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sabato 25 agosto 2012

Un blog in crisi

Attualmente mi sto muovendo in diverse piattaforme con diverse idee e ben confuse. Effettivamente, ora che con un dispositivo mobile mi riesce di caricare velocemente spunti ed idee in maniera rapida, ecco che Materiali Indiscriminati mi è diventato improvvisamente obsoleto. Ho già pensato varie volte di chiuderlo, ma non mi riesce.

Se il destino vorrà, forse questo Blog morirà di morte lenta, naturale, o forse chissà vivrà la lentezza di una vecchiaia eterna. Resterà come un museo, un magazzino di cianfrusaglie a testimoniar il mio breve passaggio su questa terra. Il mio blog su Tumbrl

venerdì 18 maggio 2012

La guerra dei droni

In realtà sull'argomento si sa poco, quel poco che si sa non è nemmeno certo che sia vero; perché quando si tratta di armi innovative succede spesso che la propaganda si mescoli con il segreto militare, sviluppando leggende metropolitane e miti tecnologici che spesso si rivelano semplici bufale per spaventare il nemico.

Una cosa certa è che in questi ultimi anni, le esperienze in Afghanistan e Iraq hanno sviluppato e dato nuovo impulso alla guerra a distanza: la guerra dei droni.

Il primo a calcare il palcoscenico della cronaca è stato il RQ 170 soprannominato la Bestia di Kandahar perchè per almeno tre anni nessuno riusciva a capire che caspita era ed a che cosa servisse quello strano aereo che talvolta solcava il cielo afghano.

Della Bestia, si sapeva solo che esisteva ma nessuno riusciva a capirne l'impiego, se solo ricognitivo o anche d'attacco; bisognerà attendere il 2010 perché la Lockheed confermasse la produzione in serie del velivolo e sembra che sia stato utilizzato proprio come ricognitore dei Navy Seals nella missione di Abbottabad conclusasi con la morte di Osama Bin Laden: naturalmente il Pentagono, com'è d'uso, si è rifiutato di fornire dettagli sulla vicenda.

Così, sempre rivelatosi nel blitz di Abbottabad, è il misterioso elicottero caduto nella missione, a prima vista sembra un Blackhawk, ma uno sguardo più attento ne rivela caratteristiche diverse, tra cui una sorta di pittura antiradar e dettagli costruttivi utili, secondo alcuni, a ridurre il rumore di pale e motore. Quello che si sa e per quanto dicono gli articolisti esperti in tecnologia militare, sembra si tratti di un vecchio progetto ripreso e infine sviluppato per fornire ai reparti speciali un veicolo silenzioso e invisibile, nonchè costosissimo.

Nonostante il dirottamento di un drone da parte degli iraniani, gli States non mollano la ricerca nel settore e continuano a sviluppare prototipi a raffica, testando diverse specializzazioni, sembra anche che in collaudo ci sia un mini-shuttle che preoccupa non poco le autorità cinesi.

La ricerca di sofisticati apparecchi di morte senza pilota sembra sia molto ben vista dall'entourage politico-militare nord americano che forse vuol togliersi definitivamente dalle palle quei fastidiosi morti in battaglia.
Forse le guerre dei droni non sono lontane, forse è solo propaganda, di certo è solo stupida  guerra.

Droni letali ma fragili

domenica 13 maggio 2012

Il Manager prossimo venturo

Le aziende, piccole o grandi che siano, sono fatte di persone. Sono le qualità delle persone, la loro strutturazione gerarchica e le relazioni tra di esse che, di fatto fanno l'azienda. Spesso, sopratutto nelle aziende della old economy, esperienza, competenza e capacità sono considerati elementi premianti nell'ottenere posizioni chiavi. Il punto debole di questo metodo, sembra sia il  fatto che oggi in molte aziende, nelle posizioni chiave, ci siano manager che vengono ancora pesantemente condizionati dai mass media tradizionali e faticano a vedere e capire le potenzialità del web che richiede per loro un approccio diverso, che forse non hanno mai considerato.
All'interno dell'azienda, la comprensione delle potenzialità dell'offerta digitale diventa perciò una scelta consapevole del manager o imprenditore che deve far propria questa cultura e approcciarsi attivamente con essa in modo di entrare a pieno titolo in quell'ecosistema chiamato Enterprise 2.0.

Il concetto di Impresa 2.0 intende l'insieme di approcci organizzativi e tecnologici basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione e la condivisione, con lo scopo di favorire lo sviluppo di reti sociali interne ed esterne all'organizzazione che, interagendo creano un flusso di dati e informazioni utili per capire lo stato delle cose e raccogliere informazioni utili per la vendita di prodotti o l'immagine dell'azienda.

Questo significa che sono necessarie competenze specifiche indirizzate alla tecnologia digitale, ed al suo utilizzo; purtoppo, nonostante la congiuntura economica, la domanda di persone con reali competenze digitali e alta, ma l'offerta è ancora ridotta a pochi professionisti che, investendo nel proprio si sono informati nel settore operando con serietà e competenza.

Knowledge governance e dintorni

lunedì 7 maggio 2012

Perchè regalare clienti a Facebook?

Nei prossimi anni vedremo un grosso espandersi della diffusione di dispositivi portatili quali smartphone e  tablet, un po' dura la vedo per i netbook che, a rigor di logica, dovrebbero vedersi rimpiazzati dai più comodi tablet. A questo, possiamo aggiungere che, sebbene non lo vediamo, nascono nuove piattaforme e nuovi protocolli che ogni giorno amplificano, velocizzano, migliorano il rapporto tra le diverse entità della rete.

Questo mutare delle cose fa si che i modelli di marketing tradizionale non siano più validi, perchè cambia pesantemente il rapporto che il cliente ha con il produttore e viceversa. la rivoluzione del web2.0 iniziata dieci anni fa ed ora forse giunta a sua completa maturazione, ha dato agli utenti il potere di creare contenuti web, facilitando lo scambio interpersonale di opinioni. Se teniamo conto che i due terzi degli internauti frequenta social network di vario genere, potete rendervi conto come questo passa parola possa avere effetti positivi o negativi a seconda dei casi.

Teniamo poi conto che il web delle directory, delle categorie è defunto e tutte le sue dinamiche interne si  muovono sulla logica delle parole chiave, delle app che creano un sistema interconnesso con un potenziale veramente incredibile.

E' un mondo che fatica ad essere compreso dalle piccole e medie aziende che potrebbero trovare in questa realtà un modus per farsi conoscere sul mercato ed ai potenziali clienti. C'è da tener presente che questi potenziali non si limitano ai social network, anzi, necessitano d'essere integrati con siti di proprietà dove l'azienda può costruire un suo dialogo privilegiato ed interattivo con i propri referenti e poi, magari, utilizzare i social network come veicoli di diffusione dei messaggi.

Il valore gli utenti "portati a casa" viene spesso sottovalutato, affidarsi a servizi terzi, magari gratuiti, si paga con la perdita o la condivisione di quelle informazioni che in realtà sono le più importanti nei modelli competitivi di oggi.

Quello che gli esperti segnalano, il problema da risolvere, non è tanto la mancanza di investimenti delle aziende nelle nuove tecnologie mediatiche, ma la mancanza di un cambiamento culturale ed organizzativo che possa trovare in queste nuove opportunità un suo utilizzo adeguato generando risultati apprezzabili.

Leggi il marketing su Facebook

mercoledì 22 febbraio 2012

Faccio viaggio con biglietto

Oggi io faccio piccolo viaggio di memoria in mio passato con questo biglietto.
Un tempo ATM era solo Azienda Trasporti Milano, ora gli ATM sono anche i bancomat. Ma in epoca di questo bilgietto i bancomat erano da poco stati diffusi e nessuno si sognava di chiamarli atm, ora invece, sono così famosi che ci hanno fatto pure un film

Mi sa tanto che come film è una cagata non da poco, se andate a vederlo, fatemi sapere se mi sono sbagliato.
Per qualche strana sinapsi mentale, mi è venuto in mente Lasciami Entrare che non ho ancora avuto il coraggio di guardare perchè mi sa tanto che uno di quei film crudeli che ti fanno veramente star male.

Approposito di film, oggi una giovane ragazza mi ha chiesto chi è Ennio Morricone...gli ho risposto e gli ho consigliato di informarsi sul web ( o educatamente evitato ogni altro commento ) comunque stiano le cose, sono sempre più convinto che l'era di internet non ammette ignoranza.

Che vuoi mai che sia? Piccolo viaggio è già finito, io stanco vado a dormire. Ronf.

lunedì 20 febbraio 2012

Casarotti e i Nuovi Cedrini


Oggi partiamo questo caso il biglietto del Casarotti and Frenz, per fare una breve conoscenza del personaggio e della sua band.
Perciò, cominciamo con Casarotti and Frenz tenutosi al Teatro Romano l'8 settembre del 2009, durante l'evento c'ho ricavato alcune clip che potete vedere qui.

Ma chi è Fabio Casarotti? Potete approfondire la sua conoscenza tramite un'altro video e il sito ufficiale dei Nuovi Cedrini.

E chiudo semplicemente con la ricetta delle Fritole alla veneziana ( con i cedrini per l'appunto).

domenica 5 febbraio 2012

Il mostro e il mistero secondo Odb - parte 4

Con questo concludiamo questo lungo scritto di Oreste del Buono pubblicato sul catalogo della mostra Dr Gir et Monsieur Moebius del 1983 a Siena.


Membri fondatori dell'associazione occulta sono, oltre a Moebius e a Jean Pierre Dionnet, instancabile suggestivo, spettrale teorico, il lussureggiante Philippe Druillet e l'intraprendente Bernard Farkas, ex poeta e amministratore già avviato a diventare anche ex amministratore. Il clamore suscitato è notevole. Ma il prim omerito incontrovertibile di Mètal Hurlant è proprio quello di pubblicare Arzach di Moebius. Chi è Arzach? tanto per cominciare, come si chiama veramente? Ogni volta che lo presenta su  Mètal Hurlant, Moebius, infatti, ne scrive il nome in modo diverso: Arzach, Harzk, Arzak, Harzack... Comunque, si chiami, è un viandante dell'iperspazio o del microcosmo che non pronuncia una parola, un fumetto muto, ma urlante di colori e di significati impossibili. Quelli possibili, ovviamente, non interessano.

Come Arzach appare in volo su un uccellaccio, qualcosa di più di un semplice uccellaccio, un gran tapiro alato, un fantasma bianco di degenerazioni animali sbattente le ali, verso un roccione rosso abitato. Da una feritoia Arzach spia una donna che si sta spogliando o vestendo. La testa è avviluppata in un panno violaceo, ma il seno e il resto, le cosce nude sono promettenti, appetitose. Ma c'è qualcuno, un omaccio rossiccio che dall'alto del roccione protesta contro l'indiscrezione del guardone Arzach. Arzach tira il lazo, cattura il moralista, lo va appendere tra le ossa di uno sterminanto scheletro di animale preistorico, ma chissà se Arzach è nella storia. Un popolo d'ignudi verdi assiste alle sue manovre contro il turchino del cielo. Ed ecco che Arzach fa posare la sua alata cavalcatura sul roccione, scende a ghermire la preda. La donna s'è vestita, è una snella figura controluce, pronta si direbbe a conquista altrui. Arzach le si avvicina, posa le mani sulle spalle, la gira verso di sè. Non è una donna, è un animale orribile con due anali gialli per occhi, un naso da cagnone, una lingua arquata e ritorta peggio di un serpente o di uno scherzo da carnevale. Arzach riparte in volo. L'appeso tra l'ossame spolpato si tocca con un indice la testa a significare che Arzach è pazzo...

-Detto questo, devo comunicarvi che ho pensato di mettere il resto dell'artico in un prossimo post, che diciamo sarà quello più polposo, un finale pirotecnico, da non perdere.  Vedi una scheda su Arzach

sabato 4 febbraio 2012

Il mostro e il mistero secondo OdB - parte 3

Terzo appuntamento con questo articolo di Oreste del Buono scritto per la mostra Dr. Gir et Monsieur Moebius del 1983.

Lo scapestrato fiero giovanotto replica dapprima di non poter accettare l'idea di combattere i conterranei sudisti. Tuttavia discutendo approda a un compromesso. Mike Steve Donovan arriva ad accettare l'idea di suonar la tromba per cambiar bandiera basta cominciare. A domanda, declina le proprie generalità. Generalità parzialmente nuove. Dice, infatti, di chiamarsi, come effettivamente si chiama, Mike Steve, ma il cognome lo ricava da un'occhiata a certe macchie oscuramente lucenti tra l'erba. Blueberry: mirtillo, insomma. L'importante è farci l'abitudine. Ce la fa molto presto il pubblico. Sono i tempi d'oro del western europeo, più western di quello americano. In Italia sale la stella di sergio Leone nel cinematografo. Pechè in Francia non dovrebbe salire la stella di Gir nel fumetto? (curioso questo riferimento alla stella, giusto negli anni in cui Moebius firma Sur l'Etoile per i cento anni della Citroen n.d.r.) Il successo è grande. Il Tenente Mirtillo non suona la tromba. Si replica. Si continua a replicare.

Si replicatanto che dopo una decina o una dozzina d'anni, jean Giraud se ne sente proprio saturo e decide di provare a percorrere un'altra strada. il western-mirtillo gli è venuto a noia come nel frattempo è venuto a noia il western-spaghetti a Sergio Leone. Però mentre Sergio Leone stenta a trovare il coraggio di tentare la nuova strada, Jean Giraud la tenta senza stare a pensarci molto. -Ero una specie di Dottor Jekill e Mister Hyde, quando ho deciso di mettere da parte per un poco Blueberry, produrne appena un episodio all'anno, il che vuol dire lavorare in sei mesi e, il resto del tempo, dedicarlo alla fantascienza...- questa dichiarazione di Jean Giraud a proposito della svolta della sua vita nei comics, ci permette di capirlo meglio. L'ha raccolta Dominique Isserman per Zoom, le magazine de l'immage di Joil Laroche, sempre così attento al fumetto oltre che alla fotografia. La troviamo in un vecchio numero del 1975, ma è sempre valida.

Il Mister Hyde, lettore pazzo di fantascienza, cultore di amiguità, di morbosità, di extrasapienza, di diversità, di alienità prende in mano l'attività di Jean Giraud, che appena rivelato dal proposito di cambiamento di Gir, si rinasconde sotto un altro pseudonimo, Moebius.

La trama dei nuovi fumetti di Jean Giraudm non più Gir, ma Moebius, si scopre presto, conta pocp, conta sopratutto il disegno. Lo scritto di Jean-Michel Charlier era tanto e pareva non volersi limitare alle nuvolette d'assegnazione, cercava di prevaricare sul disegno. Il disegno di Moebius ora o sopprime addirittura lo scritto o al massimo lo usa come un motivo ornamentale, uno svolazzo, un ghirigoro in più, non richiesto, facoltativo, in qualche modo superfluo, inifluente nel trionfo del colore o del bianco e nero. L'assenza di una trama tradizionale avrà un significato o non lo avrà? Moebius ha una poetica sua nella poetica del nuovo raggruppamento d'autori Les Humanoides Associès che ha appena dato alla luce Mètal Hurlant, science-fiction trimestrielle pour adultes, destinata a diventare presto a furor di popolo, mensuelle.

Quella degli Humanoides Associès, a detta del loro ideologo Jean-Pierre Donnet, è una misteriosa società segreta, una centrale d'energia pronta a tutto per poter esporre sulla carta intimi sogni e putridi fantasmi, per dar corpo alla realtà con un poco d'inchiostro e d'amore ad altri universi. Mètal Hurlant vuole essere un giornale di fantasmi che utilizza la tecnica del fumetto d'avventura, un modo per rendere credibili gli universi più deliranti. (continua nel prossimo post).

Vedi Jean Michel Charlier su Datacomics




giovedì 2 febbraio 2012

Il Mostro e il Mistero secondo OdB -parte 1

Quello che, a partire da oggi vi pubblico in 4 parti, è un articolo di Oreste del Buono pubblicato nel 1983 sul catalogo della mostra Dr.Gir e Monsieur Moebius tenutasi a Siena in quell'anno. E' un articolo divertente e sorprendentemente illuminante, come solo Oreste del Buono sapeva scrivere. Non dico altro e vi lascio alla lettura.

Il mostro e il mistero di Oreste del Buono

Jean Giraud è nato nel 1938 a Fontenay-sous-Bois. Oggi siamo nel 1983 a Siena, e c'è una sua grande mostra. La mostra se la merita perchè è indubbiamente un mostro. Gran parte del fascino dei mostri, di qualsiasi mostro di qualsiasi disciplina consiste nel mistero. Ed è un mistero appunto che Moebius sia così bravo.
Senza pretendere di chiarire interamente il mistero, dato che, oltre a tutto un effettivo chiarimento porterebbe inevitabilmente ad un ridimensionamento della mostruosità, proviamo a saperne qualcosa di più. Consultiamo, a esempio, l'entretien avec Jean Giraud di Schtroumpf, le cahiers de la bande dessinèe, 1974. E' un'autointervista disegnata e scritta dal mostro in persona. Comincia con una grande tavola a piena pagina. Da sinistra viene la nuvoletta con la domanda:- Pronto per l'intervista?- -Un attimo!- risponde esclamativamente, ovviamente un'altra nuvoletta, l'intervistando.

E' in piedi, in tenuta da lavoro artistico, ma la sua testa, il suo naso, il suo mento, il suo collo sono tutti scorticati, senza la protezione della pelle, come certe figure nei manuali di anatomia seviziate dal disegno per fare vedere in che modo si è fatti sotto la pelle. A scorticare un poco ancora, emergerebbe il teschio, e già al posto del naso c'è un buco nero e  i denti sono paurosamente nudi e bianchi. In mano, comunque, l'intervistando ha una testa cappelluta, occhialuta, baffuta con la pelle porosa e puntinata tutta pellosa, la testa con cui Jean Giraud si ritrae ogni tanto.

Nella seconda immagine dell'intervista, non più una grande tavola ma appena uno dei cinque spazi irregolari in cui si suddivide la seconda pagina, l'intervistando, ormai nella parte di intervistato, s'è infilato la testa da Jean Giraud e attacca a rispondere a domande e controdomande di un intervistatore che la sa evidentemente lunga, la sa come se parlasse con se stesso.
-Ehi, Giraud, perchè hai continuato per tanto tempo a disegnar Blueberry?...Perchè?...-
-Perchè è un fumetto che marcia bene!... E perchè mi ci son voluti circa otto anni prima d'essere relativamente soddisfatto dei miei disegni...-

Per la storia di Jean Giraud l'incontro con Jean Michel Charlier costituisce una citazione d'obbligo. Perchè Jean Giraud disegna da sempre. Studia anche disegno alle Arts appliqueèes, ma non per molto, ha qualche difficoltà come studente, impara di più da autodidatta, da dilettante, da amatore. Con i comics comincia presto qua e la a partire dal 1956. Collaborazioni a Far West, Coeurs Vaillants, eccetera, testate del genere.

Le prime immagini adorate sono certe incisioni di fine secolo a firma di Gustave Dorè, per fare un nome, ma Jean Giraud non ne tiene troppo conto negli esordi professionali. Istintiva autodifesa, probabilmente teme che ne potrebbero tenere, invece, persino troppo conto i datori di lavoro, non dandogliene più. Quelle immagini però, gli stanno dentro, aspettando di venir fuori una volta o l'altra.

Continua nel prossimo post!                     Il Dr. Gir et Monsieur Moebius su Anobii

giovedì 22 dicembre 2011

L'avvistamento Ufo di Ospedaletto

Il 9 ottobre 1977, Il Giornale di Vicenza riporta di un partocpòare avvistamento di un oggetto volante non identificato. Alle ore 22 a Ospedaletto in provincia di Vicenza, tre testimoni, in prossimità del casello stradale della Val d'Astico videro in cielo questa sorta di cupola  alla cui base girava, in senso antiorario un anello luminescente, le dimensioni dell'oggetto potevano esser di circa tre metri di diametro e volava a bassissima quota per poi scendere a foglia morta, ondeggiando nella discesa, sullo svincolo autostradale. Dopo un paio di minuti l'ufo riprese quota e scomparve in direzione nord. L'oggetto non emetteva luci visibili a grandi distanze, ma solo un tenue bagliore. La casistica locale di avvistamenti nel vicentino.

martedì 20 dicembre 2011

La storia di Mister Freeze

Rigorosamente da non confondere con Master Freez MC!
Se proprio non ti viene in mente chi sia Mister Freeze, ti ricordo che sul grande schermo ha avuto la fortuna di essere interpretato da uno splendido Schwarzenegger in uno dei tanti Batman cinematografici. Biologo molecolare specializzato nell'ibernazione di tessuti , Victor Fries cerca disperatamente di trovare una cura per la moglie Nora di cui è follemente innamorato. Riesce a trovare un sistema per ibernare la compagna ma nel farlo, a causa di un incidente, Victor si ritrova in un corpo incapace di resistere a temperature superiori allo zero e quindi costretto ad indossare una speciale tuta che gli consente di vivere, ma il costo di mantenimento dell'apparecchiatura lo costringe al crimine.

La storia editoriale di Victor Fries è più unica che rara: il personaggio ha subito notevoli variazioni dal 1959 quando venne creato da Bob Kane che cercava un nuovo degno avversario per Batman. In origine si chiamava Mister Zero ed era uno dei criminali buffi che impestavano di buonismo i fumetti degli anni '50.
All'epoca ancora non indossava la tuta ibernante, ma già aveva una pistola congelante; la metamorfosi avviene grazie alla serie televisiva interpretata da Adam West, dove  Mister Zero appare avvolto nella sua tuta fantascientifica ed il suo nome diventa Mister Freeze. A questo punto, Victor Fries entra e consolida il suo pieno diritto di appartenere alla galleria di nemici di Batman. Vuoi saperne di più?

martedì 1 novembre 2011

Il Caso Mantell

Nella storia dell'Ufologia internazionale, senza ogni dubbio il Caso Mantell è quello che fa diventare, per gli States, gli avvistamenti degli Ufo una questione di importanza nazionale. Nel primo pomeriggio del 7 gennaio del 1948 la base aerea di Godman Field viene allertata per la presenza di un oggetto volante sconosciuto segnalato dallo sceriffo di una città vicina. Ora, la zona dove si svolgono gli eventi, si trova al nord del Kentucky, poco lontano da Fort Knox e dalla già citata base militare di Godman Field, dove il governo federale teneva la sua riserva aurea: una zona piuttosto sensibile.
Viene allertato il sistema di sicurezza, si cerca di capire che razza di velivolo possa essere, ma mentre continuano le segnalazioni della sua presenza, nessuno sa rispondere sulla sua identità: sembra proprio che si tratti di un luminoso disco volante del diametro di 70-90 metri.
Diversi ufficiali della base di Goldamn Field videro il misterioso oggetto volante stazionare in prossimità del sito, sospeso in aria, immobile. Osservato con il binoloco, apparve con una forma simile ad un paracadute; la parte superiore rifletteva la luce del sole, mentre nella parte inferiore si notavano delle luci rosse lampeggianti.
Verso le 14.30 gli ufficiali della base erano ancora sulla torre di controllo cercando di capire la natura dell'oggetto quando notarono una squadriglia di Mustang P41 che stava passando da quelle parti per trasferirsi da una base in Georgia ad una di Louisville, ne aprofittarono per indirizzare la squadriglia verso l'oggetto per un'occhiata più ravvicinata.

Il Capitano Thomas Mantell ed i tenenti Hammonds e Clements si staccarono dalla squadriglia, che proseguì l'itinerario originale e si diressero verso l'oggetto. Dopo qualche minuto il capitano mantell arrivò in vista dell'oggetto e lo descrisse come "la cosa sembra metallica ed è di dimensioni spaventose". Nel seguire l'oggetto, Mantell continua a salire di quota, a questo punto i due tenenti al suo seguito lo devono abbandonare perchè a corto di carburante e senza maschera d'ossigeno. Così mentre Mantell cerca di avvicinarsi all'oggetto raggiungendo i 6000 metri di quota, Clements e Hammonds atterrano a Godman Field, fanno il pieno, si equipaggiano di maschera e cercano di raggiungere il loro capitano scomparso fra le nuvole.
Mentre sono in volo arriva loro la notizia che l'aereo di Thomas Mantell è precipitato e stando alle dichiarazioni dei testimoni oculari era esploso in volo ma non si era incendiato. L'orologio del capitano Thomas Mantell era fermo alle 15.18, tre minuti dopo l'ultima comunicazione ricevuta dalla torre di Godman Fields. Il misterioso oggetto luminoso era rimasto visibile dalla torre di controllo della base sino alle 15.50.
Vuoi approfondire l'argomento?

lunedì 31 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte terza

Continuo con la trascrizione di questo vecchio articolo apparso sulle pagine di Metal Extra Speciale HollYwood nei primi anni '80 del secolo scorso. 


...Queste vestigia della vecchia Hollywood, con la parrucca, con i segni del liftting, non sono altro, oggi, che dei venerabili pezzi da museo. "Finire è più difficile che cominciare" diceva giustamente Henry Fonda al suo giovane ammiratore Terence Hill, ne Il mio nome è Nessuno, di Tonino Valerii, che simbolizzava a meraviglia questo spietato cambio della guardia. Fonda avrebbe dovuto terminare la sua carriera con questa eccellente osservazione; come Steve Mc Queen avrebbe dovuto finire con Tom Horn... Il buon vecchio Wayne invece ha azzeccato il momento d'andarsene. Malato di cancro, si fa uccidere in un assurdo duello che lui stesso ha provocato, sotto gli occhi di un ragazzino che lo idolatra. E d'altronde è ancora più buffo constatare che quel ragazzino è interpretato da Ron Howard, il giovane protagonista di Happy Days teleromanzo a puntate di cui andava pazza la nuova generazione americana... il film om questione è appunto The Shooting.

Uno degli ultimi western del resto...Oggi i cowboys virili dallo sguardo d'acciaio sono sostituiti da mercenari dello spazio: il western della nuova Hollywood è StarWars, è Superman, in cui i trucchi cinematografici hanno il sopravvento sulle vedettes e persino sui registi. D'altro canto, parlando di registi, non è curioso constatare che le vere vedettes oggi sono loro? Francis Ford Coppola, George Lucas, Walter Hill, Woody Allen, Bryan De Palma, Irvin Kerschner, Stanley Kubrick (avrei dovuto citarlo per primo questo qui!), Sam Peckinpah, Don Siegel, William friedkin, Alan Parker, Alan J. Pakula, Michael Cimino, Sideny Pollack e gli altri.

Questi signori ci offrono un cinema forse meno gradevole rispetto a quello dei loro predecessori, le storie sono spesso meno allegre, ma nel complesso non ci abbiamo perso nel cambio. Se ieri Marlon Brando urlava "Stella" con la maglietta strappata, oggi lo si può vedere grasso e calvo, lucido di sudore, recitare poesie scacciando le mosche nella calura umidiccia del VietNam; e poi abbiamo anche la recitazione isterica di un Jack Nicholson, lo sguardo da teppista incallito di una Gena Rowland, favolosa Gloria ; ci sono le mascelle contratte di Bruce Dern, la gargantuesca buffoneria di un John Belushi, il fascino senza trucco di una Jill Clayburgh, la violenza di un Nick Nolte...e poi restano comunque delle star tradizionali: Robert Redford (a suo danno) Jacqueline Bisset, Clint Eastwood.

Allora, è sempre morta Hollywood? Certo che no...Ha cambiato volto, ecco tutto. E allora siate in anticipo sui tempi: invece di collezionare foto di Marylin, di James Dean, di Bogart (pace all'anima loro), cominciate a collezionare De Niro, Nicholson, Cassavettes... Vedrete, tra quarantanni saranno alla moda!!!.

Philippe Setbon

Ps
Credo che l'autore dell' articolo sia questo, vai a vedere >>>

domenica 23 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte seconda

Proseguiamo la lettura di un vecchio articolo pubblicato su Metal Extra Tutto Cinema nei primi anni '80, la prima parte la trovate qui.


Per fortuna gli altri sono più furbi; Robert de Niro non ci pensa due volte ad ingrassare di 30 chili in Racing Bull, non esita cambiar faccia, aspetto, voce, atteggiamento: ad ogni modo, più cambia più è lui. Dustin Hoffman è più delicato; è sempre lo stesso e oscilla continuamente tra la gloria e l'oblio con qualche successone, di tanto in tanto, come Kramer contro Kramer che lo riporta sulla cresta dell'onda per aprecchi anni; Al Pacino il bisognoso, che ad ogni film dà itutto quel che possiede, al punto di riuscire a commuoverti (avrebbe il coraggio di affermare che non pensava all'Oscar recitando la scena del processo in Giustizia per Tutti ?); il vero problema di queste nuove stars è che non sono più dei volti, dei personaggi ai quali il pubblico possa aggrapparsi: sono diversi a ogni nuovo film. Quanti di loro si sono giocati la carriera? Per mancanza di fortuna, per dei films scelti male...

Gene Hackman con quel suo brutto muso di barman brontolone: nel dimenticatoio. Richard Dreyfuss, Roy Scheider che non riescono a decollare... Perdendo le aure mitiche, le vedettes hanno certamente reso il loro mestiere ancora più crudele. Prima uno era finito quando invecchiava, oggi quando l'ultimo film non è andato bene.

Certo che con questo nuovo metodo, le carte vincenti sono diventate rare a Hollywood; John Travolta: due trionfi e si ritrova has-been a venticinque anni col suo talento limitato e i suoi passi di danza già demodè. Farrah Fawcett dà il suo addio al successo della serie televisiva Charlie's Angels per entrare a testa alta tra le vedettes mediocri di serie B... Quanto ai vecchi è una vera e propria ecatombe: chi resta ancora in piedi delle nostre stars favorite degli anni 50? Non Kirk Douglas che si aggrappa pietosamente alla sua immagine di ironico arrivista all'età di 65 anni; non Burt Lancaster, con il sorriso ormai ingiallito, e che interpreta ruoli di secondo piano in film-catastrofici o in drammi italiani; non Henry Fonda che appare per trenta secondi in tutti i suoi ultimi films, come presidente o come generale; non Anthony Quinn abbonato a ruoli di patriarchi tuareg  in super produzioni che nessuno va più a vedere...
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Per oggi basta così, il finale dell'articolo lo trovate nel prossimo post. Intanto, è molto probabile che l'autore del post. Nel frattempo vi segnalo un bellissimo sito che parla anche di Hollywood.

sabato 15 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte prima

Hollywood...Nostalgia. Riflettori, vestiti da sera. Hollywood parola magica. Hollywood e i suoi miti. Bogart che colpisce la testa della moglie Mayo Method con il Falco Maltese, al ritmo di As time goes By; Errol Flynn che rimorchia le ragazze all'uscita di scuola col suo cappello piumato alla Robin Wood; Marylin Monroe  che gira 60 volte la stessa scena per affermare che il diamante è il miglior amico di una donna; James Cagney che si tira su la tonaca e massacra col mitra alcune migliaia di comparse; quel gran babbeo di Gary Cooper che eredita un impero e suona il trombone; John Wayne col suo sorriso sdentato che si azzuffa per un'ora, nei film che duravano un'ora e dieci; Rita Hayworth che si sfila i guanti e fa ululare tutti gli allupati di Tex Avery; e poi tutti gli altri...Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Cary Grant, Jamese Stewart, Ava Gardner, Joan Crawford, etc...
Già, ma tutto questo non c'è più. Finito! Dobbiamo arrenderci all'evidenza. Tra Via col Vento e Apocalypse Now ne sono successe di cose! Sono già trascorsi quarant'anni, per essere esatti. E Hollywood è cambiata. E' il meno che di possa dire...

Hollywood che ieri era il cuore del cinema mondiale, oggi non è altro che una delle sue arterie e non sempre in buona salute. E poi c'è tutta una mentalità che è cambiata; ancora ieri Deborah Kerr attraversava la Jungla con una superba messa in piega e dei vestiti stirati di fresco ne Le miniere di Re Salomone; oggi in Starting Over, Jill Clayburg si asciuga le ascelle con i kleenex aspettando il suo amichetto...

Cecil B. deMille e John Ford si rivolteranno probabilmente nella tomba ma è così. Non ci si può fare nulla. Guardate i nuovi eroi. Chi succede a Borgart? C'è Lee Marvin, mascalzone dalle labbra tumide e alcolizzato, che uccide degli innocenti senza scomporsi, e che violenta le signore ridendoci sopra; Charles Bronson, individualità incolta e taciturna dalla faccia da indiano che massacra i gangster, la notte a New York. E come gli piace!; e l'ultimo, in ordine di tempo, tra i "duri"; Burt Reynolds, cascatore peloso e buontempone, che collesiona films brutti come altri collezionano francobolli...

Chi ha preso il posto di Gary Cooper? C'è Clint Eastwood ...il primo era timido, puro e generoso, i lsecondo è razzista, misogino e dal grilletto facile. Si dirige da sé, con un'epica megalomania, il viso contratto in un'espressione di profondo disprezzo. C'è anche Christopher Walken, angelo febbricitante e sonnambolico che si è rivelato in Deer Hunter.


E i comici? A Laurel & Hardy, Jerry Lewis sono succeduti Woody Allen che non fa più ridere nessuno, neanche se stesso, sopratutto; Mel Brooks con i suoi pastiches deliranti, pieni di strizzatine d'occhio agli iniziati; la banda del National Lampoon... Quanti geni... Prima Hollywood si vantava di averne uno solo: Marlon Brando. Oggi sono tanti. E devono battersi duramente, farsi un culo così ad ogni film per non perdere terreno. Perchè basta un passo falso e addio! Prendiamo Brad Davis: un trionfo in Midnight Express, un fisco e ce lo ritroviamo mogio mogio in una serie televisiva.
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Questa è la prima parte di un articolo apparso su Metal Extra Tutto Cinema nei primi anni '80, la seconda parte, nel prossimo post. Non sei curioso di conoscere la Storia di Hollywood?

martedì 27 settembre 2011

Il Mio Pensiero e il Comma 29

Leggendo i giornali, consultando internet, guardando la tv, ascoltando la radio, oramai mi sono fatto convinto che il Presidente del Consiglio è un puttaniere (ovvero pratica con una certa assiduità sesso a pagamento), mi sono fatto altresì convinto che il Presidente Berlusconi è (o era) circondato da persone che gli procuravano questo "divertimento". Tra le altre cose, mi sono persino fatto l'opinione che il nostro premier fosse ricattato da queste persone che conoscevano il suo turpe segreto.

Ma in verità, io non so se Silvio Berlusconi frequentava/frequenta prostitute. Intimamente sono profondamente convinto che lo facesse, ma se mi chiedete di dimostraverlo, non posso far altro che mostrarvi articoli di giornale, pagine di internet, servizi televisi: personalmente, io non ho mai visto il premier in atteggiamenti sconvenienti con chicchessia.

Purtroppo io, in questi mesi, non ho potuto fare a meno di leggere materiale sufficiente per farmi convinto che Silvio Berlusconi è un puttaniere. Mi dirai, e dove sta il problema?

Il problema è che a me non piace pensare che il primo ministro della nostra nazione sia un puttaniere; non mi piace pensare che il leader di un partito che, rompendo gli zebedei con le prese di posizione sui matrimoni di fatto, testamento biologico e che si presenta come il baluardo dei valori cristiani, se la spassi con una qualsiasi maddalena gli passi davanti.

Non so se è chiaro, ma il fatto è che io sono convinto (non riesco fare a meno di pensare che) Silvio Berlusconi si sia macchiato di comportamenti immorali indegni della carica che riveste come Presidente del Consiglio ( se poi i cattolici del PdL vogliono tenerselo, per me sono affari loro ).

Ripeto, io non ho mai visto Berlsuconi andare a puttane, ma dalle notizie che ho appreso dai media ormai ne sono convinto.

Il guaio è che ora l'ho scritto su questo post e l'ho portato a vostra conoscenza; proprio quando in parlamento torna il famigerato DDL Intercettazioni ed il suo articolo 1 comma 29 ( l'ammazzablog).

Se il DDL passa così com'è, il Presidente Berlusconi o chi per esso potrebbe richiedere una rettifica a questo mio post se ritenesse che il contenuto sia offensivo nei suoi confronti: pena una multa fino a 12mila euro.

Ecco qual'è il problema...ora come faccio rettificare il mio pensiero senza rinunciare a manifestarlo?
Se io, in virtù di ciò che ho letto su media nazionali ed internazionali, ho l'intimo convincimento che il Premier è un puttaniere, come faccio a rettificarlo?

Era mejo se stavo zitto? Come si usa fare in Cina, Corea, Iran? (ne ho prese tre a caso)

Tu cosa mi consigli?

lunedì 26 settembre 2011

La Keyword Charts di Settembre

L'ultima analisi deil traffico di questo sito risale a Luglio, direi che in questi mesi di cose ne sono accadute e le parole chiavi hanno girato come gira la patonza nelle magioni del nostro premier.

 Vediamo perciò com'è la situazione:

1- carpanea +           
2- david colajacomo
3- giorgio tarocco +       
4- corto maltese +
5- materiali-indiscriminati.blogspot.com +
6- 113 antichi racconti giapponesi +
7- g8 2011 +
8- giza quetzalcoatl +
9- il male rivista satirica +
10-master freez -

Se la confrontate con l'ultima Keywords Charts, nel corso dell'estate le cose si sono notevolmente modificate sebbene Tarocco, Colajacono e Master Freez mantegano bene la loro posizione, tra alti e bassi. Ma la cosa che più, in realtà, mi incurioscisce è: ma davvero chi capita nelle pagine di questo Blog cerca ciò che scrivo? Questo nemmeno i numeri degli analizer me lo sapranno dire con precisione.

sabato 10 settembre 2011

Un intervista a Roger Corman: parte quarta

MH- Qual'è la sua attuale posizione per quel che riguarda la distribuzione di films stranieri negli Usa?
RC- Noi continuaiamo. In questo momento stiamo distribuendo due films che sono i primi tra i films stranieri nell'albo d'oro dei critici di New York. Mon ncle d'Amerique di Alan Resnais e il film australiano Breaker Morant. Sono rispettivamente al primo ed al secondo posto nel box-office dei films stranieri.
Questo è un atteggiamento voluto. Noi vogliamo , nello stesso tempo, films commerciali e altri più artistici. Per quel che ne so, nessun'altra compagnia ha cercato di far questo prima d'ora, ciascuna si specializza nel campo commerciale oppure artistico ma senza mai combinare i due tipi di films. Io penso che cercare d'ottenere un equilibrio tra questi due generi sia molto stimolante, ed è buona cosa per noi, all'interno della compagnia. Questo ci impedisce di cristallizzarci e ci permette di occuparci di tutti i nostri films.

MH- Come mai ha scelto il gruppo dei Ramones per Rock'n'Roll High School?
RC-Oh, è stato un altro dei nostri giovani registi: Allan Arkush, che faceva il suo primo film dopo aver lavorato al montaggio, agli effetti speciali e alla regia di seconda equipe...Ho deciso di fare Rock'nRoll High School e così abbiamo discusso con le case discografiche per sapere quali erano i complessi sulla via del successo. Dopo averne ascoltati un po' Allan ha deciso di prendere  i Ramones, ed io ho approvato. Non sono ancora arrivati al successo, ma la loro popolarità aumenta giorno dopo giorno, sono bravi.

MH-Che ne è stato del progetto di Werner Herzog di realizzare un film con il copione di Charles Bukowski? 
RC- E' andato in fumo, ma sono uno dei finanziatori del film che Herzog sta girando in sudamerica, Fitzcarraldo. Ogni settimana mi manda una lettera in tedesco per dirmi come vanno le riprese, io la faccio tradurre e lui mi dice invariabilmente che va tutto bene. Finora, dunque il film procede bene.




MH- Bene, ancora una domanda, lei si muove sempre nello stesso modo per assicurare il successo di un film?
RC- Si, ma il mio è un sistema che varia, non è rigido. Fondamentalmente, il genere di film che mi piace fare e che ha più possibilità di successo commeriale, un film che mi interesssa, è un film fatto a parecchi livelli. Esteriormente il film è una semplice distrazione. In fondo ci si trova un messaggio. Battle beyond the stars ne è un esempio: a prima vista è un film d'azione e d'avventura, in un quadro fantascientifico, con effetti speciali e umorismo; ma sotto c'è il messaggio sul funzionamento di una società post-industriale, sulle scelte da fare in tempo di pace o di guerra, sulle relazioni interazziali. Ma questi messaggi non sono pesantemente sottolineati. Il film deve essere visto come una distrazione di fantascienza, apprezzato come tale. Se poi il pubblico cerca delle implicazioni latenti, tanto meglio, ma noi volgiamo che siano poco evidenti. In altri films il messaggio sociale sarà più forte. Ho menzionato Battle solo perchè  è il nostro film più recente. In questo film si nota chiaramente che il peso dei messaggi "sotterranei" è minore che nella maggior parte degli altri films prodotti da noi.

MH- Un ultima domanda e ci togliamo dai piedi. Cosa ne pensa dell'evoluzione di Hollywood rispetto a com'era quando lei ha cominciato a lavorarci?
RC- Credo che ci sarà un mucchio di gente che perderà un sacco di quattrini. Credo che ci saranno imporanti cambiamenti prima della fine del 1982. Il costo di produzione e distribuzione dei films è così alto al giorno d'oggi, con bilanci di 20 o 30 milioni di dollari, o anche di più, che alcuni sono costretti a perdere molto denaro, e rischiano di non poterlo recuperare.



venerdì 19 agosto 2011

Un'intervista a Roger Corman parte terza



MH - Dato che lei progetta molti films di fantascienza, in futuro, ha pensato a tutti i capolavori della letteratura fantascientifica che sono li, da anni, a coprirsi di polvere?
RC- Si. Mia moglie Judy Corman, ha acquistato i diritti cinematografici di Nightfall la novella di Jack Asimov che ha ricevuto la menzione di miglior racconto di fantascienza mai scritto. Non so se è veramente la migliore novella che esista, come ha detto l'American Academy of Science-Fiction, ma mia moglie, anche lei produttrice, pensa ad una coproduzione, tra me e lei, di questo racconto alla fine quest'anno. In più sto preparando parecchi altri adattamenti per il prossimo futuro.

MH- Cosa pensa della moda di estremo realismo nei films di orrore che ci viene inflitta oggigiorno? -
RC- Sono contrario. Penso che questo realismo sia un mezzo per introdurre ancora più sangue e frattaglie nei films dell'orrore. Quando facevo i miei adattamenti di Edgar Allan Poe, e altri miei films dell'orrore, stilizzavo molto. Cervao di esprimere l'orrore grazie al montaggio, agli spostamenti della cinepresa, realizzavo un crescendo di suspence tale, che il pubblico avrebbe urlato di  terrore al semplice aprirsi di una porta. Oggi per provocare questa reazione nello spettatore si fa vedere un braccio spezzato, in primo piano, del sangue che sgorga e inonda lo schermo.  E la sceneggiatura passa in secondo piano in tutti questi films. Qualcuno aveva proposto a New Wolrd di distribuire un film del genere ed io ho rifiutato. Quel film era talmente cruento e violento, senza sceneggiatura, la regia inesistente... si cercava semplicemente di trovare una scusa per far colare quanto più sangue possibile.
Io penso che questa moda passerà molto in fretta. Credo di poter predire che prima di uno o due anni questo genere di films sarà morto e sepolto o, in ogni caso, in pieno declino, come la pornografia, che è stata molto popolare per un po', ma una volta che la gente ha visto di che si trattava, non se ne è più interessata.

MH  E' mai esistita realmente l'inquadratura di una trave che cade tra le fiamme, nel bel mezzo di un incendio, che lei ha riutilizzato molte altre volte nei suoi films, oppure è una leggenda?
RC - Oh si, questa inquadratura esiste. In House of Usher, credo, ci serviva un incendio per la distruzione della casa. E il nostro responsabile per gli effetti speciali trovò un vecchio fienile, e per due o trecento dollari lo abbiamo comprato dal suo proprietario, che comunque voleva demolirlo; noi gli abbiamo proposto di bruciarlo. Allora abbiamo dato fuoco a quel vecchio fienile, in piena notte, l'abbiamo filmato ed era proprio bello, con quelle travi in fiamme che crollavano. E da allora, ogni volta che avevamo una scena di incendio in uno dei miei films, facevamo in modo da poterci inserire quell'inquadratura. Ce ne servivamo come Stock-shot ed era diventato una specie di portafortuna.

MH-Si dice che, tra le persone che hanno lavorato per lei, alcuni la considerino uno sfruttatore, ma tutte le sono riconoscenti perchè lei gli ha dato molto. Come mai?
Ebbene, io non so se ci sia qualcuno che mi detesti, ma devo dire che uno non può aspettarsi di vivere amato da tutti. Dunque è possibie, ma, per quel che ne so, io sono in buoni rapporti con la maggior parte di quelli che hanno lavorato per me. E, in realtà, i salari che noi paghiamo sono molto competitivi rispetto a quelli del resto dell'industria; competitivi rispetto a quelli degli indipendenti, perchè certo noi non possiamo pagare quello che offre una Major per una produzione di trenta milioni di dollari. Noi facciamo una quarantina di films all'anno nei limiti del nostro bilancio, e in genere noi paghiamo un po' più degli altri.

MH - Perchè lei ha rifiutato la presidenza di uno dei principali studi di Hollywood che le era stata proposta?
Per parecchie ragioni. Primo: è un lavoro precario. Le persone non occupano per molto tempo questo genere di posto. Uno diventa presidente di uno studio e tre anni dopo si ritrova disoccupato. Secondo: non mi piace avere le mani legate. Nonostante il fatto che tu sei il presidente, devi rispondere del tuo operato al consiglio d'amministrazione; ci sono delle manovre politiche all'interno della compagnia... tutto questo ti priva della tua libertà. Pur essendo il capo, la tua autorità deve sottomettersi ad un mucchio di compromessi. Terzo: quando mi hanno comunicato quanto mi avrebbero pagato, sono rimasto veramente sorpreso. Il salario è inferiore a quello che guadagno adesso. Sarebbe stato interessante  solo dal punto di vista del prestigio, non c'era nessuna ragione perchè accettassi: a parte la soddisfazione personale di essere stato il presidente di questa compagnia.

Ed anche per oggi mi fermo qui. Però ti consiglio questo saggio su Roger Corman ci vediamo alla quarta e ultima parte.

mercoledì 10 agosto 2011

Un'intervista a Roger Corman parte seconda

Continuiamo tranquilli col riportare questa intevista a Roger Corman pubblicata in un Metal Extra degli anni '80.

MH - Per il suo ritorno alla regia pensa di scegliere un film "a messaggio" come lo è stato "The intruder" a suo tempo?
RC - Non lo so, ecco il problema! Dopo un così lungo periodo di silenzio, credevo di dover fare un film molto importante. E più ci penso, più mi dico che dopotutto non vedo nulla di abbastanza importante. Allora, quel che probabilmente farò, sarà di prendere il primo copione che mi capiterà sottomano, considerarlo un lavoro come un altro, e lasciare che le cose vadano da sole.

MH - E' sorprendente constatare che la maggior parte dei nuovi talenti dell'industria cinematografica hanno lavorato per lei una volta o l'altra: Coppola, Scorsese, Peter Bogdanovich, Jack Nicholson, Robert De Niro e tanti altri. Ha un particolare sesto senso che le permette di scoprire talenti?
RC - Ebbene, ho una specie di programma. Per esempio: prenda uno dei nostri giovani registi che ha avuto un grande successo con The Howling, Joe Dante, che aveva realizzato precedentemente Piranha e Hollywood Boulevard. In effetti, la carriera di Joe Dante è molto vicina al modo in cui lavorano i nostri registi più giovani. Joe proviene da una scuola di cinema, ed è venuto direttamente a lavorare per me. Ha cominciato a fare montaggio nel mio reparto pubblicitario. Poi è passato al montaggio dei lungometraggi. In seguito è diventato regista di seconda équipe e ha diretto le scene di inseguimenti, di incidenti d'auto, ogni genere di scena d'azione, di cui realizzava anche il montaggio. Ed è solo dopo tutto ciò che Joe è diventato regista di pieno diritto. Questa è la procedura che oggi amo più seguire nel mio lavoro. In questo modo il regista sta con me tre o quattro anni prima di lanciarsi. E durante questo periodo, egli ha potuto imparare il nostro stile, sapere esattamente quello che io voglio, e capire il nostro modo di operare. Per cui quando realizza il suo primo cortometraggio, il successo è immediato.

MH - Qual'è attualmente la sua posizione tra i produttori indipendenti di Hollywood, ogni anno più
 numerosi?
RC - In questo momento le due compagnie indipendenti di produzione più importanti sono la New World e Avco Embassy. E' apparso un articolo su Variety, giusto una o due settimane fa, che confermava questo statto di cose. I nostri incassi lordi sono più o meno uguali, ma per gli utili netti, siamo noi i primi. Avco Embassy non è che guadagni poi molto.

MH - Questo lascia indietro l'American International...
RC - Siete al corrente della faccenda A.I.P.? A.I.P. è stata riscattata da Filmways l'anno scorso e da allora sono falliti. Nell'arco di un anno! E' una storia sensazionale, una compagnia che aveva avuto successo per venticinque anni di fila si unisce ad una compagnia più importante che la prende a carico, e la compagnia più importante la porta praticamente al fallimento nel giro di un anno. Secondo me è una storia stupefacente. L'A.I.P esiste da sempre, ma Meteor e una serie di progetti molto costosi gli hanno fatto perdere un mucchio di quattrini. Vorrebbero riorganizzarsi e fare un comeback, ma sarà difficile per loro.

L'intervista continuerà in prossimi post, intanto, se vuoi vedere la filmografia di Roger Corman...

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