Cosa vi posso dire degli Endless Nostalgia? Che era/è una band di pop elettronico degli anni 80 come minimo. Potrei raccontarvi molte cose ma, sinceramente non ne ho voglia. Gustati la loro musica e magari acquista il CD, masterizzato di fresco, Homemade Gloomy Pop lo trovi qui!
Disegnini e pensierini di Federico Rettondini per un mondo migliore, una società felice e un futuro di pace.
giovedì 20 dicembre 2012
ENDLESS NOSTALGIA
Cosa vi posso dire degli Endless Nostalgia? Che era/è una band di pop elettronico degli anni 80 come minimo. Potrei raccontarvi molte cose ma, sinceramente non ne ho voglia. Gustati la loro musica e magari acquista il CD, masterizzato di fresco, Homemade Gloomy Pop lo trovi qui!
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venerdì 9 novembre 2012
Montefiori Cocktail @ Villa Bartolomea parte seconda
Seconda parte del Concerto dei Montefiori Cocktail al Cafè Teatro di Villa Bartolomea il 23 luglio 2012, una serata unica in cui i gemelli Montefiori ci hanno fatto divertire con la loro musica e simpatia. Che volete mai, questi due mi mettono allegria! Vai al Canale Ufficiale
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lunedì 15 ottobre 2012
Cyrano Comics: Pigeon-Man: è arrivato il supereroe piccione!
Cyrano Comics: Pigeon-Man: è arrivato il supereroe piccione!: Pigeon-Man : dopo avvistamenti, articoli sui giornali, notizie radio, video e interviste, Cyrano Comics svela il mistero. L'uomo che si t...
Da House of Mystery: Lo strano caso dell'Uomo Piccione di Verona
Nei giorni 1-2-3-4 novembre, l’associazione culturale Cyrano Comics, che riunisce le giovani promesse del fumetto... continua su House of Mystery: Lo strano caso dell'Uomo Piccione di Verona
domenica 30 settembre 2012
mercoledì 19 settembre 2012
Il Dune su Alejandro Jodorowky
Off-screen | LFSM: Jodorowsky’s Dune: Come riportato dall' Hollywood Reporter , è stato presentato a Cannes un documentario (in fase di realizzazione) sul faraonico adattamento cinematografico che Alejandro Jodorowky aveva iniziato ad allestire in compagnia di artisti del calibro di Moebius e Giger.
sabato 1 settembre 2012
Montefiori Cocktail @Villa Bartolomea
Lo scorso 23 luglio i Montefiori Cocktail si sono esibiti al Café Teatro di Villa Bartolomea. Ne è uscito una bella esibizione, nella quale i due gemelli musicisti ci hanno fatto veramente divertire, ma sopratutto stregati con le loro atmosfere leggere che, dal vivo, sono veramente coinvolgenti. Questa è la prima parte dell'esibizione, prossimamente, editerò le altre. Buon divertimento. Il Sito Ufficiale
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sabato 25 agosto 2012
Un blog in crisi
Attualmente mi sto muovendo in diverse piattaforme con diverse idee e ben confuse. Effettivamente, ora che con un dispositivo mobile mi riesce di caricare velocemente spunti ed idee in maniera rapida, ecco che Materiali Indiscriminati mi è diventato improvvisamente obsoleto. Ho già pensato varie volte di chiuderlo, ma non mi riesce.
Se il destino vorrà, forse questo Blog morirà di morte lenta, naturale, o forse chissà vivrà la lentezza di una vecchiaia eterna. Resterà come un museo, un magazzino di cianfrusaglie a testimoniar il mio breve passaggio su questa terra. Il mio blog su Tumbrl
Se il destino vorrà, forse questo Blog morirà di morte lenta, naturale, o forse chissà vivrà la lentezza di una vecchiaia eterna. Resterà come un museo, un magazzino di cianfrusaglie a testimoniar il mio breve passaggio su questa terra. Il mio blog su Tumbrl
lunedì 30 luglio 2012
venerdì 25 maggio 2012
FUORI DI VESPA 2% @VillaBartolomea
Domenica 27 maggio 2012 hai un'ottima occasione per passar una giornata a Villa Bartolomea in provincia di Verona e di goderti lo scintillante FUORI DI VESPA 2%, motoraduno con musica, bevande, risotti, panini e tanta ottima compagnia per una domenica unica nel suo genere.
Giunto alla seconda edizione, FUORI DI VESPA si sta imponendo come un must per le illustri presenze e i personaggi che vi partecipano.
In pratica, manchi solo te...
Dov'è Villa Bartolomea?
Giunto alla seconda edizione, FUORI DI VESPA si sta imponendo come un must per le illustri presenze e i personaggi che vi partecipano.
In pratica, manchi solo te...
Dov'è Villa Bartolomea?
venerdì 18 maggio 2012
La guerra dei droni
In realtà sull'argomento si sa poco, quel poco che si sa non è nemmeno certo che sia vero; perché quando si tratta di armi innovative succede spesso che la propaganda si mescoli con il segreto militare, sviluppando leggende metropolitane e miti tecnologici che spesso si rivelano semplici bufale per spaventare il nemico.
Una cosa certa è che in questi ultimi anni, le esperienze in Afghanistan e Iraq hanno sviluppato e dato nuovo impulso alla guerra a distanza: la guerra dei droni.
Il primo a calcare il palcoscenico della cronaca è stato il RQ 170 soprannominato la Bestia di Kandahar perchè per almeno tre anni nessuno riusciva a capire che caspita era ed a che cosa servisse quello strano aereo che talvolta solcava il cielo afghano.
Della Bestia, si sapeva solo che esisteva ma nessuno riusciva a capirne l'impiego, se solo ricognitivo o anche d'attacco; bisognerà attendere il 2010 perché la Lockheed confermasse la produzione in serie del velivolo e sembra che sia stato utilizzato proprio come ricognitore dei Navy Seals nella missione di Abbottabad conclusasi con la morte di Osama Bin Laden: naturalmente il Pentagono, com'è d'uso, si è rifiutato di fornire dettagli sulla vicenda.
Così, sempre rivelatosi nel blitz di Abbottabad, è il misterioso elicottero caduto nella missione, a prima vista sembra un Blackhawk, ma uno sguardo più attento ne rivela caratteristiche diverse, tra cui una sorta di pittura antiradar e dettagli costruttivi utili, secondo alcuni, a ridurre il rumore di pale e motore. Quello che si sa e per quanto dicono gli articolisti esperti in tecnologia militare, sembra si tratti di un vecchio progetto ripreso e infine sviluppato per fornire ai reparti speciali un veicolo silenzioso e invisibile, nonchè costosissimo.
Nonostante il dirottamento di un drone da parte degli iraniani, gli States non mollano la ricerca nel settore e continuano a sviluppare prototipi a raffica, testando diverse specializzazioni, sembra anche che in collaudo ci sia un mini-shuttle che preoccupa non poco le autorità cinesi.
La ricerca di sofisticati apparecchi di morte senza pilota sembra sia molto ben vista dall'entourage politico-militare nord americano che forse vuol togliersi definitivamente dalle palle quei fastidiosi morti in battaglia.
Forse le guerre dei droni non sono lontane, forse è solo propaganda, di certo è solo stupida guerra.
Droni letali ma fragili
Una cosa certa è che in questi ultimi anni, le esperienze in Afghanistan e Iraq hanno sviluppato e dato nuovo impulso alla guerra a distanza: la guerra dei droni.
Il primo a calcare il palcoscenico della cronaca è stato il RQ 170 soprannominato la Bestia di Kandahar perchè per almeno tre anni nessuno riusciva a capire che caspita era ed a che cosa servisse quello strano aereo che talvolta solcava il cielo afghano.
Della Bestia, si sapeva solo che esisteva ma nessuno riusciva a capirne l'impiego, se solo ricognitivo o anche d'attacco; bisognerà attendere il 2010 perché la Lockheed confermasse la produzione in serie del velivolo e sembra che sia stato utilizzato proprio come ricognitore dei Navy Seals nella missione di Abbottabad conclusasi con la morte di Osama Bin Laden: naturalmente il Pentagono, com'è d'uso, si è rifiutato di fornire dettagli sulla vicenda.
Così, sempre rivelatosi nel blitz di Abbottabad, è il misterioso elicottero caduto nella missione, a prima vista sembra un Blackhawk, ma uno sguardo più attento ne rivela caratteristiche diverse, tra cui una sorta di pittura antiradar e dettagli costruttivi utili, secondo alcuni, a ridurre il rumore di pale e motore. Quello che si sa e per quanto dicono gli articolisti esperti in tecnologia militare, sembra si tratti di un vecchio progetto ripreso e infine sviluppato per fornire ai reparti speciali un veicolo silenzioso e invisibile, nonchè costosissimo.
Nonostante il dirottamento di un drone da parte degli iraniani, gli States non mollano la ricerca nel settore e continuano a sviluppare prototipi a raffica, testando diverse specializzazioni, sembra anche che in collaudo ci sia un mini-shuttle che preoccupa non poco le autorità cinesi.
La ricerca di sofisticati apparecchi di morte senza pilota sembra sia molto ben vista dall'entourage politico-militare nord americano che forse vuol togliersi definitivamente dalle palle quei fastidiosi morti in battaglia.
Forse le guerre dei droni non sono lontane, forse è solo propaganda, di certo è solo stupida guerra.
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domenica 13 maggio 2012
Il Manager prossimo venturo
Le aziende, piccole o grandi che siano, sono fatte di persone. Sono le qualità delle persone, la loro strutturazione gerarchica e le relazioni tra di esse che, di fatto fanno l'azienda. Spesso, sopratutto nelle aziende della old economy, esperienza, competenza e capacità sono considerati elementi premianti nell'ottenere posizioni chiavi. Il punto debole di questo metodo, sembra sia il fatto che oggi in molte aziende, nelle posizioni chiave, ci siano manager che vengono ancora pesantemente condizionati dai mass media tradizionali e faticano a vedere e capire le potenzialità del web che richiede per loro un approccio diverso, che forse non hanno mai considerato.
All'interno dell'azienda, la comprensione delle potenzialità dell'offerta digitale diventa perciò una scelta consapevole del manager o imprenditore che deve far propria questa cultura e approcciarsi attivamente con essa in modo di entrare a pieno titolo in quell'ecosistema chiamato Enterprise 2.0.
Il concetto di Impresa 2.0 intende l'insieme di approcci organizzativi e tecnologici basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione e la condivisione, con lo scopo di favorire lo sviluppo di reti sociali interne ed esterne all'organizzazione che, interagendo creano un flusso di dati e informazioni utili per capire lo stato delle cose e raccogliere informazioni utili per la vendita di prodotti o l'immagine dell'azienda.
Questo significa che sono necessarie competenze specifiche indirizzate alla tecnologia digitale, ed al suo utilizzo; purtoppo, nonostante la congiuntura economica, la domanda di persone con reali competenze digitali e alta, ma l'offerta è ancora ridotta a pochi professionisti che, investendo nel proprio si sono informati nel settore operando con serietà e competenza.
Knowledge governance e dintorni
All'interno dell'azienda, la comprensione delle potenzialità dell'offerta digitale diventa perciò una scelta consapevole del manager o imprenditore che deve far propria questa cultura e approcciarsi attivamente con essa in modo di entrare a pieno titolo in quell'ecosistema chiamato Enterprise 2.0.
Il concetto di Impresa 2.0 intende l'insieme di approcci organizzativi e tecnologici basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione e la condivisione, con lo scopo di favorire lo sviluppo di reti sociali interne ed esterne all'organizzazione che, interagendo creano un flusso di dati e informazioni utili per capire lo stato delle cose e raccogliere informazioni utili per la vendita di prodotti o l'immagine dell'azienda.
Questo significa che sono necessarie competenze specifiche indirizzate alla tecnologia digitale, ed al suo utilizzo; purtoppo, nonostante la congiuntura economica, la domanda di persone con reali competenze digitali e alta, ma l'offerta è ancora ridotta a pochi professionisti che, investendo nel proprio si sono informati nel settore operando con serietà e competenza.
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lunedì 7 maggio 2012
Perchè regalare clienti a Facebook?
Nei prossimi anni vedremo un grosso espandersi della diffusione di dispositivi portatili quali smartphone e tablet, un po' dura la vedo per i netbook che, a rigor di logica, dovrebbero vedersi rimpiazzati dai più comodi tablet. A questo, possiamo aggiungere che, sebbene non lo vediamo, nascono nuove piattaforme e nuovi protocolli che ogni giorno amplificano, velocizzano, migliorano il rapporto tra le diverse entità della rete.
Questo mutare delle cose fa si che i modelli di marketing tradizionale non siano più validi, perchè cambia pesantemente il rapporto che il cliente ha con il produttore e viceversa. la rivoluzione del web2.0 iniziata dieci anni fa ed ora forse giunta a sua completa maturazione, ha dato agli utenti il potere di creare contenuti web, facilitando lo scambio interpersonale di opinioni. Se teniamo conto che i due terzi degli internauti frequenta social network di vario genere, potete rendervi conto come questo passa parola possa avere effetti positivi o negativi a seconda dei casi.
Teniamo poi conto che il web delle directory, delle categorie è defunto e tutte le sue dinamiche interne si muovono sulla logica delle parole chiave, delle app che creano un sistema interconnesso con un potenziale veramente incredibile.
E' un mondo che fatica ad essere compreso dalle piccole e medie aziende che potrebbero trovare in questa realtà un modus per farsi conoscere sul mercato ed ai potenziali clienti. C'è da tener presente che questi potenziali non si limitano ai social network, anzi, necessitano d'essere integrati con siti di proprietà dove l'azienda può costruire un suo dialogo privilegiato ed interattivo con i propri referenti e poi, magari, utilizzare i social network come veicoli di diffusione dei messaggi.
Il valore gli utenti "portati a casa" viene spesso sottovalutato, affidarsi a servizi terzi, magari gratuiti, si paga con la perdita o la condivisione di quelle informazioni che in realtà sono le più importanti nei modelli competitivi di oggi.
Quello che gli esperti segnalano, il problema da risolvere, non è tanto la mancanza di investimenti delle aziende nelle nuove tecnologie mediatiche, ma la mancanza di un cambiamento culturale ed organizzativo che possa trovare in queste nuove opportunità un suo utilizzo adeguato generando risultati apprezzabili.
Leggi il marketing su Facebook
Questo mutare delle cose fa si che i modelli di marketing tradizionale non siano più validi, perchè cambia pesantemente il rapporto che il cliente ha con il produttore e viceversa. la rivoluzione del web2.0 iniziata dieci anni fa ed ora forse giunta a sua completa maturazione, ha dato agli utenti il potere di creare contenuti web, facilitando lo scambio interpersonale di opinioni. Se teniamo conto che i due terzi degli internauti frequenta social network di vario genere, potete rendervi conto come questo passa parola possa avere effetti positivi o negativi a seconda dei casi.
Teniamo poi conto che il web delle directory, delle categorie è defunto e tutte le sue dinamiche interne si muovono sulla logica delle parole chiave, delle app che creano un sistema interconnesso con un potenziale veramente incredibile.
E' un mondo che fatica ad essere compreso dalle piccole e medie aziende che potrebbero trovare in questa realtà un modus per farsi conoscere sul mercato ed ai potenziali clienti. C'è da tener presente che questi potenziali non si limitano ai social network, anzi, necessitano d'essere integrati con siti di proprietà dove l'azienda può costruire un suo dialogo privilegiato ed interattivo con i propri referenti e poi, magari, utilizzare i social network come veicoli di diffusione dei messaggi.
Il valore gli utenti "portati a casa" viene spesso sottovalutato, affidarsi a servizi terzi, magari gratuiti, si paga con la perdita o la condivisione di quelle informazioni che in realtà sono le più importanti nei modelli competitivi di oggi.
Quello che gli esperti segnalano, il problema da risolvere, non è tanto la mancanza di investimenti delle aziende nelle nuove tecnologie mediatiche, ma la mancanza di un cambiamento culturale ed organizzativo che possa trovare in queste nuove opportunità un suo utilizzo adeguato generando risultati apprezzabili.
Leggi il marketing su Facebook
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giovedì 12 aprile 2012
GLI INCUBI LEGHISTI DEI BARBARI SOGNANTI
Ma davvero credevi che con tutto quello che sta succedendo in casa leghista, e in casa Bossi, potessi perdere questa ghiotta occasione per dire le mie quattro sciocchezze.
Innanzi tutto, tanto per rompere il ghiaccio, il Roberto Maroni si dimostra come al solito almeno una spanna più in alto dei suoi compagni di partito. A differenza delle varie minchiate del Sole delle Alpi e dell'ampolla dell'acqua del fiume sacro, il Maroni fa centro con l'etichetta di Barbari Sognanti.
Fa centro perchè con queste semplici parole descrive esattamente l'essenza della lega e dei leghisti; i leghisti sono barbari, nel senso che gli antichi greci davano agli stranieri. (vedi Wikipedia) perchè per me i Padani non sono italiani, nemmeno europei, sono clandestini; Sognanti, perchè è il mondo dei sogni quello in cui vivono.
Pensate alla mitica terra denominata Padania, la nazione che non esiste, l'Isola che non c'è di Peter Pan (anche lui dalla camicia verde). La Padania è una strana nazione, non esiste, perché la Padania non esiste, ma ha già un parlamento che la amministra: il Parlamento Padano.
Ma questo non è tutto, figuriamoci che la classe politica della Padania CheNonEsiste, si sta dimostrando corrotta come quella di una nazione reale, non solo...la roba più incredibile è che la classe politica della Padania CheNonEsiste ha provato ad esportare illecitamente all'estero importanti somme di denaro! Che se ci pensate, non è roba da poco amministrare male e frodare una nazione CheNonEsiste. Provaci te se sei capace!
Come se non bastasse, in questi giorni, nel Parlamento della Padania CheNonEsiste c'è pure stato un colpo di stato ed il regime ha avuto una sorta di ribaltone. E tutto questo è avvenuto in nome di uno stato che non esiste, di un popolo che non esiste, di una nazione che non esiste.
Se non nei pensieri psichedelici dei Barbari Sognanti.
Innanzi tutto, tanto per rompere il ghiaccio, il Roberto Maroni si dimostra come al solito almeno una spanna più in alto dei suoi compagni di partito. A differenza delle varie minchiate del Sole delle Alpi e dell'ampolla dell'acqua del fiume sacro, il Maroni fa centro con l'etichetta di Barbari Sognanti.
Fa centro perchè con queste semplici parole descrive esattamente l'essenza della lega e dei leghisti; i leghisti sono barbari, nel senso che gli antichi greci davano agli stranieri. (vedi Wikipedia) perchè per me i Padani non sono italiani, nemmeno europei, sono clandestini; Sognanti, perchè è il mondo dei sogni quello in cui vivono.
Pensate alla mitica terra denominata Padania, la nazione che non esiste, l'Isola che non c'è di Peter Pan (anche lui dalla camicia verde). La Padania è una strana nazione, non esiste, perché la Padania non esiste, ma ha già un parlamento che la amministra: il Parlamento Padano.
Ma questo non è tutto, figuriamoci che la classe politica della Padania CheNonEsiste, si sta dimostrando corrotta come quella di una nazione reale, non solo...la roba più incredibile è che la classe politica della Padania CheNonEsiste ha provato ad esportare illecitamente all'estero importanti somme di denaro! Che se ci pensate, non è roba da poco amministrare male e frodare una nazione CheNonEsiste. Provaci te se sei capace!
Come se non bastasse, in questi giorni, nel Parlamento della Padania CheNonEsiste c'è pure stato un colpo di stato ed il regime ha avuto una sorta di ribaltone. E tutto questo è avvenuto in nome di uno stato che non esiste, di un popolo che non esiste, di una nazione che non esiste.
Se non nei pensieri psichedelici dei Barbari Sognanti.
lunedì 26 marzo 2012
I balconi del diavolo
Sui Balconi del Diavolo in realtà nessuno sa molto. Chiedendo in giro non si ottengono buone risposte. Si parla delle solite cose, di sabba, di oscure presenze, fuochi fatui; ma si tratta solo di dettagli vaghi, di cose per sentito dire e non c'è, a dire il vero, alcun racconto o anedotto degno di essere considerato.
A vederli di giorno, i Balconi del Diavolo, sono semplici massi, inermi ed indeffessi come qualsiasi altra roccia. La zona circostante non ha nulla di arcano o di magico, anche se d'inverno, quando le nubi si fanno nebbia e le fronde degli alberi diventano artigli, è vero che il tutto diventa più spettrale: ma non certo più spettrale e triste di qualsiasi altro luogo dei paraggi.
Ma nonostante questo, se vi fermate in quel luogo in una qualsiasi notte di luna piena, potete notare come quelle rocce immemori riflettano una luce bluastra e fredda che non mancherà di farvi correre un sottile brivido lungo la schiena.
Sarà in quel preciso istante che, forte, vi prenderà il rammarico di esservi fermati ai Balconi del Diavolo.
Leggende di montagna
sabato 10 marzo 2012
Il Legionario
Sapeva di essersi definitivamente perso, ma nonostante questo cercava tra le rocce, nel disegno degli alberi e nelle radure, un tronco secco, una pietra oppure un qualsiasi riferimento che lo aiutasse a ritrovare la via.
Si muoveva prudente tra i sentieri appena abbozzati, tra la folta vegetazione, nel brusio degli insetti e nei fischi lontani dei rapaci. La strada era infida e sconosciuta, camminando con pazienza e cautela.
Ancora non disperava, perchè il tramonto era lontano, ma ogni qualvolta abbassava lo sguardo per vedere dove posava i piedi, notava che i sassi ed i detriti sul sentiero, sembravano disegnare una freccia che gli indicava la direzione. Era questione di un’attimo giusto nel momento in cui calava lo sguardo. Poi la forma svaniva, ne perdeva i contorni e non era più in grado di definirla. Certo era che, in quel dedalo boscoso di stretti camminamenti, egli stava seguendo una direzione precisa. Lo aveva capito perchè, in quelle due ore di cammino il paesaggio era mutato: gli alberi si erano fatti più anziani ed il sottobosco più fitto. Era chiaro che da molto tempo, in quel posto nessuno era venuto a far legna.
Aveva dovuto lasciare lo scudo, che si era fatto peso ed ingombrante, tenendosi ben stretto il gladio perchè ben sapeva che la sua uniforme non era ben vista dalle genti del posto. Ma dopo ore ed ore di cammino, ancora non aveva incontrato nessuno.
Dov'erano ora i suoi commilitoni, la legione diretta verso i passi del nord per ricacciare i nomadi barbari che infestavano la pianura? Nemmeno si ricordava in che frangente li aveva persi di vista, teso com'era nel seguire il sentiero misterioso che le pietre sembravano indicargli.
Ed ad un tratto il bosco si aprì su in ampia radura erbosa baciata da un sole insolitamente caldo, la stanchezza si fece sentire e, nel folto dell'erba si perse l'indicazione del suo destino. Non poteva esserne certo, ma qualcosa gli diceva d'essere giunto alla meta del suo cammino.
Si sedette su di una roccia, per cercar riposo, mentre s'immergeva quel remoto luogo di pace, gli giunsero i guaiti dei lupi nel bosco.
Leggende di Roma Antica
giovedì 8 marzo 2012
Case in legno e bioedilizia
Recentemente, mi sono ritrovato a collaborare con un'azienda specializzata in case in legno. Quello che più mi ha sorpreso è l'alto tasso tecnologico presente nella costruzione di una casa con materiali naturali.
Anzi, direi proprio che la bioedilizia, pur mantenendo i suoi alti standard di compatibilità ambientale, è un concentrato di alta tecnologia molto più avanzato rispetto all'edilizia tradizionale basata sul laterizio e questo, a pensarci bene, è quasi un paradosso visto che la casa in legno è stata la prima costruzione residenziale fatta dall'uomo.
Quando si pensa a una casa in legno, la prima immagine che si presenta alla mente sono le casette da giardino o i chioschi che solitamente troviamo nei centri sportivi. La realtà è però ben diversa e molto articolata perchè, nella costruzione di abitazioni in legno, sono ora disponibili una vasta gamma di metodi costruttivi capaci di far fronte ad ogni esigenza residenziale e stile architettonico.
Sul piano economico, il costo di un'abitazione in legno si avvicina e talvolta supera quello di una pari abitazione in edilizia tradizionale, ma l'impatto economico viene facilmente e velocemente assorbito dagli alti risparmi energetici che questo tipo di abitazioni offre da subito, con qualsiasi clima ed in qualsiasi stagione.
Attualmente, una delle tecnologie più impiegate è quella dei pannelli X-Lam, pannelli in legno dotati di diversi tipi di coibentazione, che sfruttano la forza delle fibre del legno per costruire strutture elastiche e resistenti, veloci da costruire e capaci di adattarsi ad ogni esigenza di stile architettonico, anzi, con questo tipo di costruzione, si possono ricavare forme e volumi più facilmente rispetto ad altri metodi.
Se vuoi avere un idea di come viene costruita una casa in legno, ti consiglio di visitare questa pagina.
Ma in sintesi, quali sono i vantaggi offerti da una casa in legno? Quelli messi in evidenza dai costruttori sono principalmente sono i seguenti:
La struttura leggera, flessibile e compatta di una casa in legno presenta un’elevata resistenza sismica ed al fuoco. I materiali usati nella costruzione resistono nel tempo più e meglio di tantissimi altri materiali comunemente impiegati nell’edilizia.
Le caratteristiche del legno offrono un ottimo abbattimento del rumore esterno ed un alto grado di isolamento termico stagionale, invernale ed estivo, permettendo un notevole risparmio energetico. Nel complesso una costruzione in legno ha un bilancio energetico positivo ed a basso impatto ambientale.
La salubrità di una casa in legno non ha paragoni. L’ igroscopicità del legno e le sue qualità naturali di alta traspirabilità restituiscono un' assenza di condense o muffe e di sostanze nocive per la salute. Il tutto, crea un clima abitativo sano che allontana i rischi di patologie reumatiche e respiratorie tipiche di ambienti malsani (si stima che trascorriamo il 90% della nostra vita in ambienti chiusi).
Costruire un'abitazione in legno offre massima libertà di progettazione e nel tempo richiede facile e scarsa manutenzione; mantenendo di conseguenza il suo valore nel tempo.
Date le caratteristiche dei materiali utilizzati, una casa in legno richiede un' attenta progettazione e la massima precisione esecutiva (per questo, ogni costruttore segue dei protocolli ben precisi a garanzia del cliente) ciò permette di avere costi e tempi di realizzazione certi e veloci. Visita questo sito
lunedì 5 marzo 2012
La via del Sentiero Ombroso
Le genti di Vallesconta raccontano di una pista nel bosco chiamato il Sentiero Ombroso. Anche i bambini sanno che questo percorso si trova alla base della Sella Maestra ma nessuno è in grado di indicarvi con precisione dove esso inizi.
La storia vuole che quel sentiero sia visibile solo in determinate ore di determinati giorni dell’anno, ore e giorni di cui si è perso il ricordo; se anche qualcuno vi dirà di conoscerle, state certi che vi farà fare un viaggio a vuoto.
Il Sentiero Ombroso, una volta individuato nella boscaglia, si riconosce subito perchè inizia con sette gradini scavati nella roccia, salendo i quali si può arrivare agevolmente, così narra la leggenda, nella terra della Regina delle Fate.
Molte storie narrano di incauti viandanti che, ignari d’aver imboccato la magica pista, rimasero per troppo tempo in quella terra incantanta. Al loro ritorno nel mondo degli uomini, scoprirono con sgomento che nulla era più come prima: che i secoli erano passati come secondi, crollati erano gli imperi, lasciando lo spazio a nuovi domini e che la loro città e il loro popolo erano ormai lontana leggenda. Vedi
giovedì 1 marzo 2012
In quella parte di bosco
Si raccontava che, in quella parte del bosco, vivessero delle creature strane, c’è chi diceva si trattasse di elfi, mentre altri sostevano fossero folletti, altri ancora erano convinti che vi fosse l’accesso al Regno delle Fate, mentre altri, ma erano pochi a dire il vero, erano pronti a giurare che, in quella parte del bosco, vi avessero trovato rifugio le ultime Driadi.
Qualsiasi cosa pensasse ci fosse, la gente di Vallesconta evitava quella parte di bosco, perchè, qualsiasi cosa ci fosse, nessuno in cuor suo sapeva come comportarsi se si fosse trovato faccia a faccia con una di queste creature.
Provate perciò ad immaginare la sorpresa di Lucindo quando, in quel mese d’ottobre, scese in paese dalla strada che, tutti sapevano, attraversava quella parte del bosco. Non era ancora entrato nell’osteria che Rino lo fermò bruscamente:-Hai visto niente?-
Lucindo lo guardò strano, come sorpreso quella domanda. Il suo silenzio in verità non durò molto, ma per tutti i presenti quei due secondi furono interminabili: -Si! Ma non ci crederai.- rispose - Ci sono dei funghi grossi così!-
Ed aprì il suo cesto con i frutti del lauto raccolto.
Leggi una suggestione
sabato 25 febbraio 2012
La Lega Nord e le mistificazioni storiche
Alla ricerca di una motivazione plausibile che ne desse lustro e importanza, i poteri politici di ogni epoca hanno sempre ritenuto necessario riscrivere la storia per poter giustificare la loro esistenza e sopratutto, la legittimazione del loro potere.
Come primo eclatante esempio mi viene in mente quel mantovano di Virgilio Marone che, per compiacere il primo imperatore Ottaviano Augusto, scrisse l'Eneide dando ai pecorari latini le nobili origini di esuli troiani e perciò un lignaggio nobiliari ai fondatori della città eterna.
Nel medioevo, diversi regnanti, Carlo il Magno per esempio, fecero a gara per farsi ratificare dal papa in carica la qualifica di Imperatore del Sacro Romano Impero, con lo scopo di avere una legittimazione legale a poter invadere le popolazioni confinanti e ricostruire l'impero latino che era andato perduto; questa storia andò avanti sino agli Asburgo.
Con il XX secolo, il caso più eclatante di mistificazione fu quello operato dal nazismo che infilò la croce uncinata in ogni momento della storia tedesca, cercando di far passare l'idea che gli ideali nazisti fossero sempre stati presenti nella cultura germanica (ovvio che così non era).
Alla fine del secolo breve, la Lega Nord ci riprova sfoderando l'arcaico Sole delle Alpi, un simbolo effettivamente presente nella cultura storica alpina da tempi remoti. Su questa pagina, trovi i significati che oggi, la Lega Nord attribuisce a questo simbolo e, come si può ben vedere, essi travalicano i significati originali del simbolo e ne aggiungono di nuovi e strumentali per dare al partito politico una collocazione storica che in realtà non ha (essendo di nascita recente).
Intanto c'è da precisare che il Sole delle Alpi non è un sole e nemmeno è delle alpi, si tratta infatti di un simbolo che si ritrova già nella civiltà Assira, Egiziana ed Etrusca, ed è noto come Fiore della Vita. Non è nemmeno un simbolo celtico in senso stretto, infatti è presente in tutte le civiltà del centro italia e sardegna oltre che, naturalmente, nelle culture celtiche dell'arco alpino. Insomma, il Fiore della Vita è uno di quei simboli ancestrali condiviso da culture diverse.
Ora, tra i significati che la Lega Nord assegna al Fiore della Vita, c'è il seguente:
E giunti a questo punto, io comincerei a fare delle distinzioni, ma sopratutto, mi divertirò a ragionare alla leghista, cosa che per altro non richiede molto sforzo. br />
Innanzi tutto io sono Veneto, nato in Veneto e perciò discendente di quei Veneti che vivevano in queste lande 2000 anni prima di Cristo e che avevano ben poco da spartire con i Galli Boi, Insubri Cenomanni che vivevano nella pianura padana in quei tempi.
Anzi, noi Veneti siamo emigrati in veneto, non si sa bene da dove, abbiamo fatto sloggiare gli Euganei e ci siamo presi le miniere di ferro e altro vicine a Padova. Con i Celti, quelli del Sole delle Alpi, abbiamo sempre avuto problemi perchè sono dei piantagrane.
Per fortuna, ad un certo punto sono arrivati i Romani che erano gente precisa e pagava in oro, già nel 390 a.C. avevamo fatto una serie di accordi con il Senato della Repubblica (Romana) perchè non ne potevamo più di quei barbari che pensavano solo a far casino, bere birra e far feste (che qui c'erano delle miniere da mandare avanti e non c'era tempo di andar rubar nelle case come faceva quel teppista di Brenno: uno che non ha mai lavorato in vita sua e si era messo a far politica).
Perciò, in virtù di questa realtà storica io penso che:
1) Io come Veneto con i Celti ho ben poco spartire.
2) Come dice un vecchio adagio: "mejo un roman in casa che un celta alla porta"
3) Ripensando al passato, dai celti della lombardia abbiamo avuto solo rogne (persino ai tempi della Serenissima con i lombardi l'era sempre una guerra.
4) Bossi e i suoi Celti prima di entrare in Veneto devono bussare e chiedere permesso perchè questa non l'è terra sua.
5) I Romani prima di entrare nel Veneto devono bussare, chiedere permesso ma tanto sanno che la porta è aperta perchè con loro c'è un contratto da lunga data ( e poi sono così simpatici; tranne Alemanno che, come dice il nome deve averci origini celtiche).
Morale: La storia ci insegna che il Veneto ci ha sempre guadagnato a stare con Roma, mentre a star con i lombardi no (ci chiamavano i terroni del nord, ricordate?). Ora, sti 4 scalzacani, si sono messi in testa di far la Padania e ci vogliono far credere che noi siamo tutti un popolo...che a mi, solo al pensiero di appartenere al stesso popolo del Trota o a Borghezio...basta, mi fermo qua.
Come primo eclatante esempio mi viene in mente quel mantovano di Virgilio Marone che, per compiacere il primo imperatore Ottaviano Augusto, scrisse l'Eneide dando ai pecorari latini le nobili origini di esuli troiani e perciò un lignaggio nobiliari ai fondatori della città eterna.
Nel medioevo, diversi regnanti, Carlo il Magno per esempio, fecero a gara per farsi ratificare dal papa in carica la qualifica di Imperatore del Sacro Romano Impero, con lo scopo di avere una legittimazione legale a poter invadere le popolazioni confinanti e ricostruire l'impero latino che era andato perduto; questa storia andò avanti sino agli Asburgo.
Con il XX secolo, il caso più eclatante di mistificazione fu quello operato dal nazismo che infilò la croce uncinata in ogni momento della storia tedesca, cercando di far passare l'idea che gli ideali nazisti fossero sempre stati presenti nella cultura germanica (ovvio che così non era).
Alla fine del secolo breve, la Lega Nord ci riprova sfoderando l'arcaico Sole delle Alpi, un simbolo effettivamente presente nella cultura storica alpina da tempi remoti. Su questa pagina, trovi i significati che oggi, la Lega Nord attribuisce a questo simbolo e, come si può ben vedere, essi travalicano i significati originali del simbolo e ne aggiungono di nuovi e strumentali per dare al partito politico una collocazione storica che in realtà non ha (essendo di nascita recente).
Intanto c'è da precisare che il Sole delle Alpi non è un sole e nemmeno è delle alpi, si tratta infatti di un simbolo che si ritrova già nella civiltà Assira, Egiziana ed Etrusca, ed è noto come Fiore della Vita. Non è nemmeno un simbolo celtico in senso stretto, infatti è presente in tutte le civiltà del centro italia e sardegna oltre che, naturalmente, nelle culture celtiche dell'arco alpino. Insomma, il Fiore della Vita è uno di quei simboli ancestrali condiviso da culture diverse.
Ora, tra i significati che la Lega Nord assegna al Fiore della Vita, c'è il seguente:
sta ad indicare infine i sei ceppi etnolinguistici della Padania: i Celto-italici, i Veneti, i Tedeschi, i Friulani, i Ladini e gli Occitani-Arpitani.Il motivo di questa scelta è molto semplice e intuibile, l'intenzione è quella di unificare sotto la stessa bandiera popoli, etnie, culture storiche diverse (ormai estinte da un millennio) con lo scopo di accomunarle contro il predominio di Roma "Babilonia" Ladrona.
E giunti a questo punto, io comincerei a fare delle distinzioni, ma sopratutto, mi divertirò a ragionare alla leghista, cosa che per altro non richiede molto sforzo. br />
Innanzi tutto io sono Veneto, nato in Veneto e perciò discendente di quei Veneti che vivevano in queste lande 2000 anni prima di Cristo e che avevano ben poco da spartire con i Galli Boi, Insubri Cenomanni che vivevano nella pianura padana in quei tempi.
Anzi, noi Veneti siamo emigrati in veneto, non si sa bene da dove, abbiamo fatto sloggiare gli Euganei e ci siamo presi le miniere di ferro e altro vicine a Padova. Con i Celti, quelli del Sole delle Alpi, abbiamo sempre avuto problemi perchè sono dei piantagrane.
Per fortuna, ad un certo punto sono arrivati i Romani che erano gente precisa e pagava in oro, già nel 390 a.C. avevamo fatto una serie di accordi con il Senato della Repubblica (Romana) perchè non ne potevamo più di quei barbari che pensavano solo a far casino, bere birra e far feste (che qui c'erano delle miniere da mandare avanti e non c'era tempo di andar rubar nelle case come faceva quel teppista di Brenno: uno che non ha mai lavorato in vita sua e si era messo a far politica).
Perciò, in virtù di questa realtà storica io penso che:
1) Io come Veneto con i Celti ho ben poco spartire.
2) Come dice un vecchio adagio: "mejo un roman in casa che un celta alla porta"
3) Ripensando al passato, dai celti della lombardia abbiamo avuto solo rogne (persino ai tempi della Serenissima con i lombardi l'era sempre una guerra.
4) Bossi e i suoi Celti prima di entrare in Veneto devono bussare e chiedere permesso perchè questa non l'è terra sua.
5) I Romani prima di entrare nel Veneto devono bussare, chiedere permesso ma tanto sanno che la porta è aperta perchè con loro c'è un contratto da lunga data ( e poi sono così simpatici; tranne Alemanno che, come dice il nome deve averci origini celtiche).
Morale: La storia ci insegna che il Veneto ci ha sempre guadagnato a stare con Roma, mentre a star con i lombardi no (ci chiamavano i terroni del nord, ricordate?). Ora, sti 4 scalzacani, si sono messi in testa di far la Padania e ci vogliono far credere che noi siamo tutti un popolo...che a mi, solo al pensiero di appartenere al stesso popolo del Trota o a Borghezio...basta, mi fermo qua.
mercoledì 22 febbraio 2012
Faccio viaggio con biglietto
Oggi io faccio piccolo viaggio di memoria in mio passato con questo biglietto.
Un tempo ATM era solo Azienda Trasporti Milano, ora gli ATM sono anche i bancomat. Ma in epoca di questo bilgietto i bancomat erano da poco stati diffusi e nessuno si sognava di chiamarli atm, ora invece, sono così famosi che ci hanno fatto pure un film
Mi sa tanto che come film è una cagata non da poco, se andate a vederlo, fatemi sapere se mi sono sbagliato.
Per qualche strana sinapsi mentale, mi è venuto in mente Lasciami Entrare che non ho ancora avuto il coraggio di guardare perchè mi sa tanto che uno di quei film crudeli che ti fanno veramente star male.
Approposito di film, oggi una giovane ragazza mi ha chiesto chi è Ennio Morricone...gli ho risposto e gli ho consigliato di informarsi sul web ( o educatamente evitato ogni altro commento ) comunque stiano le cose, sono sempre più convinto che l'era di internet non ammette ignoranza.
Che vuoi mai che sia? Piccolo viaggio è già finito, io stanco vado a dormire. Ronf.
Un tempo ATM era solo Azienda Trasporti Milano, ora gli ATM sono anche i bancomat. Ma in epoca di questo bilgietto i bancomat erano da poco stati diffusi e nessuno si sognava di chiamarli atm, ora invece, sono così famosi che ci hanno fatto pure un film
Mi sa tanto che come film è una cagata non da poco, se andate a vederlo, fatemi sapere se mi sono sbagliato.
Per qualche strana sinapsi mentale, mi è venuto in mente Lasciami Entrare che non ho ancora avuto il coraggio di guardare perchè mi sa tanto che uno di quei film crudeli che ti fanno veramente star male.
Approposito di film, oggi una giovane ragazza mi ha chiesto chi è Ennio Morricone...gli ho risposto e gli ho consigliato di informarsi sul web ( o educatamente evitato ogni altro commento ) comunque stiano le cose, sono sempre più convinto che l'era di internet non ammette ignoranza.
Che vuoi mai che sia? Piccolo viaggio è già finito, io stanco vado a dormire. Ronf.
lunedì 20 febbraio 2012
Casarotti e i Nuovi Cedrini
Oggi partiamo questo caso il biglietto del Casarotti and Frenz, per fare una breve conoscenza del personaggio e della sua band.
Perciò, cominciamo con Casarotti and Frenz tenutosi al Teatro Romano l'8 settembre del 2009, durante l'evento c'ho ricavato alcune clip che potete vedere qui.
Ma chi è Fabio Casarotti? Potete approfondire la sua conoscenza tramite un'altro video e il sito ufficiale dei Nuovi Cedrini.
E chiudo semplicemente con la ricetta delle Fritole alla veneziana ( con i cedrini per l'appunto).
lunedì 13 febbraio 2012
Facezie per un lunedi di febbraio

Al tramonto si sentono cattivi odori perchè scureggia.
L'architetto costruì una volta. Per sempre...
L'architetto costruì una volta. Per sempre...
Nonostante fosse privo di una gamba, lo cacciò su due piedi.
Per pagarsi gli studi di canto, lavorava come stagionale nelle poste. Impostò la sua voce nella buca delle lettere.
Un giorno, un uomo sognò di essere una farfalla.
Ora lo potete ammirare nella mia collezione.
domenica 12 febbraio 2012
Il magazzino di Mètal Hurlant 3
Anche per oggi una dose di recnsioni apparse su Mètal Hurlant.
STEFANIA
(Panny Shop -Piazzale Clodio- Roma)
La scusa dei blue-jeans che ganno male, per poi finire sempre a far l'amore (Pupo)
Entri in negozio e già ti senti affascinato. Non ne esiste una che, a vent'anni o poco più, abbia capito così a fondo l'arte di vendere. Il suo metodo è semplice ma di sicuro effetto: scelti i pantaloni giusti, indossati nella cameretta apposita (dove speri sempre che entri all'improvviso), comincia un gioco che sa molto di pirandelliano. "Stai bene", "no, non sei affatto grasso", "sei carino", "perchè dici di avere il sederone", il tutto condito da sorrisi mozzafiato e da lunghi sguardi profondi.
Si esce dal suo negozio con un numero incredibile di pantaloni, ma il bello è che non vedi l'ora di tornare a comprarne altri.
Tu non sai se Stefania finge fino a che punto, sai solo d'essere pazzamente innamorato. Comunque, cercate di non cadere nelle sue arti subdole: infatti è piuttosto imbarrazzante ritrovarsi in una quindicina davanti al negozio tutti con la scusa della lampo difettosa. (l.r.)
THOMAS DE QUINCEY: CONFESSIONI DI UN OPPIOMANE
(Einaudi - £ 3.000)
Astuto benpensante inglese, famoso nella Londra vittoriana per aver detto spesso in pubblico per una quarantina d'anni: "Ancora una e poi basta". (o.c.)
Da Mètal Hurlant ad Heavy Metal
STEFANIA
(Panny Shop -Piazzale Clodio- Roma)
La scusa dei blue-jeans che ganno male, per poi finire sempre a far l'amore (Pupo)
Entri in negozio e già ti senti affascinato. Non ne esiste una che, a vent'anni o poco più, abbia capito così a fondo l'arte di vendere. Il suo metodo è semplice ma di sicuro effetto: scelti i pantaloni giusti, indossati nella cameretta apposita (dove speri sempre che entri all'improvviso), comincia un gioco che sa molto di pirandelliano. "Stai bene", "no, non sei affatto grasso", "sei carino", "perchè dici di avere il sederone", il tutto condito da sorrisi mozzafiato e da lunghi sguardi profondi.
Si esce dal suo negozio con un numero incredibile di pantaloni, ma il bello è che non vedi l'ora di tornare a comprarne altri.
Tu non sai se Stefania finge fino a che punto, sai solo d'essere pazzamente innamorato. Comunque, cercate di non cadere nelle sue arti subdole: infatti è piuttosto imbarrazzante ritrovarsi in una quindicina davanti al negozio tutti con la scusa della lampo difettosa. (l.r.)
THOMAS DE QUINCEY: CONFESSIONI DI UN OPPIOMANE
(Einaudi - £ 3.000)
Astuto benpensante inglese, famoso nella Londra vittoriana per aver detto spesso in pubblico per una quarantina d'anni: "Ancora una e poi basta". (o.c.)
Da Mètal Hurlant ad Heavy Metal
sabato 11 febbraio 2012
Il Magazzino di Mètal Hurlant 2

Anche pero oggi una dose di recenzioni tratte dalla rubrica Magazzino sulle pagine dell'edizione italiana di Mètal Hurlant.. Recensioni piuttosto irreventi ed anche delle cose più impensabili. Ve ne ho selezionate alcune:
MISTERORANGE - Eldorado £ 150
Chissà che cosa vi aspettate, dopo aver sentito il nome di questo gelato. Esotismo a go-go, tramonti su Rio de Janeiro, atmosfere tropicali, passeggiate amazzoniche. Roba da Corto Maltese, come minimo. Spiacente di deludervi, ma trattsi di un normalissimo ghiacciolo o stick alla fragola (coloranti lo hanno reso rossissimo) con l'interno di arancia (tipo arancia, una roba arancione). Il mistero è tutto qui. Se siete delusi consolateci con uno Zaccaria, cornetto color melma alla gran frutta e verdura. (r.r.)
GOMMOLO - Eldorado £ 300
Sarebbe un normalissimo cornetto panna&fragola, se non fosse per un particolare a suo modo raccapricciante. E cioè che a un certo punto la cialda si interrompe e comincia un piccolo cono di plastica, in cui è contenuta una gomma americana sferica, tipo quelle dei distributori automatici di qualche anno fa. E cos'è? Il premio di consolazione? Siccome il gommolo faceva schifo, signor Eldorado, lei ci rifila la gomma americana? Ma le sembra il modo di vendere dei gelati, questo? Non ho capito. Eh insomma. E poi, se proprio voleva fare le cose in grande, perchè non ci ha messo dentro una bella braciolina di maiale? (s.c.)
PIEDONE - Eldorado £ 250
Ingrandimento bizzarro del piede, di color pelle al sapore di fragola. Piacevole ma stanca presto. Attendiamo, sempre in bustina, anche il resto "Manone", "Occhione", "Orecchione", "Braccione"
Altre cose degli Anni '80
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Gli Articoli Ritrovati
venerdì 10 febbraio 2012
Il Magazzino di Mètal Hurlant 1
Uscita nei primi anni '80, l'edizione italiana di Mètal Hurlant, edita dalle Edizioni Nuova Frontiera, si distingueva per una cura editoriale particolare, molto calata sugli interessi di cultura pop del periodo. Fumetti a parte, gli articoli che preferivo erano le recensioni varie raccolte nella rubrica Magazzino, in cui gli autori recensivano di tutto, dal libro al ghiacciolo, senza esclusioni di colpi. Ora, tra i pochi numeri di Metal che mi sono rimasti, vi riproporrò in questo post e nei prossimi, le recensioni che ho trovato più salaci e divertenti.
THE CLASH -COMBAT ROCK (CBS)
Gruppuscolo dell'estrema sinistra con un discreto numero di seguaci, i Clash sono fra quelli che meglio hanno effettuato una sintesi fra combattività e processi industriali di mercato.
Il loro ultimo simbolo è una stella rossa a cinque punte circoscritta con un cerchio giallo; sovrapposte sono un libro sulle cui pagine sono raffigurate una pistola e la dicitura "il futuro non è scritto" e sotto un altra frase: "conosci i tuoi diritti".
Altri volantini di denuncia musicale sono Car jamming, Red Angel Dragnet, Atom Tan ed altre in una gran miscela di funk, reggae, beat, punk.
Molto più scarno e secco di Sandinista, di questo disco conserva la poliedricità internazionalista. Guest Stars sono: Lauren Bacall, la Casbah, Robert De Niro, New York, Rimbaud, Benny Goodman, Leggere i testi per credere. (t.m.)
THE B52's -MESOPOTAMIA (Island)
Quando uscì questo disco, qualcuno era in Francia. Vide il nuovo disco dei B52's in vendita a soli 38 franchi, cioè a solo 8.170 lire (in Italia ormai un disco costa dalle 10 mila alle 12 mila) e, stupido come un passero in amore, se lo comprò saltellando di gioia per l'affare in quell'istante compito. Poi tornò in Italia e scoprì che da noi, veniva venduto a 6.500 lire. Bhè, comunque ne valeva la pena. (l.b.)
THE MOTELS - ALL FOUR ONE (Capitol)
Martha Davis, la cantante è una bamboletta arrapante. Il disco non so com'è, non l'ho comprato: Playmen costa di meno e ci sono più bambole arrapanti.
THE CLASH -COMBAT ROCK (CBS)
Gruppuscolo dell'estrema sinistra con un discreto numero di seguaci, i Clash sono fra quelli che meglio hanno effettuato una sintesi fra combattività e processi industriali di mercato.
Il loro ultimo simbolo è una stella rossa a cinque punte circoscritta con un cerchio giallo; sovrapposte sono un libro sulle cui pagine sono raffigurate una pistola e la dicitura "il futuro non è scritto" e sotto un altra frase: "conosci i tuoi diritti".
Altri volantini di denuncia musicale sono Car jamming, Red Angel Dragnet, Atom Tan ed altre in una gran miscela di funk, reggae, beat, punk.
Molto più scarno e secco di Sandinista, di questo disco conserva la poliedricità internazionalista. Guest Stars sono: Lauren Bacall, la Casbah, Robert De Niro, New York, Rimbaud, Benny Goodman, Leggere i testi per credere. (t.m.)
THE B52's -MESOPOTAMIA (Island)
Quando uscì questo disco, qualcuno era in Francia. Vide il nuovo disco dei B52's in vendita a soli 38 franchi, cioè a solo 8.170 lire (in Italia ormai un disco costa dalle 10 mila alle 12 mila) e, stupido come un passero in amore, se lo comprò saltellando di gioia per l'affare in quell'istante compito. Poi tornò in Italia e scoprì che da noi, veniva venduto a 6.500 lire. Bhè, comunque ne valeva la pena. (l.b.)
THE MOTELS - ALL FOUR ONE (Capitol)
Martha Davis, la cantante è una bamboletta arrapante. Il disco non so com'è, non l'ho comprato: Playmen costa di meno e ci sono più bambole arrapanti.
giovedì 9 febbraio 2012
Insultare via fax ed Equitalia

Equipaggio: Quadrupede specializzato nello sorreggere lo strascico di una sposa.
Equocanone: Incrocio tra un cavallo e un San Bernardo.
Equinozio: Matrimonio tra cavalli.
Equi: Si dice quando due cavalli sono uguali.
Equanime: Cavalli morti.
Equazione: Calcolo usato nella compravendita dei cavalli
Equa: La bevanda preferita dal cavallo
Equilibrio: Libro realizzato in pelle equina
Equivoco: Cavallo parlante
Equino: Cavallo assente
Equitalia: Agenzia che farebbe meglio darsi all'ippica.
Vedi altre definizioni divertenti
Equivoco: Cavallo parlante
Equino: Cavallo assente
Equitalia: Agenzia che farebbe meglio darsi all'ippica.
Vedi altre definizioni divertenti
mercoledì 8 febbraio 2012
Ancora il Dizionario illustrato

Caos: nazione dell'Indocina in perenne confusione. Capro espiatorio: Ovino in missione segreta. Contrario: l'opposto di oirartnoc.
Nota: Non molte, ma alcune tra le più brillanti definizione sparse in questo blog, sono frutto della mente di Zack Galassi, altre dello scontro tra le nostre due formidabili intelligenze
martedì 7 febbraio 2012
l'Inizio e la Fine

Non so se sto facendo bene, ma sto riorganizzando questo blog, perchè la disposizione di alcuni argomenti non mi piacciono o perchè ho notato che alcuni vecchi post a cui tenevo sono stati brutalmente snobbati. Siccome io credo nelle mie cose e sono saldo nelle mie convinzioni, ve li ripropongo...non si mai
In principio era il verbo. Allora Dio disse:-E il sostantivo?-
Alcuni teologi si stanno chiedendo se il Giudizio Universale sarà in trentesimi o sessantesimi.
Battute sulla fine del mondo
lunedì 6 febbraio 2012
Il mostro e il mistero secondo OdB - parte 5
Con questo, concludiamo la rilettura di questo prezioso articolo di Oreste del Buono riferito a Jean Giraud alias Moebius. Tra l'altro, questa è in assoluto la parte più interessante dell'intero, illuminante, scrittto.
"Adesso provo a spiegarvi perchè faccio comics senza sceneggiatura", Moebius, che ormai pare non essere più identificabile con jean Giraud, figurarsi con Gir di Blueberry, da qui in poi sarà esclusivamente, prepotentemente, universalmente Moebius e basta scrive così in un editoriale di Mètal Hurlant del 1975, l'ultimo numero del primo anno di attività della rivista.
"Voglio raccontarvi minuziosamente i tormenti della creazione. Voglio spifferare tutto, peggio, confessarmi del tutto. In realtà è molto semplice: da una parte ci sono tutti quelli che raccontano storie à chute; à esploits; à message; à morale; à gags...!"
"1) à chute: è facile, occorre solo contraddire l'immagine precedente. Il problema viene dalla qualità della contraddizione. Più l'affermazione iniziale è marcata, più la giravolta finale sarà gustata. Il procedimento è molto chiaro. E altrettanto artificiale!...
"2) à esploits: dare una gamma di poteri a un tipo o a un gruppo e metterlo di fronte a un altro tipo di gruppo i cui poteri sono leggermenti superiori in apparenza. L'astuzia consiste nel far vincere il più debole. La scelta dell'astuzia sarà il messaggio politico-morale dell'autore...
"3) à message: c'è sempre un messaggio, ma l'autore pensa che la qualità del suo è tale da dover diventare scheletro e a volte anche muscoli, nervi e sangue. A volte, è vero, sopratutto per le minoranze culturali...
"4) à morale: si ritrova la stessa struttura della storia à chute, ma la contraddizione può essere meno evidente...
"5) à gags: ogni fase ricostruisce e comprime i quattro esempi precedenti con dosaggi variati. Dato che il messaggio politico è implicito, perchè solle citarlo? Perchè aspettare la fine per contraddirsi? Perchè dare la vittoria al più debole? Perchè aver paura di essere soli nel buio a gridare aiuto? Non c'è alcuna ragione perchè una storia sia come una casa con una porta per entrare, dalle finestre per guardare gli alberi e un camino per il fumo. Si può benissimo immaginare una storia in forma d'elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino..."
Più chiari di così si muore. Ma da Mètal Hurlant dapprima in espansione come gruppo e in seguito come gruppo in crisi proprio per megalomania, poi, di nuovo riassestato in un'organizzazione che è la smentita degli inizi, l'arte di Moebius conquista il mondo, provocando infinite imitazioni dei tratti più superficiali di uno stile che ha, invece, la sua forza trionfante nella disgregazione del fumetto. Ma non a favore della pittura. A favore, di un'immagine sempre più dinamica. Lo sconfinamento di Moebius nel cinema è inevitabile, ma non sarà uno socnfinamento per accettare le regole di un modo di narrare che ha la stessa età del fumetto. Sarà uno socnfinamento per dettarne di nuove.
Moebius e il cinema
"Adesso provo a spiegarvi perchè faccio comics senza sceneggiatura", Moebius, che ormai pare non essere più identificabile con jean Giraud, figurarsi con Gir di Blueberry, da qui in poi sarà esclusivamente, prepotentemente, universalmente Moebius e basta scrive così in un editoriale di Mètal Hurlant del 1975, l'ultimo numero del primo anno di attività della rivista.
"Voglio raccontarvi minuziosamente i tormenti della creazione. Voglio spifferare tutto, peggio, confessarmi del tutto. In realtà è molto semplice: da una parte ci sono tutti quelli che raccontano storie à chute; à esploits; à message; à morale; à gags...!"
"1) à chute: è facile, occorre solo contraddire l'immagine precedente. Il problema viene dalla qualità della contraddizione. Più l'affermazione iniziale è marcata, più la giravolta finale sarà gustata. Il procedimento è molto chiaro. E altrettanto artificiale!...
"2) à esploits: dare una gamma di poteri a un tipo o a un gruppo e metterlo di fronte a un altro tipo di gruppo i cui poteri sono leggermenti superiori in apparenza. L'astuzia consiste nel far vincere il più debole. La scelta dell'astuzia sarà il messaggio politico-morale dell'autore...
"3) à message: c'è sempre un messaggio, ma l'autore pensa che la qualità del suo è tale da dover diventare scheletro e a volte anche muscoli, nervi e sangue. A volte, è vero, sopratutto per le minoranze culturali...
"4) à morale: si ritrova la stessa struttura della storia à chute, ma la contraddizione può essere meno evidente...
"5) à gags: ogni fase ricostruisce e comprime i quattro esempi precedenti con dosaggi variati. Dato che il messaggio politico è implicito, perchè solle citarlo? Perchè aspettare la fine per contraddirsi? Perchè dare la vittoria al più debole? Perchè aver paura di essere soli nel buio a gridare aiuto? Non c'è alcuna ragione perchè una storia sia come una casa con una porta per entrare, dalle finestre per guardare gli alberi e un camino per il fumo. Si può benissimo immaginare una storia in forma d'elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino..."
Più chiari di così si muore. Ma da Mètal Hurlant dapprima in espansione come gruppo e in seguito come gruppo in crisi proprio per megalomania, poi, di nuovo riassestato in un'organizzazione che è la smentita degli inizi, l'arte di Moebius conquista il mondo, provocando infinite imitazioni dei tratti più superficiali di uno stile che ha, invece, la sua forza trionfante nella disgregazione del fumetto. Ma non a favore della pittura. A favore, di un'immagine sempre più dinamica. Lo sconfinamento di Moebius nel cinema è inevitabile, ma non sarà uno socnfinamento per accettare le regole di un modo di narrare che ha la stessa età del fumetto. Sarà uno socnfinamento per dettarne di nuove.
Moebius e il cinema
domenica 5 febbraio 2012
Il mostro e il mistero secondo Odb - parte 4
Con questo concludiamo questo lungo scritto di Oreste del Buono pubblicato sul catalogo della mostra Dr Gir et Monsieur Moebius del 1983 a Siena.
Membri fondatori dell'associazione occulta sono, oltre a Moebius e a Jean Pierre Dionnet, instancabile suggestivo, spettrale teorico, il lussureggiante Philippe Druillet e l'intraprendente Bernard Farkas, ex poeta e amministratore già avviato a diventare anche ex amministratore. Il clamore suscitato è notevole. Ma il prim omerito incontrovertibile di Mètal Hurlant è proprio quello di pubblicare Arzach di Moebius. Chi è Arzach? tanto per cominciare, come si chiama veramente? Ogni volta che lo presenta su Mètal Hurlant, Moebius, infatti, ne scrive il nome in modo diverso: Arzach, Harzk, Arzak, Harzack... Comunque, si chiami, è un viandante dell'iperspazio o del microcosmo che non pronuncia una parola, un fumetto muto, ma urlante di colori e di significati impossibili. Quelli possibili, ovviamente, non interessano.
Come Arzach appare in volo su un uccellaccio, qualcosa di più di un semplice uccellaccio, un gran tapiro alato, un fantasma bianco di degenerazioni animali sbattente le ali, verso un roccione rosso abitato. Da una feritoia Arzach spia una donna che si sta spogliando o vestendo. La testa è avviluppata in un panno violaceo, ma il seno e il resto, le cosce nude sono promettenti, appetitose. Ma c'è qualcuno, un omaccio rossiccio che dall'alto del roccione protesta contro l'indiscrezione del guardone Arzach. Arzach tira il lazo, cattura il moralista, lo va appendere tra le ossa di uno sterminanto scheletro di animale preistorico, ma chissà se Arzach è nella storia. Un popolo d'ignudi verdi assiste alle sue manovre contro il turchino del cielo. Ed ecco che Arzach fa posare la sua alata cavalcatura sul roccione, scende a ghermire la preda. La donna s'è vestita, è una snella figura controluce, pronta si direbbe a conquista altrui. Arzach le si avvicina, posa le mani sulle spalle, la gira verso di sè. Non è una donna, è un animale orribile con due anali gialli per occhi, un naso da cagnone, una lingua arquata e ritorta peggio di un serpente o di uno scherzo da carnevale. Arzach riparte in volo. L'appeso tra l'ossame spolpato si tocca con un indice la testa a significare che Arzach è pazzo...
-Detto questo, devo comunicarvi che ho pensato di mettere il resto dell'artico in un prossimo post, che diciamo sarà quello più polposo, un finale pirotecnico, da non perdere. Vedi una scheda su Arzach
Membri fondatori dell'associazione occulta sono, oltre a Moebius e a Jean Pierre Dionnet, instancabile suggestivo, spettrale teorico, il lussureggiante Philippe Druillet e l'intraprendente Bernard Farkas, ex poeta e amministratore già avviato a diventare anche ex amministratore. Il clamore suscitato è notevole. Ma il prim omerito incontrovertibile di Mètal Hurlant è proprio quello di pubblicare Arzach di Moebius. Chi è Arzach? tanto per cominciare, come si chiama veramente? Ogni volta che lo presenta su Mètal Hurlant, Moebius, infatti, ne scrive il nome in modo diverso: Arzach, Harzk, Arzak, Harzack... Comunque, si chiami, è un viandante dell'iperspazio o del microcosmo che non pronuncia una parola, un fumetto muto, ma urlante di colori e di significati impossibili. Quelli possibili, ovviamente, non interessano.
Come Arzach appare in volo su un uccellaccio, qualcosa di più di un semplice uccellaccio, un gran tapiro alato, un fantasma bianco di degenerazioni animali sbattente le ali, verso un roccione rosso abitato. Da una feritoia Arzach spia una donna che si sta spogliando o vestendo. La testa è avviluppata in un panno violaceo, ma il seno e il resto, le cosce nude sono promettenti, appetitose. Ma c'è qualcuno, un omaccio rossiccio che dall'alto del roccione protesta contro l'indiscrezione del guardone Arzach. Arzach tira il lazo, cattura il moralista, lo va appendere tra le ossa di uno sterminanto scheletro di animale preistorico, ma chissà se Arzach è nella storia. Un popolo d'ignudi verdi assiste alle sue manovre contro il turchino del cielo. Ed ecco che Arzach fa posare la sua alata cavalcatura sul roccione, scende a ghermire la preda. La donna s'è vestita, è una snella figura controluce, pronta si direbbe a conquista altrui. Arzach le si avvicina, posa le mani sulle spalle, la gira verso di sè. Non è una donna, è un animale orribile con due anali gialli per occhi, un naso da cagnone, una lingua arquata e ritorta peggio di un serpente o di uno scherzo da carnevale. Arzach riparte in volo. L'appeso tra l'ossame spolpato si tocca con un indice la testa a significare che Arzach è pazzo...
-Detto questo, devo comunicarvi che ho pensato di mettere il resto dell'artico in un prossimo post, che diciamo sarà quello più polposo, un finale pirotecnico, da non perdere. Vedi una scheda su Arzach
Etichette:
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Gli Articoli Ritrovati,
Ticket to ride
sabato 4 febbraio 2012
Il mostro e il mistero secondo OdB - parte 3
Terzo appuntamento con questo articolo di Oreste del Buono scritto per la mostra Dr. Gir et Monsieur Moebius del 1983.
Lo scapestrato fiero giovanotto replica dapprima di non poter accettare l'idea di combattere i conterranei sudisti. Tuttavia discutendo approda a un compromesso. Mike Steve Donovan arriva ad accettare l'idea di suonar la tromba per cambiar bandiera basta cominciare. A domanda, declina le proprie generalità. Generalità parzialmente nuove. Dice, infatti, di chiamarsi, come effettivamente si chiama, Mike Steve, ma il cognome lo ricava da un'occhiata a certe macchie oscuramente lucenti tra l'erba. Blueberry: mirtillo, insomma. L'importante è farci l'abitudine. Ce la fa molto presto il pubblico. Sono i tempi d'oro del western europeo, più western di quello americano. In Italia sale la stella di sergio Leone nel cinematografo. Pechè in Francia non dovrebbe salire la stella di Gir nel fumetto? (curioso questo riferimento alla stella, giusto negli anni in cui Moebius firma Sur l'Etoile per i cento anni della Citroen n.d.r.) Il successo è grande. Il Tenente Mirtillo non suona la tromba. Si replica. Si continua a replicare.
Si replicatanto che dopo una decina o una dozzina d'anni, jean Giraud se ne sente proprio saturo e decide di provare a percorrere un'altra strada. il western-mirtillo gli è venuto a noia come nel frattempo è venuto a noia il western-spaghetti a Sergio Leone. Però mentre Sergio Leone stenta a trovare il coraggio di tentare la nuova strada, Jean Giraud la tenta senza stare a pensarci molto. -Ero una specie di Dottor Jekill e Mister Hyde, quando ho deciso di mettere da parte per un poco Blueberry, produrne appena un episodio all'anno, il che vuol dire lavorare in sei mesi e, il resto del tempo, dedicarlo alla fantascienza...- questa dichiarazione di Jean Giraud a proposito della svolta della sua vita nei comics, ci permette di capirlo meglio. L'ha raccolta Dominique Isserman per Zoom, le magazine de l'immage di Joil Laroche, sempre così attento al fumetto oltre che alla fotografia. La troviamo in un vecchio numero del 1975, ma è sempre valida.
Il Mister Hyde, lettore pazzo di fantascienza, cultore di amiguità, di morbosità, di extrasapienza, di diversità, di alienità prende in mano l'attività di Jean Giraud, che appena rivelato dal proposito di cambiamento di Gir, si rinasconde sotto un altro pseudonimo, Moebius.
La trama dei nuovi fumetti di Jean Giraudm non più Gir, ma Moebius, si scopre presto, conta pocp, conta sopratutto il disegno. Lo scritto di Jean-Michel Charlier era tanto e pareva non volersi limitare alle nuvolette d'assegnazione, cercava di prevaricare sul disegno. Il disegno di Moebius ora o sopprime addirittura lo scritto o al massimo lo usa come un motivo ornamentale, uno svolazzo, un ghirigoro in più, non richiesto, facoltativo, in qualche modo superfluo, inifluente nel trionfo del colore o del bianco e nero. L'assenza di una trama tradizionale avrà un significato o non lo avrà? Moebius ha una poetica sua nella poetica del nuovo raggruppamento d'autori Les Humanoides Associès che ha appena dato alla luce Mètal Hurlant, science-fiction trimestrielle pour adultes, destinata a diventare presto a furor di popolo, mensuelle.
Quella degli Humanoides Associès, a detta del loro ideologo Jean-Pierre Donnet, è una misteriosa società segreta, una centrale d'energia pronta a tutto per poter esporre sulla carta intimi sogni e putridi fantasmi, per dar corpo alla realtà con un poco d'inchiostro e d'amore ad altri universi. Mètal Hurlant vuole essere un giornale di fantasmi che utilizza la tecnica del fumetto d'avventura, un modo per rendere credibili gli universi più deliranti. (continua nel prossimo post).
Vedi Jean Michel Charlier su Datacomics
Lo scapestrato fiero giovanotto replica dapprima di non poter accettare l'idea di combattere i conterranei sudisti. Tuttavia discutendo approda a un compromesso. Mike Steve Donovan arriva ad accettare l'idea di suonar la tromba per cambiar bandiera basta cominciare. A domanda, declina le proprie generalità. Generalità parzialmente nuove. Dice, infatti, di chiamarsi, come effettivamente si chiama, Mike Steve, ma il cognome lo ricava da un'occhiata a certe macchie oscuramente lucenti tra l'erba. Blueberry: mirtillo, insomma. L'importante è farci l'abitudine. Ce la fa molto presto il pubblico. Sono i tempi d'oro del western europeo, più western di quello americano. In Italia sale la stella di sergio Leone nel cinematografo. Pechè in Francia non dovrebbe salire la stella di Gir nel fumetto? (curioso questo riferimento alla stella, giusto negli anni in cui Moebius firma Sur l'Etoile per i cento anni della Citroen n.d.r.) Il successo è grande. Il Tenente Mirtillo non suona la tromba. Si replica. Si continua a replicare.
Si replicatanto che dopo una decina o una dozzina d'anni, jean Giraud se ne sente proprio saturo e decide di provare a percorrere un'altra strada. il western-mirtillo gli è venuto a noia come nel frattempo è venuto a noia il western-spaghetti a Sergio Leone. Però mentre Sergio Leone stenta a trovare il coraggio di tentare la nuova strada, Jean Giraud la tenta senza stare a pensarci molto. -Ero una specie di Dottor Jekill e Mister Hyde, quando ho deciso di mettere da parte per un poco Blueberry, produrne appena un episodio all'anno, il che vuol dire lavorare in sei mesi e, il resto del tempo, dedicarlo alla fantascienza...- questa dichiarazione di Jean Giraud a proposito della svolta della sua vita nei comics, ci permette di capirlo meglio. L'ha raccolta Dominique Isserman per Zoom, le magazine de l'immage di Joil Laroche, sempre così attento al fumetto oltre che alla fotografia. La troviamo in un vecchio numero del 1975, ma è sempre valida.
Il Mister Hyde, lettore pazzo di fantascienza, cultore di amiguità, di morbosità, di extrasapienza, di diversità, di alienità prende in mano l'attività di Jean Giraud, che appena rivelato dal proposito di cambiamento di Gir, si rinasconde sotto un altro pseudonimo, Moebius.
La trama dei nuovi fumetti di Jean Giraudm non più Gir, ma Moebius, si scopre presto, conta pocp, conta sopratutto il disegno. Lo scritto di Jean-Michel Charlier era tanto e pareva non volersi limitare alle nuvolette d'assegnazione, cercava di prevaricare sul disegno. Il disegno di Moebius ora o sopprime addirittura lo scritto o al massimo lo usa come un motivo ornamentale, uno svolazzo, un ghirigoro in più, non richiesto, facoltativo, in qualche modo superfluo, inifluente nel trionfo del colore o del bianco e nero. L'assenza di una trama tradizionale avrà un significato o non lo avrà? Moebius ha una poetica sua nella poetica del nuovo raggruppamento d'autori Les Humanoides Associès che ha appena dato alla luce Mètal Hurlant, science-fiction trimestrielle pour adultes, destinata a diventare presto a furor di popolo, mensuelle.
Quella degli Humanoides Associès, a detta del loro ideologo Jean-Pierre Donnet, è una misteriosa società segreta, una centrale d'energia pronta a tutto per poter esporre sulla carta intimi sogni e putridi fantasmi, per dar corpo alla realtà con un poco d'inchiostro e d'amore ad altri universi. Mètal Hurlant vuole essere un giornale di fantasmi che utilizza la tecnica del fumetto d'avventura, un modo per rendere credibili gli universi più deliranti. (continua nel prossimo post).
Vedi Jean Michel Charlier su Datacomics
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venerdì 3 febbraio 2012
Il mostro e il mistero secondo OdB parte 2
Secondo appuntamento con "Il mostro e il mistero" articolo scritto da Oreste del Buono per il catalogo della mostra "Dr Gir et Monsieur Moebius" del 1983.
Nel 1963, comunque, ecco l'incontro con Jean-Michel Charlier, redattore capo di Pilote, infaticabile progettatore di storie ma inesorabilmente belga. Jean-Michel Charlier è apena rientrato da un viaggio nel west americano e ha un suo programma che premette alla prima avventura di BlueBerry che all'inizio si chiama Steve e poi, per distrazione del soggesstista, diventerà Mike:-Troverete in questa vicenda tutta l'atmosfera della lenta conquista del west e l'atroce realtà delle guerre indiane. Parteciperete alle incursioni contro i pellerossa, alla vita frnetica negli accampamenti dei coloni, alle movimentate setate nei saloons dove il poker e il fuoco delle armisi confondono; con i coloni collaborerete a costruire sotto il comando del generale Dodge un troncone della famosa strada ferrata Union Pacific. Storia vera, che bisogna scrivere...-
Oh, yes! E anche disegnare no?
Ideato da JeaJean-Michel Charlier. disegnato da Gir, ovvero Jean Giraud che ama cambiar pseudonimi come manierismi, il tenente Blueberry rassomiglia abbastanza a un Jean Paul Belmondo inselvatichito. Le prime avventure, che appaiono naturalmente su Pilote, lo presentano come ufficiale dell'esercito nordista nel 1861, millantatore, bevitore e giocatore d'azzardo quasi sempre in compagnia di una guida di colore dell'esercito succitato, il vecchio pelorosso Jimy Mc Clure. Solo successivamente il capitolo a ritroso La jeunesse de Blueberry ci informerà sull'origine dell'eroe.
Il suo vero nome è Mike Steve, così Charlier mette una pezza a colore ai guasti della sua distrazione, ma di cognome fa Donovan, nasce sudista. Ricco di un ricco schiavista, fa la corte secondo le regole a Harriet Tucker. Il padre della ragazza non lo apprezza, dato che, pur essendo ricco anche lui, non è di idee arretrate e trova il pretendente della figlia troppo convenzionale e vagheggino. Invece ripone cieca fiducia nel nipote Ronnie. La fiducia è, purtroppo, cieca. Ronnie Tucjker è un imbroglione . Incaricato della contabilità della piantagione, ne ha combinate di cotte e di crude, e teme di venir scoperto.
Non escogita nulla di meglio che sopprimere lo zio, riversando la colpa su Mike Steve Donovan, li ne i paraggi per recuperare lo schiavo negro fuggiasco Long Sam. AMike Steve Donovan la parte del colpevole non va, e taglia la corda. Durante la fuga s'imbatte nel negro fuggiasco, poichè nelle storie d'avventura i personaggi continuano ad incontrarsi in qualsiasi plaga si spingano come sul corso principale di un paesino. Fanno alleanza perchè Long Sam ha visto Ronnie uccidere. Ma mentre discutono il da farsi, ecco piombar su di loro gli inseguitori capitanati dal fellone Ronnie, il quale sforacchia subito il negro, liberandosi di un testimone scomodo. Mike Steve Donova, però non resta lì a guardare e ripara in territorio Yankee. Siamo alla guerra di secessione, l'ufficiale nordista che comanda il reparto che cattura Mike Steve Donovan, gli propone di arruolarsi. (continua nel prossimo post)
Una biografia di Oreste del Buono
Nel 1963, comunque, ecco l'incontro con Jean-Michel Charlier, redattore capo di Pilote, infaticabile progettatore di storie ma inesorabilmente belga. Jean-Michel Charlier è apena rientrato da un viaggio nel west americano e ha un suo programma che premette alla prima avventura di BlueBerry che all'inizio si chiama Steve e poi, per distrazione del soggesstista, diventerà Mike:-Troverete in questa vicenda tutta l'atmosfera della lenta conquista del west e l'atroce realtà delle guerre indiane. Parteciperete alle incursioni contro i pellerossa, alla vita frnetica negli accampamenti dei coloni, alle movimentate setate nei saloons dove il poker e il fuoco delle armisi confondono; con i coloni collaborerete a costruire sotto il comando del generale Dodge un troncone della famosa strada ferrata Union Pacific. Storia vera, che bisogna scrivere...-
Oh, yes! E anche disegnare no?
Ideato da JeaJean-Michel Charlier. disegnato da Gir, ovvero Jean Giraud che ama cambiar pseudonimi come manierismi, il tenente Blueberry rassomiglia abbastanza a un Jean Paul Belmondo inselvatichito. Le prime avventure, che appaiono naturalmente su Pilote, lo presentano come ufficiale dell'esercito nordista nel 1861, millantatore, bevitore e giocatore d'azzardo quasi sempre in compagnia di una guida di colore dell'esercito succitato, il vecchio pelorosso Jimy Mc Clure. Solo successivamente il capitolo a ritroso La jeunesse de Blueberry ci informerà sull'origine dell'eroe.
Il suo vero nome è Mike Steve, così Charlier mette una pezza a colore ai guasti della sua distrazione, ma di cognome fa Donovan, nasce sudista. Ricco di un ricco schiavista, fa la corte secondo le regole a Harriet Tucker. Il padre della ragazza non lo apprezza, dato che, pur essendo ricco anche lui, non è di idee arretrate e trova il pretendente della figlia troppo convenzionale e vagheggino. Invece ripone cieca fiducia nel nipote Ronnie. La fiducia è, purtroppo, cieca. Ronnie Tucjker è un imbroglione . Incaricato della contabilità della piantagione, ne ha combinate di cotte e di crude, e teme di venir scoperto.
Non escogita nulla di meglio che sopprimere lo zio, riversando la colpa su Mike Steve Donovan, li ne i paraggi per recuperare lo schiavo negro fuggiasco Long Sam. AMike Steve Donovan la parte del colpevole non va, e taglia la corda. Durante la fuga s'imbatte nel negro fuggiasco, poichè nelle storie d'avventura i personaggi continuano ad incontrarsi in qualsiasi plaga si spingano come sul corso principale di un paesino. Fanno alleanza perchè Long Sam ha visto Ronnie uccidere. Ma mentre discutono il da farsi, ecco piombar su di loro gli inseguitori capitanati dal fellone Ronnie, il quale sforacchia subito il negro, liberandosi di un testimone scomodo. Mike Steve Donova, però non resta lì a guardare e ripara in territorio Yankee. Siamo alla guerra di secessione, l'ufficiale nordista che comanda il reparto che cattura Mike Steve Donovan, gli propone di arruolarsi. (continua nel prossimo post)
Una biografia di Oreste del Buono
giovedì 2 febbraio 2012
Il Mostro e il Mistero secondo OdB -parte 1
Quello che, a partire da oggi vi pubblico in 4 parti, è un articolo di Oreste del Buono pubblicato nel 1983 sul catalogo della mostra Dr.Gir e Monsieur Moebius tenutasi a Siena in quell'anno. E' un articolo divertente e sorprendentemente illuminante, come solo Oreste del Buono sapeva scrivere. Non dico altro e vi lascio alla lettura.
Il mostro e il mistero di Oreste del Buono
Jean Giraud è nato nel 1938 a Fontenay-sous-Bois. Oggi siamo nel 1983 a Siena, e c'è una sua grande mostra. La mostra se la merita perchè è indubbiamente un mostro. Gran parte del fascino dei mostri, di qualsiasi mostro di qualsiasi disciplina consiste nel mistero. Ed è un mistero appunto che Moebius sia così bravo.
Senza pretendere di chiarire interamente il mistero, dato che, oltre a tutto un effettivo chiarimento porterebbe inevitabilmente ad un ridimensionamento della mostruosità, proviamo a saperne qualcosa di più. Consultiamo, a esempio, l'entretien avec Jean Giraud di Schtroumpf, le cahiers de la bande dessinèe, 1974. E' un'autointervista disegnata e scritta dal mostro in persona. Comincia con una grande tavola a piena pagina. Da sinistra viene la nuvoletta con la domanda:- Pronto per l'intervista?- -Un attimo!- risponde esclamativamente, ovviamente un'altra nuvoletta, l'intervistando.
E' in piedi, in tenuta da lavoro artistico, ma la sua testa, il suo naso, il suo mento, il suo collo sono tutti scorticati, senza la protezione della pelle, come certe figure nei manuali di anatomia seviziate dal disegno per fare vedere in che modo si è fatti sotto la pelle. A scorticare un poco ancora, emergerebbe il teschio, e già al posto del naso c'è un buco nero e i denti sono paurosamente nudi e bianchi. In mano, comunque, l'intervistando ha una testa cappelluta, occhialuta, baffuta con la pelle porosa e puntinata tutta pellosa, la testa con cui Jean Giraud si ritrae ogni tanto.
Nella seconda immagine dell'intervista, non più una grande tavola ma appena uno dei cinque spazi irregolari in cui si suddivide la seconda pagina, l'intervistando, ormai nella parte di intervistato, s'è infilato la testa da Jean Giraud e attacca a rispondere a domande e controdomande di un intervistatore che la sa evidentemente lunga, la sa come se parlasse con se stesso.
-Ehi, Giraud, perchè hai continuato per tanto tempo a disegnar Blueberry?...Perchè?...-
-Perchè è un fumetto che marcia bene!... E perchè mi ci son voluti circa otto anni prima d'essere relativamente soddisfatto dei miei disegni...-
Per la storia di Jean Giraud l'incontro con Jean Michel Charlier costituisce una citazione d'obbligo. Perchè Jean Giraud disegna da sempre. Studia anche disegno alle Arts appliqueèes, ma non per molto, ha qualche difficoltà come studente, impara di più da autodidatta, da dilettante, da amatore. Con i comics comincia presto qua e la a partire dal 1956. Collaborazioni a Far West, Coeurs Vaillants, eccetera, testate del genere.
Le prime immagini adorate sono certe incisioni di fine secolo a firma di Gustave Dorè, per fare un nome, ma Jean Giraud non ne tiene troppo conto negli esordi professionali. Istintiva autodifesa, probabilmente teme che ne potrebbero tenere, invece, persino troppo conto i datori di lavoro, non dandogliene più. Quelle immagini però, gli stanno dentro, aspettando di venir fuori una volta o l'altra.
Continua nel prossimo post! Il Dr. Gir et Monsieur Moebius su Anobii
Il mostro e il mistero di Oreste del Buono
Jean Giraud è nato nel 1938 a Fontenay-sous-Bois. Oggi siamo nel 1983 a Siena, e c'è una sua grande mostra. La mostra se la merita perchè è indubbiamente un mostro. Gran parte del fascino dei mostri, di qualsiasi mostro di qualsiasi disciplina consiste nel mistero. Ed è un mistero appunto che Moebius sia così bravo.
Senza pretendere di chiarire interamente il mistero, dato che, oltre a tutto un effettivo chiarimento porterebbe inevitabilmente ad un ridimensionamento della mostruosità, proviamo a saperne qualcosa di più. Consultiamo, a esempio, l'entretien avec Jean Giraud di Schtroumpf, le cahiers de la bande dessinèe, 1974. E' un'autointervista disegnata e scritta dal mostro in persona. Comincia con una grande tavola a piena pagina. Da sinistra viene la nuvoletta con la domanda:- Pronto per l'intervista?- -Un attimo!- risponde esclamativamente, ovviamente un'altra nuvoletta, l'intervistando.
E' in piedi, in tenuta da lavoro artistico, ma la sua testa, il suo naso, il suo mento, il suo collo sono tutti scorticati, senza la protezione della pelle, come certe figure nei manuali di anatomia seviziate dal disegno per fare vedere in che modo si è fatti sotto la pelle. A scorticare un poco ancora, emergerebbe il teschio, e già al posto del naso c'è un buco nero e i denti sono paurosamente nudi e bianchi. In mano, comunque, l'intervistando ha una testa cappelluta, occhialuta, baffuta con la pelle porosa e puntinata tutta pellosa, la testa con cui Jean Giraud si ritrae ogni tanto.
Nella seconda immagine dell'intervista, non più una grande tavola ma appena uno dei cinque spazi irregolari in cui si suddivide la seconda pagina, l'intervistando, ormai nella parte di intervistato, s'è infilato la testa da Jean Giraud e attacca a rispondere a domande e controdomande di un intervistatore che la sa evidentemente lunga, la sa come se parlasse con se stesso.
-Ehi, Giraud, perchè hai continuato per tanto tempo a disegnar Blueberry?...Perchè?...-
-Perchè è un fumetto che marcia bene!... E perchè mi ci son voluti circa otto anni prima d'essere relativamente soddisfatto dei miei disegni...-
Per la storia di Jean Giraud l'incontro con Jean Michel Charlier costituisce una citazione d'obbligo. Perchè Jean Giraud disegna da sempre. Studia anche disegno alle Arts appliqueèes, ma non per molto, ha qualche difficoltà come studente, impara di più da autodidatta, da dilettante, da amatore. Con i comics comincia presto qua e la a partire dal 1956. Collaborazioni a Far West, Coeurs Vaillants, eccetera, testate del genere.
Le prime immagini adorate sono certe incisioni di fine secolo a firma di Gustave Dorè, per fare un nome, ma Jean Giraud non ne tiene troppo conto negli esordi professionali. Istintiva autodifesa, probabilmente teme che ne potrebbero tenere, invece, persino troppo conto i datori di lavoro, non dandogliene più. Quelle immagini però, gli stanno dentro, aspettando di venir fuori una volta o l'altra.
Continua nel prossimo post! Il Dr. Gir et Monsieur Moebius su Anobii
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mercoledì 1 febbraio 2012
La prima lettera dell'alfabeto

Agrumi: ammassi di A
Anulare: cancellare con il dito
Arringare: discutere con un aringa
Avvolgibile: dirigibile ripiegabile
Accoppiare: copiare un omicidio
Agnello: oggetto circolare bucato nel mezzo, dal quale si ricava la lana
Agonista: ago da competizione
Ammasso: pietra con intenti omicidi
Amuleto: incrocio portafortuna tra un cavallo e un asino
Arto: il maschio dell'arte
Avena: dove scorre l'asangue
Arcigno: volatile lacustre tipico del Lazio
Siete convinti che io sia l'unico a dilettarmi in queste sciocchezzuole?
Siete convinti che io sia l'unico a dilettarmi in queste sciocchezzuole?
martedì 31 gennaio 2012
La logica del potere
Partendo dal Veneto, passando per la Lombardia, gli Agenti Speciali del Fisco stanno rastrellando la penisola alla ricerca di evasori puntando ora verso la capitale e dinorni; già sono annunciati i loro blitz fulminei nell'oscuro sud.
Hanno ragione i detrattori, sono tutte operazioni di propaganda, anche se faranno emergere cose eclatanti o malcostume diffuso, restano semplici effetti speciali che non toccano il cuore del problema.
Ma è proprio questo il loro scopo: fare propaganda.
Abbiamo appena attraversato un decennio in cui sembrava che qualsiasi furbizia fosse tollerata, che si poteva abusare, evadere ed edulere perchè comunque sarebbe arrivato un condono od una sanatoria; un decennio in cui chi non poteva non pagare le tasse, ha visto i furbetti deriderli per la loro meschina condizione.
Ora che il precedente governo non c'è più, evidentemente si è voluto dare un segnale che il vento è cambiato e su questo non si è voluto dare adito a dubbi.
Già me li vedo, come in un poliziesco americano, gli agenti dell'Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza, fare un breefing in un apposita aula, di fronte ad una mappa della città. Ad ogni squadra venir assegnato un settore della città, poi, una dietro l'altra le auto (nere ovviamente) escono dal comando e si dividono verso le rispettive destinazioni.
Comunque la pensiate, io non vorrei essere nei panni del barista o commerciante trovato con le mani nella marmellata, una multa è sempre una multa, anche se non risana il debito pubblico. Si potrebbe obiettare che si sono comunque prese le categorie più esposte, quelle che lavorano, e anche questa potrebbe essere una buona obiezione.
Ma dal mio modesto punto vista, sebbene non mi piaccia, la scelta del metodo non lascia dubbi: il fisco vuol rimettere le cose a posto e far vedere chi comanda in Italia, e lo fa dando la massima pubblicità possibile alle proprie azioni. Lo scopo è quello di cambiare una cultura secolare, quella che sostiene che evadere in fondo è legittimo.
C'è un nuovo sceriffo in città! Magari tra non molto la Rai ci farà pure una serie televisiva, dove un solerte finanziere risolve complicati casi di evasione fiscale fatti da società cartiere mentre aiuta una vecchietta ad avere la ricevuta fiscale dal dentista che gli ha appena rifatto la dentiera. Vai a evasori.info
Hanno ragione i detrattori, sono tutte operazioni di propaganda, anche se faranno emergere cose eclatanti o malcostume diffuso, restano semplici effetti speciali che non toccano il cuore del problema.
Ma è proprio questo il loro scopo: fare propaganda.
Abbiamo appena attraversato un decennio in cui sembrava che qualsiasi furbizia fosse tollerata, che si poteva abusare, evadere ed edulere perchè comunque sarebbe arrivato un condono od una sanatoria; un decennio in cui chi non poteva non pagare le tasse, ha visto i furbetti deriderli per la loro meschina condizione.
Ora che il precedente governo non c'è più, evidentemente si è voluto dare un segnale che il vento è cambiato e su questo non si è voluto dare adito a dubbi.
Già me li vedo, come in un poliziesco americano, gli agenti dell'Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza, fare un breefing in un apposita aula, di fronte ad una mappa della città. Ad ogni squadra venir assegnato un settore della città, poi, una dietro l'altra le auto (nere ovviamente) escono dal comando e si dividono verso le rispettive destinazioni.
Comunque la pensiate, io non vorrei essere nei panni del barista o commerciante trovato con le mani nella marmellata, una multa è sempre una multa, anche se non risana il debito pubblico. Si potrebbe obiettare che si sono comunque prese le categorie più esposte, quelle che lavorano, e anche questa potrebbe essere una buona obiezione.
Ma dal mio modesto punto vista, sebbene non mi piaccia, la scelta del metodo non lascia dubbi: il fisco vuol rimettere le cose a posto e far vedere chi comanda in Italia, e lo fa dando la massima pubblicità possibile alle proprie azioni. Lo scopo è quello di cambiare una cultura secolare, quella che sostiene che evadere in fondo è legittimo.
C'è un nuovo sceriffo in città! Magari tra non molto la Rai ci farà pure una serie televisiva, dove un solerte finanziere risolve complicati casi di evasione fiscale fatti da società cartiere mentre aiuta una vecchietta ad avere la ricevuta fiscale dal dentista che gli ha appena rifatto la dentiera. Vai a evasori.info
lunedì 30 gennaio 2012
Dark Horse: l'indipendente per forza
Per semplificare il discorso, possiamo ritenere che il mercato USA dei fumeti sia diviso in tre fette: la fetta della Marvel, quella della DC Comics e la terza degli editori indipendenti.
Tra Marvel e DC è in corso una sorta di guerra fredda, le due case sanno di avere il grosso del mercato e se lo tengono stretto senza farsi troppo male competendo l'una contro l'altra.
Entrambi le case editrici inoltre, aderiscono al Comics Code, una serie di regole che governa i contenuti della letteratura a fumetti, senza il nulla osta di questo visto censorio, i fumetti rischiano di essere banditi dai punti diversi dalle librerie specializzate. Per non rinunciare alla grossa distribuzione, i due gruppi editoriali si sono conformati al Comics Code, con il risultato che i prodotti si sono omogeneizzati e ingesssati dentro determinati criteri. Nei primi anni '80 però, accade una svolta; la nascita di negozi specializzati nel fumetto, diedero un mercato alle piccole case editrici che volevano pubblicare opere non conformi al Comics Code.
La qualità di questi editori era variegata, si andava dal pessimo all'eccelso, ma quello che più conta è che la richiesta di fumetti diversi, e prontezza di spirito di alcuni librai, crearono quel mercato che il Comics Code voleva ingessare ed edulcorare. Tra queste case editrici troviamo appunto la Dark Horse, che in questi anni ha sfornato decine di personaggi scomodi e soggetti politicamente non-correti, regalando al mondo dei comics dei magnifici capolavori di letteratura disegnata. Altre notizie sulla Dark Horse
Tra Marvel e DC è in corso una sorta di guerra fredda, le due case sanno di avere il grosso del mercato e se lo tengono stretto senza farsi troppo male competendo l'una contro l'altra.
Entrambi le case editrici inoltre, aderiscono al Comics Code, una serie di regole che governa i contenuti della letteratura a fumetti, senza il nulla osta di questo visto censorio, i fumetti rischiano di essere banditi dai punti diversi dalle librerie specializzate. Per non rinunciare alla grossa distribuzione, i due gruppi editoriali si sono conformati al Comics Code, con il risultato che i prodotti si sono omogeneizzati e ingesssati dentro determinati criteri. Nei primi anni '80 però, accade una svolta; la nascita di negozi specializzati nel fumetto, diedero un mercato alle piccole case editrici che volevano pubblicare opere non conformi al Comics Code.
La qualità di questi editori era variegata, si andava dal pessimo all'eccelso, ma quello che più conta è che la richiesta di fumetti diversi, e prontezza di spirito di alcuni librai, crearono quel mercato che il Comics Code voleva ingessare ed edulcorare. Tra queste case editrici troviamo appunto la Dark Horse, che in questi anni ha sfornato decine di personaggi scomodi e soggetti politicamente non-correti, regalando al mondo dei comics dei magnifici capolavori di letteratura disegnata. Altre notizie sulla Dark Horse
domenica 29 gennaio 2012
C'era una volta il Precedente Governo
Se il XX secolo è stato il secolo breve, questo XXI sembra ancora più veloce. Intanto, parlo da un punto di vista soggettivo, abbiamo già esaurito il primo mese del 2012 ed a me sembra ieri il capodanno del 2000: il 2K, il momento implacabile in cui avrebbe dovuto scatenarsi il Millenium Bug.
Siamo già nel 2012 e sono tre anni da quando è ufficialmente scoppiata la Crisi, che ha avuto molte facce ed molte eventi. E oggi, mi trovo a constatare che il tempo in cui come premier avevamo Silvio Berlusconi, nel percepire comune, sembra ormai un epoca lontana, lasciata alle spalle, un ricordo lontano fumoso di cui molti non sanno più distinguerne bene la forma.
Credo che attorno a questo ci sia una cattiva coscienza, quella di aver tollerato che una untera classe politica mandasse a sfacelo il paese pensando che, curandoci dei nostri affari, comunque ce la saremmo cavata.
Così non è stato ed ora ci ritroviamo immersi in un mare di problemi in cui ben pochi ci capiscono qualcosa e di cui pochi vedono una soluzione. Ma non è questo il punto di questo post.
Fino a tre mesi fa, spesso e volentieri, a titolo positivo o negativo, il nome Berlusconi campeggiava nei titoli e sulla bocca di tutti; chi lo pronunciava per esaltarlo come salvatore inviato da DomineIddio, chi lo pronunciava come la personificazione dell'Anticristo. Ed oggi?
Forse perchè gli animi sono placati, forse perchè tra i partiti c'è questa strana tregua armata, ma la parola Berlusconi sta cadendo in disuso. Prima si diceva Berlusconi ha fatto questo, Berlusconi non ha fatto st'altro; ora si preferisce la dizione il governo precedente.
Utilizzando l'espressione il governo precedente è comodo perchè si evita di indicare il nome del colpevole di qualche mancanza, oppure, si nega di riconoscere un merito allo stesso, si spersonalizza, si rende tutto più freddo: tecnico.
Ma questo modo di fare, mi ricorda molto quello delle comari che, quando parlano di una loro paesana dai costumi discutibili, non la citano per nome, ma si riferiscono a lei con l'epiteto Quella là, quasi che a pronunciar il suo nome ci si infetti o ci si attiri contro le maledizioni degli dei. Leggi L'era Berlusconiana
Siamo già nel 2012 e sono tre anni da quando è ufficialmente scoppiata la Crisi, che ha avuto molte facce ed molte eventi. E oggi, mi trovo a constatare che il tempo in cui come premier avevamo Silvio Berlusconi, nel percepire comune, sembra ormai un epoca lontana, lasciata alle spalle, un ricordo lontano fumoso di cui molti non sanno più distinguerne bene la forma.
Credo che attorno a questo ci sia una cattiva coscienza, quella di aver tollerato che una untera classe politica mandasse a sfacelo il paese pensando che, curandoci dei nostri affari, comunque ce la saremmo cavata.
Così non è stato ed ora ci ritroviamo immersi in un mare di problemi in cui ben pochi ci capiscono qualcosa e di cui pochi vedono una soluzione. Ma non è questo il punto di questo post.
Fino a tre mesi fa, spesso e volentieri, a titolo positivo o negativo, il nome Berlusconi campeggiava nei titoli e sulla bocca di tutti; chi lo pronunciava per esaltarlo come salvatore inviato da DomineIddio, chi lo pronunciava come la personificazione dell'Anticristo. Ed oggi?
Forse perchè gli animi sono placati, forse perchè tra i partiti c'è questa strana tregua armata, ma la parola Berlusconi sta cadendo in disuso. Prima si diceva Berlusconi ha fatto questo, Berlusconi non ha fatto st'altro; ora si preferisce la dizione il governo precedente.
Utilizzando l'espressione il governo precedente è comodo perchè si evita di indicare il nome del colpevole di qualche mancanza, oppure, si nega di riconoscere un merito allo stesso, si spersonalizza, si rende tutto più freddo: tecnico.
Ma questo modo di fare, mi ricorda molto quello delle comari che, quando parlano di una loro paesana dai costumi discutibili, non la citano per nome, ma si riferiscono a lei con l'epiteto Quella là, quasi che a pronunciar il suo nome ci si infetti o ci si attiri contro le maledizioni degli dei. Leggi L'era Berlusconiana
sabato 28 gennaio 2012
Un Altro Ufo a Cagliari
Siamo sempre alla fine degli anni '70, un periodo molto fecondo per quanto riguarda gli avvistamenti nel cagliaritano. Questa volta, l'oggetto volante non identificato è stato seguito da due elicotteri dell'areoporto di Ellmas e dalla torre di controllo. Si è comportato come si comportano tutti gli uofo, si è fatto un giretto sulla zona e poi è schizzato via, verso l'infinito, alla ricerca di nuove avventure.
Anche il 2011 non è andato malaccio per via di Ufo
Anche il 2011 non è andato malaccio per via di Ufo
venerdì 27 gennaio 2012
La lettera D

Persevero indisturbato nella compilazione e arricchimento del mio modesto blog, per il mio vanto e il tuo divertimento ( il primo è assicurato, il secondo è alquanto incerto ).
"Il vanto impetuoso sparge ovunque cipria" mi soleva ripetere Beppe Mora ( noto umorista ), ma spero che non sia il mio caso.
Un'altra battuta che trovo geniale fu quella che Ettore Petrolini declamò quando ebbe dal Duce una modesta onorificenza, il Petrolini si aspettava un titolo tipo "Cavaliere di qualche cosa" ma gli diedero una patacca generica, quindi il nostro salì sul palcoscenico e informo il pubblico del riconoscimento più o meno così: " Sua Eccellenza Benito Mussolini ha voluto farmi dono di questa onorificenza e io...me ne fregio!" ( giocando sul tristo e noto slogan delle milizie fasciste ).
Pubblica
Insisto perciò nel mio piccolo dizionario aspettando fiducioso in qualche tuo input che possa d'essermi d'aiuto nell'estendere la quantità delle voci che sino ad oggi ho realizzato. Chi è Beppe Mora?
"Il vanto impetuoso sparge ovunque cipria" mi soleva ripetere Beppe Mora ( noto umorista ), ma spero che non sia il mio caso.
Un'altra battuta che trovo geniale fu quella che Ettore Petrolini declamò quando ebbe dal Duce una modesta onorificenza, il Petrolini si aspettava un titolo tipo "Cavaliere di qualche cosa" ma gli diedero una patacca generica, quindi il nostro salì sul palcoscenico e informo il pubblico del riconoscimento più o meno così: " Sua Eccellenza Benito Mussolini ha voluto farmi dono di questa onorificenza e io...me ne fregio!" ( giocando sul tristo e noto slogan delle milizie fasciste ).
Pubblica
Insisto perciò nel mio piccolo dizionario aspettando fiducioso in qualche tuo input che possa d'essermi d'aiuto nell'estendere la quantità delle voci che sino ad oggi ho realizzato. Chi è Beppe Mora?
giovedì 26 gennaio 2012
Una nevicata degli anni '70

Ricordo una grande freddissima nevicata negli anni '70.
All'epoca i nostri genitori non rompevano i maroni e così ogni ragazzino degno di questo nome figheggiava andando a scuola con la sua bici da cross con tanto di tappi colorati infilati nei raggi delle ruote e adesivi vari attaccati sul telaio.
Il corso principale del paese era un'unica grande immensa lastra di ghiaccio.
Fu veramente uno spasso sgommare con la bici e compiere evoluzioni acrobatiche nella mezz'ora che precedette le lezioni. Si scivolava, si cadeva, si ripartiva, insomma ci divertimmo solo come i bambini sanno divertirsi.
Quando uscimmo, il vigile solerte vigilò che non si ripetesse il casino che avevamo combinato il mattino, poco male, il pomeriggio ci ritrovammo sull'argine dell'Adige, massiccio e ripido, e scatenammo la nostra passione per gli sport estremi lanciandoci giu' dalle alte rive con la bici per precipitare sul morbido manto nevoso.
All'epoca i nostri genitori non rompevano i maroni e così ogni ragazzino degno di questo nome figheggiava andando a scuola con la sua bici da cross con tanto di tappi colorati infilati nei raggi delle ruote e adesivi vari attaccati sul telaio.
Il corso principale del paese era un'unica grande immensa lastra di ghiaccio.
Fu veramente uno spasso sgommare con la bici e compiere evoluzioni acrobatiche nella mezz'ora che precedette le lezioni. Si scivolava, si cadeva, si ripartiva, insomma ci divertimmo solo come i bambini sanno divertirsi.
Quando uscimmo, il vigile solerte vigilò che non si ripetesse il casino che avevamo combinato il mattino, poco male, il pomeriggio ci ritrovammo sull'argine dell'Adige, massiccio e ripido, e scatenammo la nostra passione per gli sport estremi lanciandoci giu' dalle alte rive con la bici per precipitare sul morbido manto nevoso.
lunedì 23 gennaio 2012
Definizioni Lampo

Bara: contenitore disonesto
Blindare: bere in bicchieri di cristallo antiproiettile Eschimese: persona che esce all'aperto ogni trenta giorni. Madrelingua: la lingua delle ostriche
Micidiale: gatti di Alessandro
Ortografia: Sistema di scrittura basato sugli ortaggi Pecorino: formaggio che va consumato a 90°
Blindare: bere in bicchieri di cristallo antiproiettile Eschimese: persona che esce all'aperto ogni trenta giorni. Madrelingua: la lingua delle ostriche
Micidiale: gatti di Alessandro
Ortografia: Sistema di scrittura basato sugli ortaggi Pecorino: formaggio che va consumato a 90°
domenica 22 gennaio 2012
A proposito di tasse e riforme

Ieri è partito il decreto Monti sulle liberalizzazioni, un decreto che solo nell'annunciarlo, ha scatenato i fulmini del cielo.
Ora, visto il tragico momento che viviamo, non so se la strada imboccata da questo strano governo è buona o cattiva; l'unica cosa certa è che, finalmente, qualcosa sta cambiando, dopo 10 anni, qualcosa in Italia si sta muovendo: per me, questa è già una buona cosa.
Un'altra cosa certa è che oramai è chiaro a tutti il completo fallimento della governance di Berlusconi e della Lega che, sebbene abbiano dominato il decennio, si sono rivelati incapaci di quel polso necessario per impedire all'Italia la situazione in cui si è trovata.
Potete trovare tutti buoni motivi per difendere Berlusconi, sicuramente ne troverete anche di molto buoni, ma il risultato non cambia. E non lo spiego nemmeno perchè dalla scorsa estate ad oggi, la verità delle cose dovrebbe ormai essere chiara, se non lo è, è anche inutile spiegarla, significa che non la si vuol vedere. Il debito pubblico 2000-2010
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sabato 21 gennaio 2012
Nullatenente

Forse proprio per questo, nell'antichità, anche nella cristianità, la parola, la scrittura, il suono della voce, avevano precisi significati magici: poteva creare o corrompere.
Gli sciamani, con la parola piegano l'universo e si inseriscono tra le sue maglie segreti. I Rabbini, trasmutano suoni e significati per interagire con il disegno di Dio. Lasciando sventolare le preghiere al vento, i monaci tibetani proteggono il mondo con un'aurea magica.
Questo è il potere della parola, per chi lo sa vedere e usare.
Il potere della parola
venerdì 20 gennaio 2012
Recesso
Non credo di avere un numero così elevato di lettori affezionati che si siano accorti che, in realtà, da qualche settimana sto riciclando un po' di roba nel Blog. Anche se dire riciclare è piuttosto impreciso, sarebbe più preciso dire che sto riordinando i contenuti del blog, perchè siano un po' meno indiscriminati. Ci sono molti post, che forse sono anche i migliori, che per quanto mi risulta dai contatori, nessuno ha mai letto. Sono rimasti ignoti nella rete, dimenticati nel limbo dei contenuti irrilevanti. Recuperandoli e riproponendoli in nuova veste, spero di dargli nuova dignità.
giovedì 19 gennaio 2012
Le ultime tre per l'Ispettore Colombji

Ed ecco l'ultimo blocco di strisce del nostro Ispettore Colombji di Stalingrado. Con queste si chiude un ciclo storico e personale. Vuoi conoscere le polizie politiche al tempo dei soviet?


mercoledì 18 gennaio 2012
Il ritorno di Colombji

Il Ritorno dell'Ispettore Colombji della polizia di Stalingrado anche se poi, non è poi molto che è stato lontano da queste pagine. Per i più distratti, ricordo che si tratta di piccole banali, stupide strisce realizzate nel 1988 quando la Russia era la CCCP e Volgograd era Stalingrado.


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