martedì 9 settembre 2008

La libertà



Il 4 settembre scorso sono stato alla festa di RifoCom in quel di Verona. Per l'occasione mi sono rinfrescato il guardaroba con alcune t-shirt a tema, più per gusto estetico che per convinzione. Hai presente Storia di un impiegato del De Andrè? Io, ahime, sono più simile al protagonista della novella che ai giovani rivoluzionari del Maggio francese: così è la vita.

Quando sono tornato a casa la mia mogliettina memore della vicenda del Tommasoli e preoccupata per la mia salute, mi aprostrofa con un "non vorrai mica andare in giro per Verona con magliette del genere? Con l'aria che tira?".

Ognuno hai i suoi limiti e la mia consorte ora ha paura dei fascisti, fino a ieri aveva paura solo dell'invasione islamica, che ci volete fare, comunque per me è esemplificativo di come una persona comune ( della provincia per giunta ) percepisca l'aria che tira in città, nessuno lo dice apertamente, ma sembra proprio che sotto sotto questi skin nerds a verona facciano paura, almeno prendendo come spunto la mia pavida metà.

Purtroppo, io sono un po' più testa di cazzo di mia moglie, non sono un rivoluzionario militante e non lo sono mai stato; non posso nemmeno ritenermi, in coscienza, un comunista, sicuramente io sto a sinistra: di questo ne sono certo.

Dall'età di quattordici anni ( io sono classe 66 ) io mi sono sempre vestito come cavolo mi parso di vestirmi, senza pormi tanti problemi in merito. Attorno ai 30 anni ho deciso di entrare a piè pari nel contesto sociale in cui viviamo accettandone nel pieno le leggi e le consuetudini. Fermo restando che mi sono sempre avvalso di tutte quelle libertà che la nostra imperfetta democrazia cerca di garantirci.

Tra queste, la libertà di indossare una stupida maglietta con scritto "antifascista". Se poi un fascista si sente offeso, è libero di non rivolgermi la parola o di evitare ogni contatto con il sottoscritto, la democrazia gli da pieno diritto a tutto questo.

Se poi io non posso fare questo semplice gesto di appartenenza(?), significa che c'è qualcosa che non funziona. Se io, perchè indosso uno straccio di cotone con una dicitura che non offende nessuno ma che indica in qualche modo un mio modo di vedere il mondo, devo temere di venire pestato a sangue o peggio, significa che nella nostra democrazia qualcosa non funziona.

Ma io voglio credere che l'Italia è un paese democratico dove possiamo senza paura indossare gli abiti che preferiamo, che veicolino o meno un messaggio politico e che, possibilmente, non offendino la cultura, la religione o il pudore di alcuno.

Potrei sbagliarmi, mi auguro di no, ma se un giorno dovessi scoprire che nel nostro paese, a casa nostra, non possiamo indossare gli abiti che vogliamo, allora, quel giorno non mi comprerò una T-shirt con un messaggio politico, mi comprerò un Kalashnikov (tanto per ribadire da che parte sto).

Così ho parlato
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