ha, invece, la sua forza trionfante nella disgregazione del fumetto. Ma non a favore della pittura. A favore, di un'immagine sempre più dinamica. Lo sconfinamento di Moebius nel cinema è inevitabile, ma non sarà uno socnfinamento per accettare le regole di un modo di narrare che ha la stessa età del fumetto. Sarà uno socnfinamento per dettarne di nuove.
Moebius e il cinema
"Adesso provo a spiegarvi perchè faccio comics senza sceneggiatura", Moebius, che ormai pare non essere più identificabile con jean Giraud, figurarsi con Gir di Blueberry, da qui in poi sarà esclusivamente, prepotentemente, universalmente Moebius e basta scrive così in un editoriale di Mètal Hurlant del 1975, l'ultimo numero del primo anno di attività della rivista.
"Voglio raccontarvi minuziosamente i tormenti della creazione. Voglio spifferare tutto, peggio, confessarmi del tutto. In realtà è molto semplice: da una parte ci sono tutti quelli che raccontano storie à chute; à esploits; à message; à morale; à gags...!"
"1) à chute: è facile, occorre solo contraddire l'immagine precedente. Il problema viene dalla qualità della contraddizione. Più l'affermazione iniziale è marcata, più la giravolta finale sarà gustata. Il procedimento è molto chiaro. E altrettanto artificiale!...
"2) à esploits: dare una gamma di poteri a un tipo o a un gruppo e metterlo di fronte a un altro tipo di gruppo i cui poteri sono leggermenti superiori in apparenza. L'astuzia consiste nel far vincere il più debole. La scelta dell'astuzia sarà il messaggio politico-morale dell'autore...
"3) à message: c'è sempre un messaggio, ma l'autore pensa che la qualità del suo è tale da dover diventare scheletro e a volte anche muscoli, nervi e sangue. A volte, è vero, sopratutto per le minoranze culturali...
"4) à morale: si ritrova la stessa struttura della storia à chute, ma la contraddizione può essere meno evidente...
"5) à gags: ogni fase ricostruisce e comprime i quattro esempi precedenti con dosaggi variati. Dato che il messaggio politico è implicito, perchè solle citarlo? Perchè aspettare la fine per contraddirsi? Perchè dare la vittoria al più debole? Perchè aver paura di essere soli nel buio a gridare aiuto? Non c'è alcuna ragione perchè una storia sia come una casa con una porta per entrare, dalle finestre per guardare gli alberi e un camino per il fumo. Si può benissimo immaginare una storia in forma d'elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino..."
Più chiari di così si muore. Ma da Mètal Hurlant dapprima in espansione come gruppo e in seguito come gruppo in crisi proprio per megalomania, poi, di nuovo riassestato in un'organizzazione che è la smentita degli inizi, l'arte di Moebius conquista il mondo, provocando infinite imitazioni dei tratti più superficiali di uno stile che ha, invece, la sua forza trionfante nella disgregazione del fumetto. Ma non a favore della pittura. A favore, di un'immagine sempre più dinamica. Lo sconfinamento di Moebius nel cinema è inevitabile, ma non sarà uno socnfinamento per accettare le regole di un modo di narrare che ha la stessa età del fumetto. Sarà uno socnfinamento per dettarne di nuove.
Moebius e il cinema
domenica 5 febbraio 2012
Il mostro e il mistero secondo Odb - parte 4
Con questo concludiamo questo lungo scritto di Oreste del Buono pubblicato sul catalogo della mostra Dr Gir et Monsieur Moebius del 1983 a Siena.
Membri fondatori dell'associazione occulta sono, oltre a Moebius e a Jean Pierre Dionnet, instancabile suggestivo, spettrale teorico, il lussureggiante Philippe Druillet e l'intraprendente Bernard Farkas, ex poeta e amministratore già avviato a diventare anche ex amministratore. Il clamore suscitato è notevole. Ma il prim omerito incontrovertibile di Mètal Hurlant è proprio quello di pubblicare Arzach di Moebius. Chi è Arzach? tanto per cominciare, come si chiama veramente? Ogni volta che lo presenta su Mètal Hurlant, Moebius, infatti, ne scrive il nome in modo diverso: Arzach, Harzk, Arzak, Harzack... Comunque, si chiami, è un viandante dell'iperspazio o del microcosmo che non pronuncia una parola, un fumetto muto, ma urlante di colori e di significati impossibili. Quelli possibili, ovviamente, non interessano.
Come Arzach appare in volo su un uccellaccio, qualcosa di più di un semplice uccellaccio, un gran tapiro alato, un fantasma bianco di degenerazioni animali sbattente le ali, verso un roccione rosso abitato. Da una feritoia Arzach spia una donna che si sta spogliando o vestendo. La testa è avviluppata in un panno violaceo, ma il seno e il resto, le cosce nude sono promettenti, appetitose. Ma c'è qualcuno, un omaccio rossiccio che dall'alto del roccione protesta contro l'indiscrezione del guardone Arzach. Arzach tira il lazo, cattura il moralista, lo va appendere tra le ossa di uno sterminanto scheletro di animale preistorico, ma chissà se Arzach è nella storia. Un popolo d'ignudi verdi assiste alle sue manovre contro il turchino del cielo. Ed ecco che Arzach fa posare la sua alata cavalcatura sul roccione, scende a ghermire la preda. La donna s'è vestita, è una snella figura controluce, pronta si direbbe a conquista altrui. Arzach le si avvicina, posa le mani sulle spalle, la gira verso di sè. Non è una donna, è un animale orribile con due anali gialli per occhi, un naso da cagnone, una lingua arquata e ritorta peggio di un serpente o di uno scherzo da carnevale. Arzach riparte in volo. L'appeso tra l'ossame spolpato si tocca con un indice la testa a significare che Arzach è pazzo...
-Detto questo, devo comunicarvi che ho pensato di mettere il resto dell'artico in un prossimo post, che diciamo sarà quello più polposo, un finale pirotecnico, da non perdere. Vedi una scheda su Arzach
Membri fondatori dell'associazione occulta sono, oltre a Moebius e a Jean Pierre Dionnet, instancabile suggestivo, spettrale teorico, il lussureggiante Philippe Druillet e l'intraprendente Bernard Farkas, ex poeta e amministratore già avviato a diventare anche ex amministratore. Il clamore suscitato è notevole. Ma il prim omerito incontrovertibile di Mètal Hurlant è proprio quello di pubblicare Arzach di Moebius. Chi è Arzach? tanto per cominciare, come si chiama veramente? Ogni volta che lo presenta su Mètal Hurlant, Moebius, infatti, ne scrive il nome in modo diverso: Arzach, Harzk, Arzak, Harzack... Comunque, si chiami, è un viandante dell'iperspazio o del microcosmo che non pronuncia una parola, un fumetto muto, ma urlante di colori e di significati impossibili. Quelli possibili, ovviamente, non interessano.
Come Arzach appare in volo su un uccellaccio, qualcosa di più di un semplice uccellaccio, un gran tapiro alato, un fantasma bianco di degenerazioni animali sbattente le ali, verso un roccione rosso abitato. Da una feritoia Arzach spia una donna che si sta spogliando o vestendo. La testa è avviluppata in un panno violaceo, ma il seno e il resto, le cosce nude sono promettenti, appetitose. Ma c'è qualcuno, un omaccio rossiccio che dall'alto del roccione protesta contro l'indiscrezione del guardone Arzach. Arzach tira il lazo, cattura il moralista, lo va appendere tra le ossa di uno sterminanto scheletro di animale preistorico, ma chissà se Arzach è nella storia. Un popolo d'ignudi verdi assiste alle sue manovre contro il turchino del cielo. Ed ecco che Arzach fa posare la sua alata cavalcatura sul roccione, scende a ghermire la preda. La donna s'è vestita, è una snella figura controluce, pronta si direbbe a conquista altrui. Arzach le si avvicina, posa le mani sulle spalle, la gira verso di sè. Non è una donna, è un animale orribile con due anali gialli per occhi, un naso da cagnone, una lingua arquata e ritorta peggio di un serpente o di uno scherzo da carnevale. Arzach riparte in volo. L'appeso tra l'ossame spolpato si tocca con un indice la testa a significare che Arzach è pazzo...
-Detto questo, devo comunicarvi che ho pensato di mettere il resto dell'artico in un prossimo post, che diciamo sarà quello più polposo, un finale pirotecnico, da non perdere. Vedi una scheda su Arzach
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sabato 4 febbraio 2012
Il mostro e il mistero secondo OdB - parte 3
Terzo appuntamento con questo articolo di Oreste del Buono scritto per la mostra Dr. Gir et Monsieur Moebius del 1983.
Lo scapestrato fiero giovanotto replica dapprima di non poter accettare l'idea di combattere i conterranei sudisti. Tuttavia discutendo approda a un compromesso. Mike Steve Donovan arriva ad accettare l'idea di suonar la tromba per cambiar bandiera basta cominciare. A domanda, declina le proprie generalità. Generalità parzialmente nuove. Dice, infatti, di chiamarsi, come effettivamente si chiama, Mike Steve, ma il cognome lo ricava da un'occhiata a certe macchie oscuramente lucenti tra l'erba. Blueberry: mirtillo, insomma. L'importante è farci l'abitudine. Ce la fa molto presto il pubblico. Sono i tempi d'oro del western europeo, più western di quello americano. In Italia sale la stella di sergio Leone nel cinematografo. Pechè in Francia non dovrebbe salire la stella di Gir nel fumetto? (curioso questo riferimento alla stella, giusto negli anni in cui Moebius firma Sur l'Etoile per i cento anni della Citroen n.d.r.) Il successo è grande. Il Tenente Mirtillo non suona la tromba. Si replica. Si continua a replicare.
Si replicatanto che dopo una decina o una dozzina d'anni, jean Giraud se ne sente proprio saturo e decide di provare a percorrere un'altra strada. il western-mirtillo gli è venuto a noia come nel frattempo è venuto a noia il western-spaghetti a Sergio Leone. Però mentre Sergio Leone stenta a trovare il coraggio di tentare la nuova strada, Jean Giraud la tenta senza stare a pensarci molto. -Ero una specie di Dottor Jekill e Mister Hyde, quando ho deciso di mettere da parte per un poco Blueberry, produrne appena un episodio all'anno, il che vuol dire lavorare in sei mesi e, il resto del tempo, dedicarlo alla fantascienza...- questa dichiarazione di Jean Giraud a proposito della svolta della sua vita nei comics, ci permette di capirlo meglio. L'ha raccolta Dominique Isserman per Zoom, le magazine de l'immage di Joil Laroche, sempre così attento al fumetto oltre che alla fotografia. La troviamo in un vecchio numero del 1975, ma è sempre valida.
Il Mister Hyde, lettore pazzo di fantascienza, cultore di amiguità, di morbosità, di extrasapienza, di diversità, di alienità prende in mano l'attività di Jean Giraud, che appena rivelato dal proposito di cambiamento di Gir, si rinasconde sotto un altro pseudonimo, Moebius.
La trama dei nuovi fumetti di Jean Giraudm non più Gir, ma Moebius, si scopre presto, conta pocp, conta sopratutto il disegno. Lo scritto di Jean-Michel Charlier era tanto e pareva non volersi limitare alle nuvolette d'assegnazione, cercava di prevaricare sul disegno. Il disegno di Moebius ora o sopprime addirittura lo scritto o al massimo lo usa come un motivo ornamentale, uno svolazzo, un ghirigoro in più, non richiesto, facoltativo, in qualche modo superfluo, inifluente nel trionfo del colore o del bianco e nero. L'assenza di una trama tradizionale avrà un significato o non lo avrà? Moebius ha una poetica sua nella poetica del nuovo raggruppamento d'autori Les Humanoides Associès che ha appena dato alla luce Mètal Hurlant, science-fiction trimestrielle pour adultes, destinata a diventare presto a furor di popolo, mensuelle.
Quella degli Humanoides Associès, a detta del loro ideologo Jean-Pierre Donnet, è una misteriosa società segreta, una centrale d'energia pronta a tutto per poter esporre sulla carta intimi sogni e putridi fantasmi, per dar corpo alla realtà con un poco d'inchiostro e d'amore ad altri universi. Mètal Hurlant vuole essere un giornale di fantasmi che utilizza la tecnica del fumetto d'avventura, un modo per rendere credibili gli universi più deliranti. (continua nel prossimo post).
Vedi Jean Michel Charlier su Datacomics
Lo scapestrato fiero giovanotto replica dapprima di non poter accettare l'idea di combattere i conterranei sudisti. Tuttavia discutendo approda a un compromesso. Mike Steve Donovan arriva ad accettare l'idea di suonar la tromba per cambiar bandiera basta cominciare. A domanda, declina le proprie generalità. Generalità parzialmente nuove. Dice, infatti, di chiamarsi, come effettivamente si chiama, Mike Steve, ma il cognome lo ricava da un'occhiata a certe macchie oscuramente lucenti tra l'erba. Blueberry: mirtillo, insomma. L'importante è farci l'abitudine. Ce la fa molto presto il pubblico. Sono i tempi d'oro del western europeo, più western di quello americano. In Italia sale la stella di sergio Leone nel cinematografo. Pechè in Francia non dovrebbe salire la stella di Gir nel fumetto? (curioso questo riferimento alla stella, giusto negli anni in cui Moebius firma Sur l'Etoile per i cento anni della Citroen n.d.r.) Il successo è grande. Il Tenente Mirtillo non suona la tromba. Si replica. Si continua a replicare.
Si replicatanto che dopo una decina o una dozzina d'anni, jean Giraud se ne sente proprio saturo e decide di provare a percorrere un'altra strada. il western-mirtillo gli è venuto a noia come nel frattempo è venuto a noia il western-spaghetti a Sergio Leone. Però mentre Sergio Leone stenta a trovare il coraggio di tentare la nuova strada, Jean Giraud la tenta senza stare a pensarci molto. -Ero una specie di Dottor Jekill e Mister Hyde, quando ho deciso di mettere da parte per un poco Blueberry, produrne appena un episodio all'anno, il che vuol dire lavorare in sei mesi e, il resto del tempo, dedicarlo alla fantascienza...- questa dichiarazione di Jean Giraud a proposito della svolta della sua vita nei comics, ci permette di capirlo meglio. L'ha raccolta Dominique Isserman per Zoom, le magazine de l'immage di Joil Laroche, sempre così attento al fumetto oltre che alla fotografia. La troviamo in un vecchio numero del 1975, ma è sempre valida.
Il Mister Hyde, lettore pazzo di fantascienza, cultore di amiguità, di morbosità, di extrasapienza, di diversità, di alienità prende in mano l'attività di Jean Giraud, che appena rivelato dal proposito di cambiamento di Gir, si rinasconde sotto un altro pseudonimo, Moebius.
La trama dei nuovi fumetti di Jean Giraudm non più Gir, ma Moebius, si scopre presto, conta pocp, conta sopratutto il disegno. Lo scritto di Jean-Michel Charlier era tanto e pareva non volersi limitare alle nuvolette d'assegnazione, cercava di prevaricare sul disegno. Il disegno di Moebius ora o sopprime addirittura lo scritto o al massimo lo usa come un motivo ornamentale, uno svolazzo, un ghirigoro in più, non richiesto, facoltativo, in qualche modo superfluo, inifluente nel trionfo del colore o del bianco e nero. L'assenza di una trama tradizionale avrà un significato o non lo avrà? Moebius ha una poetica sua nella poetica del nuovo raggruppamento d'autori Les Humanoides Associès che ha appena dato alla luce Mètal Hurlant, science-fiction trimestrielle pour adultes, destinata a diventare presto a furor di popolo, mensuelle.
Quella degli Humanoides Associès, a detta del loro ideologo Jean-Pierre Donnet, è una misteriosa società segreta, una centrale d'energia pronta a tutto per poter esporre sulla carta intimi sogni e putridi fantasmi, per dar corpo alla realtà con un poco d'inchiostro e d'amore ad altri universi. Mètal Hurlant vuole essere un giornale di fantasmi che utilizza la tecnica del fumetto d'avventura, un modo per rendere credibili gli universi più deliranti. (continua nel prossimo post).
Vedi Jean Michel Charlier su Datacomics
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venerdì 3 febbraio 2012
Il mostro e il mistero secondo OdB parte 2
Secondo appuntamento con "Il mostro e il mistero" articolo scritto da Oreste del Buono per il catalogo della mostra "Dr Gir et Monsieur Moebius" del 1983.
Nel 1963, comunque, ecco l'incontro con Jean-Michel Charlier, redattore capo di Pilote, infaticabile progettatore di storie ma inesorabilmente belga. Jean-Michel Charlier è apena rientrato da un viaggio nel west americano e ha un suo programma che premette alla prima avventura di BlueBerry che all'inizio si chiama Steve e poi, per distrazione del soggesstista, diventerà Mike:-Troverete in questa vicenda tutta l'atmosfera della lenta conquista del west e l'atroce realtà delle guerre indiane. Parteciperete alle incursioni contro i pellerossa, alla vita frnetica negli accampamenti dei coloni, alle movimentate setate nei saloons dove il poker e il fuoco delle armisi confondono; con i coloni collaborerete a costruire sotto il comando del generale Dodge un troncone della famosa strada ferrata Union Pacific. Storia vera, che bisogna scrivere...-
Oh, yes! E anche disegnare no?
Ideato da JeaJean-Michel Charlier. disegnato da Gir, ovvero Jean Giraud che ama cambiar pseudonimi come manierismi, il tenente Blueberry rassomiglia abbastanza a un Jean Paul Belmondo inselvatichito. Le prime avventure, che appaiono naturalmente su Pilote, lo presentano come ufficiale dell'esercito nordista nel 1861, millantatore, bevitore e giocatore d'azzardo quasi sempre in compagnia di una guida di colore dell'esercito succitato, il vecchio pelorosso Jimy Mc Clure. Solo successivamente il capitolo a ritroso La jeunesse de Blueberry ci informerà sull'origine dell'eroe.
Il suo vero nome è Mike Steve, così Charlier mette una pezza a colore ai guasti della sua distrazione, ma di cognome fa Donovan, nasce sudista. Ricco di un ricco schiavista, fa la corte secondo le regole a Harriet Tucker. Il padre della ragazza non lo apprezza, dato che, pur essendo ricco anche lui, non è di idee arretrate e trova il pretendente della figlia troppo convenzionale e vagheggino. Invece ripone cieca fiducia nel nipote Ronnie. La fiducia è, purtroppo, cieca. Ronnie Tucjker è un imbroglione . Incaricato della contabilità della piantagione, ne ha combinate di cotte e di crude, e teme di venir scoperto.
Non escogita nulla di meglio che sopprimere lo zio, riversando la colpa su Mike Steve Donovan, li ne i paraggi per recuperare lo schiavo negro fuggiasco Long Sam. AMike Steve Donovan la parte del colpevole non va, e taglia la corda. Durante la fuga s'imbatte nel negro fuggiasco, poichè nelle storie d'avventura i personaggi continuano ad incontrarsi in qualsiasi plaga si spingano come sul corso principale di un paesino. Fanno alleanza perchè Long Sam ha visto Ronnie uccidere. Ma mentre discutono il da farsi, ecco piombar su di loro gli inseguitori capitanati dal fellone Ronnie, il quale sforacchia subito il negro, liberandosi di un testimone scomodo. Mike Steve Donova, però non resta lì a guardare e ripara in territorio Yankee. Siamo alla guerra di secessione, l'ufficiale nordista che comanda il reparto che cattura Mike Steve Donovan, gli propone di arruolarsi. (continua nel prossimo post)
Una biografia di Oreste del Buono
Nel 1963, comunque, ecco l'incontro con Jean-Michel Charlier, redattore capo di Pilote, infaticabile progettatore di storie ma inesorabilmente belga. Jean-Michel Charlier è apena rientrato da un viaggio nel west americano e ha un suo programma che premette alla prima avventura di BlueBerry che all'inizio si chiama Steve e poi, per distrazione del soggesstista, diventerà Mike:-Troverete in questa vicenda tutta l'atmosfera della lenta conquista del west e l'atroce realtà delle guerre indiane. Parteciperete alle incursioni contro i pellerossa, alla vita frnetica negli accampamenti dei coloni, alle movimentate setate nei saloons dove il poker e il fuoco delle armisi confondono; con i coloni collaborerete a costruire sotto il comando del generale Dodge un troncone della famosa strada ferrata Union Pacific. Storia vera, che bisogna scrivere...-
Oh, yes! E anche disegnare no?
Ideato da JeaJean-Michel Charlier. disegnato da Gir, ovvero Jean Giraud che ama cambiar pseudonimi come manierismi, il tenente Blueberry rassomiglia abbastanza a un Jean Paul Belmondo inselvatichito. Le prime avventure, che appaiono naturalmente su Pilote, lo presentano come ufficiale dell'esercito nordista nel 1861, millantatore, bevitore e giocatore d'azzardo quasi sempre in compagnia di una guida di colore dell'esercito succitato, il vecchio pelorosso Jimy Mc Clure. Solo successivamente il capitolo a ritroso La jeunesse de Blueberry ci informerà sull'origine dell'eroe.
Il suo vero nome è Mike Steve, così Charlier mette una pezza a colore ai guasti della sua distrazione, ma di cognome fa Donovan, nasce sudista. Ricco di un ricco schiavista, fa la corte secondo le regole a Harriet Tucker. Il padre della ragazza non lo apprezza, dato che, pur essendo ricco anche lui, non è di idee arretrate e trova il pretendente della figlia troppo convenzionale e vagheggino. Invece ripone cieca fiducia nel nipote Ronnie. La fiducia è, purtroppo, cieca. Ronnie Tucjker è un imbroglione . Incaricato della contabilità della piantagione, ne ha combinate di cotte e di crude, e teme di venir scoperto.
Non escogita nulla di meglio che sopprimere lo zio, riversando la colpa su Mike Steve Donovan, li ne i paraggi per recuperare lo schiavo negro fuggiasco Long Sam. AMike Steve Donovan la parte del colpevole non va, e taglia la corda. Durante la fuga s'imbatte nel negro fuggiasco, poichè nelle storie d'avventura i personaggi continuano ad incontrarsi in qualsiasi plaga si spingano come sul corso principale di un paesino. Fanno alleanza perchè Long Sam ha visto Ronnie uccidere. Ma mentre discutono il da farsi, ecco piombar su di loro gli inseguitori capitanati dal fellone Ronnie, il quale sforacchia subito il negro, liberandosi di un testimone scomodo. Mike Steve Donova, però non resta lì a guardare e ripara in territorio Yankee. Siamo alla guerra di secessione, l'ufficiale nordista che comanda il reparto che cattura Mike Steve Donovan, gli propone di arruolarsi. (continua nel prossimo post)
Una biografia di Oreste del Buono
giovedì 2 febbraio 2012
Il Mostro e il Mistero secondo OdB -parte 1
Quello che, a partire da oggi vi pubblico in 4 parti, è un articolo di Oreste del Buono pubblicato nel 1983 sul catalogo della mostra Dr.Gir e Monsieur Moebius tenutasi a Siena in quell'anno. E' un articolo divertente e sorprendentemente illuminante, come solo Oreste del Buono sapeva scrivere. Non dico altro e vi lascio alla lettura.
Il mostro e il mistero di Oreste del Buono
Jean Giraud è nato nel 1938 a Fontenay-sous-Bois. Oggi siamo nel 1983 a Siena, e c'è una sua grande mostra. La mostra se la merita perchè è indubbiamente un mostro. Gran parte del fascino dei mostri, di qualsiasi mostro di qualsiasi disciplina consiste nel mistero. Ed è un mistero appunto che Moebius sia così bravo.
Senza pretendere di chiarire interamente il mistero, dato che, oltre a tutto un effettivo chiarimento porterebbe inevitabilmente ad un ridimensionamento della mostruosità, proviamo a saperne qualcosa di più. Consultiamo, a esempio, l'entretien avec Jean Giraud di Schtroumpf, le cahiers de la bande dessinèe, 1974. E' un'autointervista disegnata e scritta dal mostro in persona. Comincia con una grande tavola a piena pagina. Da sinistra viene la nuvoletta con la domanda:- Pronto per l'intervista?- -Un attimo!- risponde esclamativamente, ovviamente un'altra nuvoletta, l'intervistando.
E' in piedi, in tenuta da lavoro artistico, ma la sua testa, il suo naso, il suo mento, il suo collo sono tutti scorticati, senza la protezione della pelle, come certe figure nei manuali di anatomia seviziate dal disegno per fare vedere in che modo si è fatti sotto la pelle. A scorticare un poco ancora, emergerebbe il teschio, e già al posto del naso c'è un buco nero e i denti sono paurosamente nudi e bianchi. In mano, comunque, l'intervistando ha una testa cappelluta, occhialuta, baffuta con la pelle porosa e puntinata tutta pellosa, la testa con cui Jean Giraud si ritrae ogni tanto.
Nella seconda immagine dell'intervista, non più una grande tavola ma appena uno dei cinque spazi irregolari in cui si suddivide la seconda pagina, l'intervistando, ormai nella parte di intervistato, s'è infilato la testa da Jean Giraud e attacca a rispondere a domande e controdomande di un intervistatore che la sa evidentemente lunga, la sa come se parlasse con se stesso.
-Ehi, Giraud, perchè hai continuato per tanto tempo a disegnar Blueberry?...Perchè?...-
-Perchè è un fumetto che marcia bene!... E perchè mi ci son voluti circa otto anni prima d'essere relativamente soddisfatto dei miei disegni...-
Per la storia di Jean Giraud l'incontro con Jean Michel Charlier costituisce una citazione d'obbligo. Perchè Jean Giraud disegna da sempre. Studia anche disegno alle Arts appliqueèes, ma non per molto, ha qualche difficoltà come studente, impara di più da autodidatta, da dilettante, da amatore. Con i comics comincia presto qua e la a partire dal 1956. Collaborazioni a Far West, Coeurs Vaillants, eccetera, testate del genere.
Le prime immagini adorate sono certe incisioni di fine secolo a firma di Gustave Dorè, per fare un nome, ma Jean Giraud non ne tiene troppo conto negli esordi professionali. Istintiva autodifesa, probabilmente teme che ne potrebbero tenere, invece, persino troppo conto i datori di lavoro, non dandogliene più. Quelle immagini però, gli stanno dentro, aspettando di venir fuori una volta o l'altra.
Continua nel prossimo post! Il Dr. Gir et Monsieur Moebius su Anobii
Il mostro e il mistero di Oreste del Buono
Jean Giraud è nato nel 1938 a Fontenay-sous-Bois. Oggi siamo nel 1983 a Siena, e c'è una sua grande mostra. La mostra se la merita perchè è indubbiamente un mostro. Gran parte del fascino dei mostri, di qualsiasi mostro di qualsiasi disciplina consiste nel mistero. Ed è un mistero appunto che Moebius sia così bravo.
Senza pretendere di chiarire interamente il mistero, dato che, oltre a tutto un effettivo chiarimento porterebbe inevitabilmente ad un ridimensionamento della mostruosità, proviamo a saperne qualcosa di più. Consultiamo, a esempio, l'entretien avec Jean Giraud di Schtroumpf, le cahiers de la bande dessinèe, 1974. E' un'autointervista disegnata e scritta dal mostro in persona. Comincia con una grande tavola a piena pagina. Da sinistra viene la nuvoletta con la domanda:- Pronto per l'intervista?- -Un attimo!- risponde esclamativamente, ovviamente un'altra nuvoletta, l'intervistando.
E' in piedi, in tenuta da lavoro artistico, ma la sua testa, il suo naso, il suo mento, il suo collo sono tutti scorticati, senza la protezione della pelle, come certe figure nei manuali di anatomia seviziate dal disegno per fare vedere in che modo si è fatti sotto la pelle. A scorticare un poco ancora, emergerebbe il teschio, e già al posto del naso c'è un buco nero e i denti sono paurosamente nudi e bianchi. In mano, comunque, l'intervistando ha una testa cappelluta, occhialuta, baffuta con la pelle porosa e puntinata tutta pellosa, la testa con cui Jean Giraud si ritrae ogni tanto.
Nella seconda immagine dell'intervista, non più una grande tavola ma appena uno dei cinque spazi irregolari in cui si suddivide la seconda pagina, l'intervistando, ormai nella parte di intervistato, s'è infilato la testa da Jean Giraud e attacca a rispondere a domande e controdomande di un intervistatore che la sa evidentemente lunga, la sa come se parlasse con se stesso.
-Ehi, Giraud, perchè hai continuato per tanto tempo a disegnar Blueberry?...Perchè?...-
-Perchè è un fumetto che marcia bene!... E perchè mi ci son voluti circa otto anni prima d'essere relativamente soddisfatto dei miei disegni...-
Per la storia di Jean Giraud l'incontro con Jean Michel Charlier costituisce una citazione d'obbligo. Perchè Jean Giraud disegna da sempre. Studia anche disegno alle Arts appliqueèes, ma non per molto, ha qualche difficoltà come studente, impara di più da autodidatta, da dilettante, da amatore. Con i comics comincia presto qua e la a partire dal 1956. Collaborazioni a Far West, Coeurs Vaillants, eccetera, testate del genere.
Le prime immagini adorate sono certe incisioni di fine secolo a firma di Gustave Dorè, per fare un nome, ma Jean Giraud non ne tiene troppo conto negli esordi professionali. Istintiva autodifesa, probabilmente teme che ne potrebbero tenere, invece, persino troppo conto i datori di lavoro, non dandogliene più. Quelle immagini però, gli stanno dentro, aspettando di venir fuori una volta o l'altra.
Continua nel prossimo post! Il Dr. Gir et Monsieur Moebius su Anobii
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lunedì 30 gennaio 2012
Dark Horse: l'indipendente per forza
Per semplificare il discorso, possiamo ritenere che il mercato USA dei fumeti sia diviso in tre fette: la fetta della Marvel, quella della DC Comics e la terza degli editori indipendenti.
Tra Marvel e DC è in corso una sorta di guerra fredda, le due case sanno di avere il grosso del mercato e se lo tengono stretto senza farsi troppo male competendo l'una contro l'altra.
Entrambi le case editrici inoltre, aderiscono al Comics Code, una serie di regole che governa i contenuti della letteratura a fumetti, senza il nulla osta di questo visto censorio, i fumetti rischiano di essere banditi dai punti diversi dalle librerie specializzate. Per non rinunciare alla grossa distribuzione, i due gruppi editoriali si sono conformati al Comics Code, con il risultato che i prodotti si sono omogeneizzati e ingesssati dentro determinati criteri. Nei primi anni '80 però, accade una svolta; la nascita di negozi specializzati nel fumetto, diedero un mercato alle piccole case editrici che volevano pubblicare opere non conformi al Comics Code.
La qualità di questi editori era variegata, si andava dal pessimo all'eccelso, ma quello che più conta è che la richiesta di fumetti diversi, e prontezza di spirito di alcuni librai, crearono quel mercato che il Comics Code voleva ingessare ed edulcorare. Tra queste case editrici troviamo appunto la Dark Horse, che in questi anni ha sfornato decine di personaggi scomodi e soggetti politicamente non-correti, regalando al mondo dei comics dei magnifici capolavori di letteratura disegnata. Altre notizie sulla Dark Horse
Tra Marvel e DC è in corso una sorta di guerra fredda, le due case sanno di avere il grosso del mercato e se lo tengono stretto senza farsi troppo male competendo l'una contro l'altra.
Entrambi le case editrici inoltre, aderiscono al Comics Code, una serie di regole che governa i contenuti della letteratura a fumetti, senza il nulla osta di questo visto censorio, i fumetti rischiano di essere banditi dai punti diversi dalle librerie specializzate. Per non rinunciare alla grossa distribuzione, i due gruppi editoriali si sono conformati al Comics Code, con il risultato che i prodotti si sono omogeneizzati e ingesssati dentro determinati criteri. Nei primi anni '80 però, accade una svolta; la nascita di negozi specializzati nel fumetto, diedero un mercato alle piccole case editrici che volevano pubblicare opere non conformi al Comics Code.
La qualità di questi editori era variegata, si andava dal pessimo all'eccelso, ma quello che più conta è che la richiesta di fumetti diversi, e prontezza di spirito di alcuni librai, crearono quel mercato che il Comics Code voleva ingessare ed edulcorare. Tra queste case editrici troviamo appunto la Dark Horse, che in questi anni ha sfornato decine di personaggi scomodi e soggetti politicamente non-correti, regalando al mondo dei comics dei magnifici capolavori di letteratura disegnata. Altre notizie sulla Dark Horse
martedì 20 dicembre 2011
La storia di Mister Freeze
Rigorosamente da non confondere con Master Freez MC!
Se proprio non ti viene in mente chi sia Mister Freeze, ti ricordo che sul grande schermo ha avuto la fortuna di essere interpretato da uno splendido Schwarzenegger in uno dei tanti Batman cinematografici. Biologo molecolare specializzato nell'ibernazione di tessuti , Victor Fries cerca disperatamente di trovare una cura per la moglie Nora di cui è follemente innamorato. Riesce a trovare un sistema per ibernare la compagna ma nel farlo, a causa di un incidente, Victor si ritrova in un corpo incapace di resistere a temperature superiori allo zero e quindi costretto ad indossare una speciale tuta che gli consente di vivere, ma il costo di mantenimento dell'apparecchiatura lo costringe al crimine.
La storia editoriale di Victor Fries è più unica che rara: il personaggio ha subito notevoli variazioni dal 1959 quando venne creato da Bob Kane che cercava un nuovo degno avversario per Batman. In origine si chiamava Mister Zero ed era uno dei criminali buffi che impestavano di buonismo i fumetti degli anni '50.
All'epoca ancora non indossava la tuta ibernante, ma già aveva una pistola congelante; la metamorfosi avviene grazie alla serie televisiva interpretata da Adam West, dove Mister Zero appare avvolto nella sua tuta fantascientifica ed il suo nome diventa Mister Freeze. A questo punto, Victor Fries entra e consolida il suo pieno diritto di appartenere alla galleria di nemici di Batman. Vuoi saperne di più?
Se proprio non ti viene in mente chi sia Mister Freeze, ti ricordo che sul grande schermo ha avuto la fortuna di essere interpretato da uno splendido Schwarzenegger in uno dei tanti Batman cinematografici. Biologo molecolare specializzato nell'ibernazione di tessuti , Victor Fries cerca disperatamente di trovare una cura per la moglie Nora di cui è follemente innamorato. Riesce a trovare un sistema per ibernare la compagna ma nel farlo, a causa di un incidente, Victor si ritrova in un corpo incapace di resistere a temperature superiori allo zero e quindi costretto ad indossare una speciale tuta che gli consente di vivere, ma il costo di mantenimento dell'apparecchiatura lo costringe al crimine.
La storia editoriale di Victor Fries è più unica che rara: il personaggio ha subito notevoli variazioni dal 1959 quando venne creato da Bob Kane che cercava un nuovo degno avversario per Batman. In origine si chiamava Mister Zero ed era uno dei criminali buffi che impestavano di buonismo i fumetti degli anni '50.
All'epoca ancora non indossava la tuta ibernante, ma già aveva una pistola congelante; la metamorfosi avviene grazie alla serie televisiva interpretata da Adam West, dove Mister Zero appare avvolto nella sua tuta fantascientifica ed il suo nome diventa Mister Freeze. A questo punto, Victor Fries entra e consolida il suo pieno diritto di appartenere alla galleria di nemici di Batman. Vuoi saperne di più?
lunedì 5 dicembre 2011
Quando un referendum uccide.
Alla fine degli anni '80, quando Frank Miller e David Mazzucchelli se ne escono con Batman Anno Uno, segnano una svolta definitiva sul personaggio creato da Bob Kane nel 1939: il Vigilante Mascherato diventa il Cavaliere Oscuro.
Il lato oscuro di Batman, i demoni della sua infanzia, i suoi drammi interiori irrisolti, diventano parte integrante del personaggio e ne completano la personalità e la forma. Queste nuove caratteristiche vengono fortemente riprese anche nel film di Tim Burton sempre in quegli anni, nel quale però mancava qualcosa: mancava Robin, il ragazzo meraviglia.
Solo che nessuno se ne era accorto, o meglio, ne ha sentito la mancanza.
Len Wein, che poco più di vent'anni or sono era in capo alla DC Comics, ha più volte dichiarato che Jason Todd, il secondo Robin, è sempre stato visto dai lettori come l'usurpatore del ruolo che spettava al primo Robin: Dick Greyson, che per la cronaca aveva deciso di continuare la carriera di vigilante mascherato in proprio.
Wein racconta che, nelle pagine della posta, i fan chiedevano spesso alla DC di eliminare Todd e far ritornare Greyson; Todd era entrato nel DC Universe proprio in concomitanza con il cambio di carattere impresso al Batman da frank Miller, e serviva anche per segnare meglio il passo di questo mutamento.
Così non la pensavano i lettori, anzi, la presenza del Ragazzo Meraviglia sembrava fosse proprio un inutile corollario alla figura del Cavaliere Oscuro.
La questione, per la DC Comics era spinosa, la casa editrice decise così di organizzare un voto telefonico per decidere le sorti del giovane Jason Todd. Per una manciata di voti popolari Robin viene fatto morire per mano del Joker durante uno sconclusionato Affaire Iraniano nell'albo Morte in famiglia.
Ma mentre nel cinema, l'ingombrante assenza del ragazzetto non si è notata, nemmeno in tutte le pellicole seguenti al Batman di Burton, nei comics, alla fine, la DC decise di ripristinare il personaggio facendo indossare quegli scomodi panni a Tim Drake.
In fondo, il pubblico aveva avuto il suo sangue e per il momento ne sembrava e ne sembra, ancor sazio.
Se vuoi saperne di più
Il lato oscuro di Batman, i demoni della sua infanzia, i suoi drammi interiori irrisolti, diventano parte integrante del personaggio e ne completano la personalità e la forma. Queste nuove caratteristiche vengono fortemente riprese anche nel film di Tim Burton sempre in quegli anni, nel quale però mancava qualcosa: mancava Robin, il ragazzo meraviglia.
Solo che nessuno se ne era accorto, o meglio, ne ha sentito la mancanza.
Len Wein, che poco più di vent'anni or sono era in capo alla DC Comics, ha più volte dichiarato che Jason Todd, il secondo Robin, è sempre stato visto dai lettori come l'usurpatore del ruolo che spettava al primo Robin: Dick Greyson, che per la cronaca aveva deciso di continuare la carriera di vigilante mascherato in proprio.
Wein racconta che, nelle pagine della posta, i fan chiedevano spesso alla DC di eliminare Todd e far ritornare Greyson; Todd era entrato nel DC Universe proprio in concomitanza con il cambio di carattere impresso al Batman da frank Miller, e serviva anche per segnare meglio il passo di questo mutamento.
Così non la pensavano i lettori, anzi, la presenza del Ragazzo Meraviglia sembrava fosse proprio un inutile corollario alla figura del Cavaliere Oscuro.
La questione, per la DC Comics era spinosa, la casa editrice decise così di organizzare un voto telefonico per decidere le sorti del giovane Jason Todd. Per una manciata di voti popolari Robin viene fatto morire per mano del Joker durante uno sconclusionato Affaire Iraniano nell'albo Morte in famiglia.
Ma mentre nel cinema, l'ingombrante assenza del ragazzetto non si è notata, nemmeno in tutte le pellicole seguenti al Batman di Burton, nei comics, alla fine, la DC decise di ripristinare il personaggio facendo indossare quegli scomodi panni a Tim Drake.
In fondo, il pubblico aveva avuto il suo sangue e per il momento ne sembrava e ne sembra, ancor sazio.
Se vuoi saperne di più
lunedì 7 novembre 2011
Il rock e il fumetto negli anni '80
Visto da oggi, il decennio degli anni '80 è davvero lontano, ma è proprio in quegli anni che si forgiano le basi che portano il mondo nel nuovo millennio. Sono gli anni del personal computer, i primi passi di internet; negli anni '80 nasce, cresce e prospera la società dell'immagine, nelle televisioni appaio i videoclip, nasce MTV e le altre televisioni musicali. Non solo, in quel decennio, grazie all'invenzione del walkman, la musica diventa portatile e ti segue ovunque, grazie agli stereo compatti puoi diffonderla ad una qualità ed a un volume mai avuti prima. La musica comincia ad essere ovunque e si comincia a parlare di multimedialità.
E' quindi naturale che una contaminazione tra musica e fumetto diventa naturale, anzi necessaria, ad una manca l'immagine, all'altro mancano i suoni, entrambi si referenziano e si sostengono. Nel periodo storico che andiamo a ripescare, il primo che ci viene in mente è il lavoro fatto dai Queen per la colonna sonora di Flash Gordon; come spesso succede il tempo è gentiluomo e quel film, decisamente trash nonostante il cast di eccellenti attori, visto oggi ritrova una sua strana logica sino ad essere persino divertente.
Da ricordare nel decennio è il cartoon movie Heavy Metal che metteva insieme le migliore matite del fumetto di fantascienza americano con le band rock e metal più in auge: Nazareth, Journey, Grand Funk Railroad, Devo, Blue Oyster Cult, Balck Sabbath ecc... In realta negli Usa questa comunione tra musica e fumetto aveva già dato i suoi brillanti frutti negli anni '60 quando Robert Crumb illustrò la copertina di Cheaps Thrills per la sua amica Janis Joplin.
La comunione tra musica e fumetto inizia ad esser sistematica sul finire degli anni '70 in Italia e Francia, in modo particolare nelle riviste Metal Hurlant, Cannibale e Frigidaire. Si va dalla semplice citazione di testi e situazioni, sino a vere e proprie Rock Fiction, specie nel fumetto francese. A volte, la citazione musicale, costituisce una vera e propria colonna sonora come in Bandiera Nera di Caza:
E' con Ranxerox che l'avanguardia fa breccia tra i baloons, già dalla sua prima apparizione su Il Cannibale troviamo citati i Ramones ed in seguito troviamo Robert Fripp, Brian Eno, Iggy Pop, Rolling Stones e Devo; frasi, spezzoni disseminati per dare un tono all'atmosfera tecno-suburbana del fumetto firmato da Tamburini-Liberatore. Ma la musica non la si trova citata solo come sottofondo o nel contesto dei dialoghi, le vignette sono piene di riferimenti a dischi o artisti, siamo ancora nell'era del vinile e la copertina di un disco può diventare un'icona, così si rittrovano i poster di Brian Eno su Ranxerox, Frank Zappa sul Penthotal di Pazienza mentre Ramones, Sex Pistols ammiccano nei fumetti-rock del francese Voss.
Non sono pochi i fumetti che prendono a prestito le rockstar e le loro vicende, in quegli anni Philippe Manoeuvre e Serge Clerc realizzano per Metal Hurlant la serie Rock City , brevi storie che hanno come protanisti le icone punk rock del momento, per lo più quelle trsversali più d'avanguardia come i Cramps, ad esempio.
E potremo andare avanti per un bel pezzo, raccontando anche tutte le contaminazioni tra musica e fumetto presenti nel panorama italiano, perchè quelli erano proprio i tempi in cui si cominciava a parlare di multimediale e le varie discipline cominciavano ad intrecciarsi, un'attimo prima che fosse disponibile internet, un'attimo prima che si entrasse nella civiltà del digitale; fu un momento magico di assoluta creatività e di pura sperimentazione di modi e linguaggi, poi tutto, come deve accadere, è confluito nei canali della storia e si è trasformato in altro.
Per concludere, se vi piacciono i fumetti, vi segnalo il blog Datacomics.
Da ricordare nel decennio è il cartoon movie Heavy Metal che metteva insieme le migliore matite del fumetto di fantascienza americano con le band rock e metal più in auge: Nazareth, Journey, Grand Funk Railroad, Devo, Blue Oyster Cult, Balck Sabbath ecc... In realta negli Usa questa comunione tra musica e fumetto aveva già dato i suoi brillanti frutti negli anni '60 quando Robert Crumb illustrò la copertina di Cheaps Thrills per la sua amica Janis Joplin.
La comunione tra musica e fumetto inizia ad esser sistematica sul finire degli anni '70 in Italia e Francia, in modo particolare nelle riviste Metal Hurlant, Cannibale e Frigidaire. Si va dalla semplice citazione di testi e situazioni, sino a vere e proprie Rock Fiction, specie nel fumetto francese. A volte, la citazione musicale, costituisce una vera e propria colonna sonora come in Bandiera Nera di Caza:
il maledetto giradischi del terribile ragazzino che ascolta Bep Bop A Lula per la sesta volta consecutiva!Oppure possiamo ricordare Alack Sinner che indaga in una New York permeata dalle musiche di Lou Reed e Charlie Parker ai tempi dell'uccisione di John Lennon.
E' con Ranxerox che l'avanguardia fa breccia tra i baloons, già dalla sua prima apparizione su Il Cannibale troviamo citati i Ramones ed in seguito troviamo Robert Fripp, Brian Eno, Iggy Pop, Rolling Stones e Devo; frasi, spezzoni disseminati per dare un tono all'atmosfera tecno-suburbana del fumetto firmato da Tamburini-Liberatore. Ma la musica non la si trova citata solo come sottofondo o nel contesto dei dialoghi, le vignette sono piene di riferimenti a dischi o artisti, siamo ancora nell'era del vinile e la copertina di un disco può diventare un'icona, così si rittrovano i poster di Brian Eno su Ranxerox, Frank Zappa sul Penthotal di Pazienza mentre Ramones, Sex Pistols ammiccano nei fumetti-rock del francese Voss.
Non sono pochi i fumetti che prendono a prestito le rockstar e le loro vicende, in quegli anni Philippe Manoeuvre e Serge Clerc realizzano per Metal Hurlant la serie Rock City , brevi storie che hanno come protanisti le icone punk rock del momento, per lo più quelle trsversali più d'avanguardia come i Cramps, ad esempio.
E potremo andare avanti per un bel pezzo, raccontando anche tutte le contaminazioni tra musica e fumetto presenti nel panorama italiano, perchè quelli erano proprio i tempi in cui si cominciava a parlare di multimediale e le varie discipline cominciavano ad intrecciarsi, un'attimo prima che fosse disponibile internet, un'attimo prima che si entrasse nella civiltà del digitale; fu un momento magico di assoluta creatività e di pura sperimentazione di modi e linguaggi, poi tutto, come deve accadere, è confluito nei canali della storia e si è trasformato in altro.
Per concludere, se vi piacciono i fumetti, vi segnalo il blog Datacomics.
sabato 21 maggio 2011
Corto Maltese
Spenderò un post per chi ancora non ha letto almeno un’avventura di Corto Maltese. Una qualsiasi, sono tutte incredibilmente belle ed avvicenti, nessuna esclusa. Sono fumetti ricchi di magia e mistero, dei veri capolavori dell’avventura.Di Corto Maltese mi è sempre piaciuta l’incredibile sintesi del tratto di Hugo Pratt e la sua capacità di rendere con pochi tocchi di chiaro e scuro qualsiasi atmosfera, sia che si trattasse delle lande armene o che fossero le calli veneziane o le spiagge tropicali. Le avventure di questo strano eroe sono affascinanti perché saldamente collocate nel loro contesto storico, così da rendere reale questo personaggio immaginario e facendolo così entrare nel mito.
Non penso ci sia bisogno di dire altro su questo fantastico personaggio e sul suo autore. Se vi piacciono i fumetti e ancora non lo avete letto, non perdete l’occasione di farlo.
Ma se volete altre informazioni su questo personaggio cliccate qui >>>
sabato 21 giugno 2008
Pubblicità e fumetti n°7
A sorpresa ecco un Hugo Pratt che "fa le scarpe" a Corto Maltese utilizzandolo come testimonial. Sempre da un Corto Maltese ( rivista del gruppo RCS ) degli anni '80Se ti interessa uno sguardo attuale su pubblicità e fumetti >>>
lunedì 9 giugno 2008
Pubblicità e Fumetti n°6
E con Toppi completiamo questa campagna pubblicitaria antiforfora. Ma ciò non significa che non ci sia qualcos'altro del genere in giro. Devo rovistare meglio tra le mie riviste.Blueberry e la schiuma da barba >>>
lunedì 26 maggio 2008
lunedì 19 maggio 2008
Pubblicità e Fumetti n°4
Eccoti un Massimo Mattioli in splendida forma per questa campagna pubblicitaria che ormai dovresti conoscere. Magari non conosci o non ricordi Massimo Mattioli?Ebbene Massimo Mattioli è il creatore di Joe Galaxy, di Pinky e di quel Squeak the Mouse che sembra abbia ispirato Grattachecca e Fichetto. Nonostante questo, se non vado errato, per qualche anno è stato pure art director de Il Giornalino.
E' proprio vero che l'Italia è un paese di impuniti (He, he, he).
Eccoti altri interessanti esempi di pubblicità a fumetti >>>
venerdì 16 maggio 2008
Il Ritorno del Cavaliere Oscuro
Nel n° 1 di gennaio 1988, sulle pagine del magazine Corto Maltese, arriva in Italia Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, il fumetto che più di ogni altro ha rinverdito il mito di Batman; anzi secondo Alan Moore, di cui ricordo lo splendido Killing Joke, quest'opera di Miller è quella che toglie Batman dal limbo dei fumetti per portarlo nell'olimpo del mito.Nelle pagine di Corto Maltese, il comic di Miller era appunto introdotto da un bellissimo articolo di Alan Moore che però non ho voglia di riscrivere per intero, a meno che tu non me lo chieda espressamente. Potrei pure accontentarti.
E su questo non ho altro da dire, dato che in rete sull'argomento ne trovate di tutti i colori.
L'unica cosa certa è, che se non fosse stato per l'opera di Miller, quasi certamente il Batman non avrebbe goduto di una nuova giovinezza e a noi ci sarebbe mancato qualcosa.
Se poi pensi che Batman viene creato nel 1939 e che perciò l'anno prossimo compie 70 anni, direi che è una età ragguardevole per un personaggio di fumetti così complicato. Un retaggio del secolo scorso.
Ti consiglio di Visitare DataComics
Ti consiglio di Visitare DataComics
martedì 13 maggio 2008
Pubblicità e Fumetti n°3

Un altro conturbante Manara per questa curiosa campagna Clear del secolo scorso, ma lo fanno ancora il Clear?
Già che ci sono ti segnalo questo articolo su Punto Informatico che elenca i vincitori, con relative motivazioni del Big Brothers Awards 2008. Un premio e un articolo molto interessante che può farci riflettere su molte cosette.
Invece, se vuoi vedere altri esempi dove la pubblicità incontra il fumetto >>>
Invece, se vuoi vedere altri esempi dove la pubblicità incontra il fumetto >>>
venerdì 25 aprile 2008
Pubblicità e Fumetti n°2

E' già passato un mese e manco me ne sono accorto. Il fatto è che sto vivendo un periodo piuttosto complicato e la vita reale mi tiene lontano dai miei impegni con la rete. In effetti sono pure in arretrato con le uscite dell'Agente Rocco e credo che i miei lettori siano piuttosto contrariati per questo.
Comunque sia, eccovi un'altra chicca del passato, un brillante Milo Manara per la campagna Clear uscita sulle pagine di Corto Maltese nella seconda metà degli anni '80 del secolo scorso.
domenica 30 marzo 2008
Pubblicità e Fumetti n°1

Dopo averti proposto l'aberrante Gino goes to Biella della Pionieer, da oggi inizierò con un ciclo di pubblicità forforose sempre di quegli anni. Per la precisione siamo tra il 1986 e il 1987 e le short novel vedono coinvolti i big del fumetto del periodo. Quelle che io ho trovato, le ho ricavate dalla rivista Corto Maltese, credo rappresentino l'intera campagna.
Inizio con un Guido Crepax niente male, ah clicca sull'immagine per ingrandirla...
Una bella riflessione su pubblicità e fumetto >>>
Inizio con un Guido Crepax niente male, ah clicca sull'immagine per ingrandirla...
Una bella riflessione su pubblicità e fumetto >>>
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