martedì 12 agosto 2008

E se crollasse davvero?


Che l'Impero Americano sia destinato a scomparire è inellutabile, fa parte del mutare dei tempi.
Che poi crolli, collassi o si estingua in un lento crepuscolo, questo è tutto da vedere; anche se credo che questa seconda ipotesi sia più probabile. Ma quali potrebbero essere le conseguenze di questo?
In cuor mio, non vedo l'ora che questo accada, forse sta già accadendo, ma non per questo mi sto preparando a festeggiare.
Ora, innanzitutto concordo con chi sostiene che gli Usa non sono un'impero perchè in fin dei conti non si assumono la responsabilità di esserlo: l'Unione Sovietica con il Patto di Varsavia, al contrario era un impero vero e proprio, quindi le differenze mi sembrano evidenti. Il dominio statunitense si estrinseca in forme diverse, meno invasive; questo gli consente un'etrema libertà d'azione e sopratutto li preserva dal prendersi nero su bianco la responsabilità della nazione dominante.
E' come se dicessero, fate ciò che volete, purchè non vada contro i nostri interessi. La forza dell'Impero Americano è che, a differenza del sovietico, il controllo del potere non è deciso da un'enclave politica, ma da una economica che delega alla politica i modi per affrontare le situazioni e risolvere i problemi.
La forza del "dollaro" e quella degli "ideali" si dimostra un'accoppiata vincente per relazionarsi verso il mondo esterno. Il potere degli Usa si basa sull'equilibrio tre potere economico e quello politico. Il fatto stesso che nel parlamento americano la politica delle Lobby sia manifesta e trasparente, ti fa capire come il consenso possa, nella società americana, tranquillamente venir mercanteggiato a favore di uno o dell'altro gruppo di interessi, decidendo così la liena politica del paese.
Ora, in una congiuntura in cui il divario tra popolazione ricca e povera aumenta, questo equilibrio viene messo in crisi. La crisi nasce dal fatto che essendo gli Usa una democrazia, questa non può essere tale se cade l'interesse delle masse verso la politica che, inevitabilmente, porta ad una svolta autoritaria e autoreferenziale della classe poltica: come in fondo sta succedendo qui in Italia.
Hai presente la struttura delle reti di vendita piramidali dove quello in cima alla piramide si becca i mille piccoli introiti di tutta la catena, diciamo che gli Usa nello scorso secolo hanno costruito un sistema simile. Tutti erano contenti perchè avevano la loro ricchezza, gli Usa più di tutti perchè ne avevano di più lavorando meno. Ma questo è stato possibile perchè al voracismo industriale, capitalista e consumistico, si è contrapposta una visione a lungo respiro della politica che ha saputo costruire e amministrare questo sistema; in pratica, la politica americana ha saputo mungere la mucca senza macellarla.
Tutto è andato bene finchè qualcuno non ha avuto l'idea della globalizzazione.
A questo punto, quando il modello capitalista è stato innestato in società non democratiche o con modelli politici non provenienti dalla rivoluzione francese o americana, il meccanismo si è inceppato. Le multinazionali, in primis, hanno perso quel senso della decenza che si era loro imposto nelle democrazie occidentali ed hanno ri-cominciato a sfruttare a destra e a manca perseguendo quello che è in fondo l'unico loro scopo: accumulare ricchezze.
Questo ha sbilanciato l'equilibrio tra economia e politica a favore della prima, come in Europa anche negli Usa i politici sono uomini di pezza di interessi più grandi di loro, schiavi di logiche che non sono in grado di controllare e che hanno paura di controllare.
Mancando un disegno politico, l'industriale, che è più pragmatico e svelto nell'agire, ha la meglio ed essendo l'unico suo riferimento il profitto, agisce di conseguenza, incapace poi di calcolare le esatte conseguenze delle sue gesta.
Accede così che gli Usa si imbarchino in guerre che scoprono di non saper gestire e che mettono in crisi la rappresentanza politica: non quella economica che arraffa a tutto spiano. Così come devono, e dobbiamo far finta di niente per quello che accade in Cina, da dove importiamo gran parte dei nostri beni di consumo.
Ora, sarà questa mancata distribuzione della ricchezza a far sparire l'Impero Amricano che è nato proprio portando avanti la propaganda di ideali opposti, ovvero libertà di pensiero e di diventar ricchi (il sogno americano insomma).
Il problema è che noi europei siamo legati a doppio filo con gli Usa e il giorno che questi non ci saranno più, beh, quel giorno forse ne vorremmo non una, ma cento Dal Molin. perchè quel giorno gli Usa saranno uno dei nostri principali competitor economici, non avremo più i loro soldati che vanno a far la guerra in nostra vece, saremmo noi che dovremmo decidere senza dubbi cosa fare e contro o pro chi. L'europa sarà sola contro il mondo, forse, anche, probabilmente anche contro gli Usa.
Ora io come la vedo? Finchè l'Europa mantiene questo doppio filo con gli Usa, noi saremmo destinati a seguirli nella loro caduta e a pagare le conseguenze di ogni loro errore. Se invece, riusciamo a trovare una classe politica capace di costruire un sistema simile e magari migliore di quello che loro hanno saputo fare nel XX secolo, allora è un'altro discorso.
Ma oggi, in questo giorno d'agosto 2008, non mi faccio molte illusioni. In quel di Bruxelles io vedo solo una risma di burocrati e servetti incapaci di una visione politica globale e continentale. E' una classe politica da poco, che vive alla giornata e che non ci porterà lontano.
Il modello capital-consumista sviluppatosi nello scorso secolo oggi non può più funzionare, serve qualcosa di nuovo che tolga il potere politico al capitale, qualcosa che non sia nemmeno il socialismo già vissuto (che sposterebbe la bilancia sull'altro piatto). Se vogliamo restare a galla e magari trovare una nuova isola di benessere, dobbiamo inventarci qualcosa di nuovo, qualcosa che non puzzi d'incenso, di soviet o di svastica; sono cose del passato che, per fortuna, abbiamo passato.
E quel che rende tutto più difficile è che non è solo un'Europa nuova che dobbiamo costruire, ma il mondo intero.
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