Visualizzazione post con etichetta storia e storie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia e storie. Mostra tutti i post

giovedì 8 ottobre 2015

Rettondini Federico All Right Reserved






L'otto ottobre 1976 i Sex Pistol firmano il contratto con la EMI con cui pubblicano solo il 45 giri "Anarchy in Uk". Scusate se è poco. L'Italia nel 1976


sabato 25 febbraio 2012

La Lega Nord e le mistificazioni storiche

Alla ricerca di una motivazione plausibile che ne desse lustro e importanza, i poteri politici di ogni epoca hanno sempre ritenuto necessario riscrivere la storia per poter giustificare la loro esistenza e sopratutto, la legittimazione del loro potere.

Come primo eclatante esempio mi viene in mente quel mantovano di Virgilio Marone che, per compiacere il primo imperatore Ottaviano Augusto, scrisse l'Eneide dando ai pecorari latini le nobili origini di esuli troiani e perciò un lignaggio nobiliari ai fondatori della città eterna.

Nel medioevo, diversi regnanti, Carlo il Magno per esempio, fecero a gara per farsi ratificare dal papa in carica la qualifica di Imperatore del Sacro Romano Impero, con lo scopo di avere una legittimazione legale a poter invadere le popolazioni confinanti e ricostruire l'impero latino che era andato perduto; questa storia andò avanti sino agli Asburgo.

Con il XX secolo, il caso più eclatante di mistificazione fu quello operato dal nazismo che infilò la croce uncinata in ogni momento della storia tedesca, cercando di far passare l'idea che gli ideali nazisti fossero sempre stati presenti nella cultura germanica (ovvio che così non era).

Alla fine del secolo breve, la Lega Nord ci riprova sfoderando l'arcaico Sole delle Alpi, un simbolo effettivamente presente nella cultura storica alpina da tempi remoti. Su questa pagina, trovi i significati che oggi, la Lega Nord attribuisce a questo simbolo e, come si può ben vedere, essi travalicano i significati originali del simbolo e ne aggiungono di nuovi e strumentali per dare al partito politico una collocazione storica che in realtà non ha (essendo di nascita recente).

Intanto c'è da precisare che il Sole delle Alpi non è un sole e nemmeno è delle alpi, si tratta infatti di un simbolo che si ritrova già nella civiltà Assira, Egiziana ed Etrusca, ed è noto come Fiore della Vita. Non è nemmeno un simbolo celtico in senso stretto, infatti è presente in tutte le civiltà del centro italia e sardegna oltre che, naturalmente, nelle culture celtiche dell'arco alpino. Insomma, il Fiore della Vita è uno di quei simboli ancestrali condiviso da culture diverse.

Ora, tra i significati che la Lega Nord assegna al Fiore della Vita, c'è il seguente:
sta ad indicare infine i sei ceppi etnolinguistici della Padania: i Celto-italici, i Veneti, i Tedeschi, i Friulani, i Ladini e gli Occitani-Arpitani.
Il motivo di questa scelta è molto semplice e intuibile, l'intenzione è quella di unificare sotto la stessa bandiera popoli, etnie, culture storiche diverse (ormai estinte da un millennio) con lo scopo di accomunarle contro il predominio di Roma "Babilonia" Ladrona.
E giunti a questo punto, io comincerei a fare delle distinzioni, ma sopratutto, mi divertirò a ragionare alla leghista, cosa che per altro non richiede molto sforzo. br />
Innanzi tutto io sono Veneto, nato in Veneto e perciò discendente di quei Veneti che vivevano in queste lande 2000 anni prima di Cristo e che avevano ben poco da spartire con i Galli Boi, Insubri Cenomanni che vivevano nella pianura padana in quei tempi.

Anzi, noi Veneti siamo emigrati  in veneto, non si sa bene da dove, abbiamo fatto sloggiare gli Euganei e ci siamo presi le miniere di ferro e altro vicine a Padova. Con i Celti, quelli del Sole delle Alpi, abbiamo sempre avuto problemi perchè sono dei piantagrane.
Per fortuna, ad un certo punto sono arrivati i Romani che erano gente precisa e pagava in oro, già nel 390 a.C. avevamo fatto una serie di accordi con il Senato della Repubblica (Romana) perchè non ne potevamo più di quei barbari che pensavano solo a far casino, bere birra e far feste (che qui c'erano delle miniere da mandare avanti e non c'era tempo di andar rubar nelle case come faceva quel teppista di Brenno: uno che non ha mai lavorato in vita sua e si era messo a far politica).

Perciò, in virtù di questa realtà storica io penso che:
1) Io come Veneto con i Celti ho ben poco spartire.
2) Come dice un vecchio adagio: "mejo un roman in casa che un celta alla porta"
3) Ripensando al passato, dai celti della lombardia abbiamo avuto solo rogne (persino ai tempi della Serenissima con i lombardi l'era sempre una guerra.
4) Bossi e i suoi Celti prima di entrare in Veneto devono bussare e chiedere permesso perchè questa non l'è terra sua.
5) I Romani prima di entrare nel Veneto devono bussare, chiedere permesso ma tanto sanno che la porta è aperta perchè con loro c'è un contratto da lunga data ( e poi sono così simpatici; tranne Alemanno che, come dice il nome deve averci origini celtiche).

Morale: La storia ci insegna che il Veneto ci ha sempre guadagnato a stare con Roma, mentre a star con i lombardi no (ci chiamavano i terroni del nord, ricordate?). Ora, sti 4 scalzacani, si sono messi in testa di far la Padania e ci vogliono far credere che noi siamo tutti un popolo...che a mi, solo al pensiero di appartenere al stesso popolo del Trota o a Borghezio...basta, mi fermo qua.

martedì 17 gennaio 2012

L'alfabeto Ogham nella tradizione celtica

Nella civiltà celta, le tradizioni venivano tramandate oralmente, in quanto la scrittura godeva di poco prestigio. Anche le parole, però, male interpretavano il pensiero puro e non potevano far altro che contaminarlo.
L'alfabeto Ogham, quindi si prestava essaenzialmente ad essere usato per le incisioni su roccia o su corteccia. E' un alfabeto in base 5, cioè composto da 5 vocali, 5 dittonghi, e 3x5 consonanti, strutturati in lineette che possono o meno tagliare una linea guida verticale.
L'Ogham è un insieme di lettere mute, di simbolismi e di proprietà magiche la cui conquista è paragonabile a quella del fuoco di Prometeo, in quanto il dio dell'eloquenza e della magiaOgme dovette soffrire mille pene prima di apprenderne i segreti.
Le 15 consonanti, si abbinavano bene a serie di oggetti ( stelle, colori, animali) e per essere collegate ai 13 mesi lunari.
Le parole, poi, nascono dallo scontro/unione delle lettere e il testo gallese Cad Goddeau narra proprio del combattimento delle piante e degli alberi che evidenziano le loro peculiari proprietà e caratteristiche nella narrazione.
I simboli Ogham vengono così presto associati ad una sorta di zodiaco, in cui il nascituro non solo acquista i caratteri predominanti della pianta, ma ne diventa anche il protetto. Questa è una vera e propria custode che può fornire energia al solo contatto, dare consigli quando invocata oppure fungere da ascoltatrice nei momenti difficili o di euforia. Il tutto anche attraverso una sola foglia o un pezzetto dicorteccia, portata come talismano.
In effetti, le tradizioni naturalistiche dei Celti rimasero nella cultura popolare anche dopo l'avvento del cristianesimo, portate avanti essenzialmente dalle donne.    Scrivere in Ogham

domenica 15 gennaio 2012

L'Inghilterra normanna

Dopo un trentennio presso chè ininterrotto di dominazione danese tra il 1013-1042, l'inghilterra subì un'ultima restaurazione anglosassone con Edoardo il Confessore e Aroldo II.
I dirittti al trono di quest'ltimo vennero però contestati da Guglielmo il Bastardo ( più tardi il Conquistatore) Duca di Normandia. Il Bastardo accampò pretese sulla Corona anglossasone dato che era cugino del Confessore ed ad altre quisquisglie tipo il mancato rispetto di certi patti, i depositi di armi chimiche e tutte quelle cose che di solito ci si inventa per piantar grana.
Approfittando di una serie di circostanze favorevoli, Guglielmo il Bastardo sbarcò nel Sussex con un potente eservito e sconfisse Aroldo II sui campi di Hasting il 14 ottobre 1066.
L'Inghilterra, stremata dalle lunghe lotte che ne avevano decimato l'aristocrazia, fu presto nelle mani dei Normanni, che nel giro di un quinquennio riuscirono a vincere le estreme resistenze di anglosassoni e inglesi.

Gulglielmo, a questo punto il Conquistatore, venne incoronato in Westminster nel Natale del 1066 e da quel giorno partìun rimodellamento della società anglosassone in linea con la politica feudale europea. Con grande accrotezza, Guglielmo aumentò il numero dei feudi e li distribuì ai suoi uomini più fedeli, in modo da evitare feudi troppo grandi e potenti; in ogni contea, si fece rappresentare da uno sceriffo e fece riformare la chiesa affidandone la direzione a Lanfranco di Pavia arcivescovo di Canterbury.

D'altro canto, il re Normanno evitò di stravolgere l'ordinamento sociale ed amministrativo a livello locale, accaparrandosi così le simpatie dei ceti produttivi.

La dinastia Normanna si estinse con Enrico I che morì nel 1135, al quale seguì dopo un po' di casini Enrico II Plantageneto...ma questa è un'altra storia. Vuoi saperne di più?

mercoledì 15 giugno 2011

Mao Tze Tung e il Bunga Bunga


La ricerca dei piaceri. Anche nell'Esercito Rosso non sono pochi coloro che manifestano il loro individualismo nella ricerca dei piaceri. Essi sperano sempre che la loro unità si diriga verso le grandi città, dove vogliono recarsi non per lavorare, ma per darsi alla bella vita. L'ultima cosa che vogliono è lavorare nelle zone rosse, dove la vita è difficile.

da "Citazioni dalle opere del Presidente Mao Tze Tung" Pechino 1968

domenica 27 aprile 2008

Il Golem

" Dopo aver recitato certe preghiere e digiunato per qualche giorno, gli ebrei polacchi plasmano con argilla la figura di un unomo, e quando pronunciano il nome segreto di Dio essa deve prendere vita. E' vero che non può parlare , però capisce abbastanza bene ciò che gli si dice.

Viene chiamato Golem e usato come servo per le faccende domestiche; ma gli è vietato uscire di casa. Sulla fronte del Golem sta scritta la parola Emeth, che significa Verità, ma ogni giorno la creatura d'argilla cresce e spesso diviene più grande e forte dei suoi padroni. Per paura, quindi, gli altri cancellano dalla fronte della creatura la prima lettera, Aleph, in modo che resti solo la scritta meth, morto, ed ecco che il Golem crolla a terra lascinado un mucchio di argilla inanimata.

Una volta, un tale non si proccupò delle dimensioni del suo Golem e questo crebbe tanto che il suo padrone non riusciva a raggiungervi la fronte. Preso da gran paura, quest'uomo ordino di togliere gli stivali al Golem, confidando che, quando si sarebbe chinato per rimetterseli, avrebbe potuto arrivare alla fronte. E così fu infatti, solo che l'intera massa di argilla franò sull'ebreo che ne rimase sepolto."

Questa versione tragicomica della leggenda del Golem appartiene a Jacon Grimm, uno dei due famosi fratelli, ed è legata alla tradizione più recente che si diffonde nelle comunità ebraiche dell'Europa Orientale, sopratutto a Praga, intorno al secolo XVII.

A volte uno servo sciocco, a volte un protettore degli ebrei perseguitati, nelle diverse epoche il Golem vede mutare i suoi ruoli allontanandosi sempre più da quella che in origine era la sua matrice simbolica. In effetti, il primo Golem sarebbe stato niente meno che Adamo, almeno in una fase della sua creazione, nella seconda ora del primo giorno, quando, secondo il Talmud, il nostro progenitore era ancora una massa di argilla informe. Golem significa, infatti, più o meno amorfo o informe, comunque sia, privo di anima.

Fu solo in seguito che l'evoluzione del mito, della leggenda portarono a concepire il Golem come il simulacro della creazione divina: così come Iddio aveva creato l'uomo, l'uomo ha creato il Golem, imitando, senza ottenere lo stesso risultato, la creazione divina.

La leggenda del Golem si diffonde in Europa con la diffusione della Qabbalah: che, in realtà non sarebbe altro che la Legge orale che Mosè ricevette sul Sinai insieme alle Tavole della Legge Scritta, la Torah. Il fatto di essere orale, consentì alla Qabbalah di tramandarsi da maestro a discepolo in modo praticamente esclusivo, favorendone i suoi aspetti esoterici. Il legame tra Golem e Qabbalah lo si può intuire dal modo in cui viene creato, cioè attaverso il pronunziamento di formule alfabetico-numeriche, mentre per distruggerlo, sarebbe sufficente la cancellazione della prima lettera della parola emeth.

Il Golem è senza dubbio una leggenda, amche se qualcuno sostiene che ci siano delle basi storiche accertate per quando riguarda la vicenda del rabbino Loew, personaggio strettamente legato al mito del Golem. Il rabbino Loew, avrebbe effettivamente costruito un servo d'argilla o altro materiale, capace di muoversi in qualche misura. Ma , si aggiunge, il moto sarebbe stato favorito da qualche meccanismo interno. Quindi il Golem in realtà non sarebbe altro che un automa, un proto-robot.

Riguardo al Golem vi segnalo questi titoli: Il Golem - film muto del 1920 per la regia di Wegener, capolavoro dell'espressionismo tedesco da tenere nella propria videoteca insieme al Nosferatu di Murnau e al Gabinetto del Dotto Caligari, sempre dello stesso periodo.

Il Golem - Stupendo e magico romanzo di Gustav Meinrick, che ha traghettato la leggenda del mostro di argilla nell'ottuso positivismo del novecento.

Il Golem - Breve, magico, intenso ed evocativo fumetto del grande Dino Battaglia.

lunedì 17 dicembre 2007

Una leggenda sul Ponte di Rialto



Dopo molti anni è tornato in Italia per un breve giro turistico e non solo un mio caro amico giapponese: luogo del nostro rendez-vous è stata la sempre magnifica e serenissima Venezia.

L'ho accompagnato in giro per la città e quando siamo stati in quel di Rialto gli ho narrato una storia che mio nonno, che a Venezia fece la naja nella Guardia di Finanza, mi raccontò molti anni fa.


La storia racconta che quando costruirono il ponte di Rialto, si accorsero che l'arcata era destinata a non chiudersi bene e che il ponte sarebbe crollato perchè non c'era sufficente spinta per sorreggere l'arco. Nessuno sapeva trovare una soluzione adeguata, finchè un'architetto propose di costruirci sopra i negozi in modo che, con il loro peso, dessero quella stabilità di cui l'arcata aveva bisogno.


Il mio amico, finita la storia scoppia in una grassa risata e commenta:- In qualsiasi altra parte del mondo o avrebbero progettato meglio l'opera, oppure l'avrebbero abbattuta e poi ricostruita. Solo in Italia siete capaci di trasformare un disastro in un successo.-


Per quanto ne so, la storiella di mio nonno non è vera, è una favoletta, una leggenda che essendo tale raccoglie un fondo di verità che il mio amico ha saputo cogliere.


Detto questo, ti invito a visitare il sito di costui, che è un'apprezzato illustratore, perchè lo merita veramente.
http://members.jcom.home.ne.jp/0934107801/index.html


Buon divertimento

sabato 15 dicembre 2007

C'era una volta il Male


Il Male era una rivista di satira politica che al confronto, oggidì, Daniele Luttazzi è un chierichetto. Se non vado errato fu fondata da Vincino, V.Sparagna e da altri e durò un qualche annetto mietendo vittime e successi e comunque restando in assoluto una pietra miliare nella satira italiana.

Quella qui sopra è una delle tante pubblicate sul numero uscito dopo l'attentato al Papa Woitila.

mercoledì 4 luglio 2007

Ustica


A lungo andare, tutta la faccenda di Ustica diventò un po' ostica.

L'unica a guadagnarci fu soltanto un'ostrica che, inghiottito un frammento dell'aereo, non lo digerì e ne ricavò una perla.

venerdì 20 aprile 2007

L’invasione degli Ultraextracomunitari


Mi rendo perfettamente conto che vado a toccare un argomento estremamente delicato, ma la gravità della situazione che stiamo vivendo mi costringe a scendere in campo perché tutti i membri della società civile siano messi a conoscenza di un fenomeno che, sia sul breve che sul lungo periodo, sicuramente causerà dei seri problemi di ordine pubblico, mettendo in crisi la pace sociale e la stabilità delle istituzioni.

Oramai i più attenti di voi avranno già capito di che cosa sto parlando.

Purtroppo, sembra che in tutto l’universo noi siamo gli unici che hanno raggiunto uno status di quiete e benessere, oserei dire, invidiabile, considerando che, da ogni luogo, vengono frotte di…chiamiamoli pure individui…con lo scopo di stabilirsi da noi sperando in un avvenire migliore.

Le prime sporadiche avvisaglie di questo fenomeno si ebbero circa sette anni or sono quando, in alcuni incroci delle nostre città, apparvero degli strani semafori a moneta.

Se un pedone, dovendo attraversare un incrocio, trovava uno di questi semafori, gli bastava inserire una cento lire nell’apposita feritoia ed ecco che subito il semaforo scattava sul rosso fermando gli autoveicoli e consentendogli di attraversare celermente la strada.

Nei primi mesi nessuno fece particolarmente caso alla novità, nemmeno i vigili urbani si chiesero da dove saltassero fuori quelle strane macchinette.

I più pensavano si trattasse di semafori sperimentali; un test che facevano i comuni per verificare un nuovo modo di pescare soldi dalle tasche del cittadino.

Ciò era dovuto al fatto che nessun media aveva pubblicizzato la messa in opera dei dispositivi, conseguentemente si era portati a pensare che fossero di natura provvisoria.

Ricordo che la gente, all’epoca, accolse la novità con un misto di gioia e fastidio: gioia perché per il pedone la viabilità era notevolmente agevolata, fastidio perché ci si chiedeva come mai i nuovi semafori a pagamento ti davano subito il verde, mentre i già esistenti pulsanti non avevano mai funzionato.

Solo qualche tempo dopo, quando il numero dei semafori pay per pass crebbe notevolmente talvolta sostituendo i vecchi semafori, qualcuno si pose la fatidica domanda:

- Ma ‘sti semafori chi li ha installati?-

Se provavi ad interrogare un qualsiasi vigile urbano, questi rispondeva che li aveva installati il Comune, ma se ti recavi in Comune, non trovavi traccia della delibera concernente l’oggetto di cui sopra e anzi l’impiegato ti suggeriva di chiedere alla Provincia; ovviamente anche la Provincia era all’oscuro di tutto e suggeriva di ritornare al Comune o di chiedere in Regione.

Insomma, per farla breve, dopo una campagna stampa, atta a sensibilizzare la classe politica sull’esistenza dei semafori pay per pass, oramai presenti in tutte le città dei paesi industrializzati, si scoprì che nessun organismo o istituzione pubblica aveva richiesto l’installazione delle strane macchinette; addirittura, le autorità preposte ne ignoravano l’esistenza.

Immediatamente scattò un indagine internazionale per scoprire cosa si celava dietro questa faccenda.

Girava voce che questi semafori erano stati messi dalla mafia, che così riusciva a sfruttare doppiamente il lavoro dei lavavetri agli incroci: infatti anche uno sciocco capisce che con questo sistema si riesce ad incassare la cento lire del pedone e la mille lire dell’extracomunitario che lava il parabrezza dell’autoveicolo fermo all’incrocio.

Ma la realtà dei fatti non era questa, cioè per meglio dire, dietro ai semafori pay per pass si celava una realtà simile ma ancor più sorprendente: i semafori pay per pass non erano semafori.

Erano Arturiani.

La stella Arturo si trova a non so quanti miliardi di chilometri dal nostro sistema solare.

Intorno ad essa girano tre pianeti di cui uno abitato da una razza intelligente evolutasi dagli insetti: i nostri amici semafori per l’appunto.

La loro è una civiltà antica e molto evoluta, tanto evoluta da conoscere la navigazione stellare, solo che nella loro strana e ancora oggi sconosciuta cultura, essi non hanno mai sviluppato una coscienza ecologica; come fameliche termiti, gli Arturiani hanno dissipato le ricchezze naturali del loro sistema solare, poi non contenti, hanno continuato la folle politica di sfruttamento spostandosi nell’universo, consumando le ricchezze dei pianeti che incontravano sul loro cammino finchè una crisi politica, sfociata in una gigantesca guerra intestina, non li aveva definitivamente indeboliti, lasciandoli quasi privi di risorse, su di un pianeta oramai ridotto ad un ammasso sterile di terra senza valore.

Con un ultimo sforzo, gli Arturiani rimisero in piedi una specie di flotta stellare e la mandarono alla ricerca di un pianeta su cui trasferirsi.

Quando una delle loro navi pioniere giunse sulla terra, essi capirono che questo era un posto adatto per soddisfare le loro esigenze, solo che era già abitato da una razza, la nostra, che ai loro occhi era selvaggia, agguerrita e pure bene armata.

Gli Arturiani non volevano certo iniziare una guerra che non avrebbero potuto vincere: preferirono emigrare clandestinamente.

Bastò loro costruirsi delle piccole gettoniere da portare alla cintola, se così si può dire, approfittando della loro somiglianza ai nostri apparecchi di segnalazione stradale, subdolamente si sostituirono ai semafori veri e propri, ricavandosi con il sistema già descrittovi il denaro necessario per vivere nella nostra società basata sul commercio e sul libero scambio.

La verità venne tenuta nascosta.

Un organismo internazionale segreto si occupò di organizzare delle squadre di agenti speciali per produrre delle false delibere da infilare negli archivi comunali di tutte le città dove erano presenti gli Arturiani, così da dimostrare che quei semafori erano stati voluti dalle amministrazioni pubbliche, sperando con questo sistema di fugare ogni sospetto sull’origine dei strani apparecchi.

Ma non fu così dovunque, in qualche nazione gli Arturiani vennero prelevati e portati chissà dove, forse verso un destino triste e oscuro.

Qui da noi, per un po’ di giorni si videro le forze di polizia che cercavano di consegnare fogli di espulsione ai semafori pay per pass, ma poi qualcuno pensò bene di porre fine a queste scene che mettevano in ridicolo le nostre onorate forze dell’ordine.

Mentre una commissione di esperti cercava una soluzione, la verità venne inaspettatamente a galla, ma non ci furono le reazioni che qualcuno si potrebbe immaginare; oramai la gente si era abituata all’esistenza di quelle strane creature, anche se ignorava che fossero esseri viventi.

Bisogna ammettere che gli Arturiani, non sporcano, non fanno chiasso, non rubano e si guadagnano il pane con un lavoro onesto.

Nella classe politica, invece, la rivelazione provocò una crisi di governo e la riforma dei servizi segreti che vennero, giustamente, accusati d’aver nascosto la verità; questo periodo di maretta politico istituzionale durò il tempo di una tornata elettorale, poi, tutto si quietò e la vita ritornò sui binari di sempre.

Un segno evidente del riequilibrarsi della situazione, lo si ebbe quando i cittadini videro aumentare il pedaggio per l’uso del semaforo da cento a duecento lire: cento lire finivano nelle tasche dell’Arturiano, cinquanta nelle Casse del Comune di residenza e altre cinquanta in tasse governative di vario genere.

E per tutti questa sarebbe stata la nuova normalità se di li a poco, forse incoraggiati dalla tollerante accoglienza data agli Arturiani, non fossero arrivati pure i Sghakgn.

Non provate a chiedere in giro da dove sono usciti gli Sghakgn, nemmeno gli Arturiani, che per secoli hanno viaggiato nello spazio, li hanno mai incontrati.

Fattostà che ad un certo punto, nelle case più abbienti, al posto delle normali porte, spesso ci si imbatteva in uno Sghakgn.

Se vi capita di visitare la villa di qualche imprenditore, quando vi apprestate ad entrare, guardate bene la porta d’ingresso; essa vi sembrerà una normale porta in legno massiccio, magari costruita con qualche legno esotico, che so magari ebano, tek o mogano, ma non è detto: potrebbe essere uno Sghakgn

Vi dicevo che nessuno sa dove fossero arrivati gli Sghakgn, l’unico dato certo è che un giorno nei negozi di serramenti, cominciarono ad apparire queste porte che venivano vendute come “PORTE D’INGRESSO BLINDATE, ANTIFURTO E DA DIFESA”.

Nei primi tempi costavano relativamente poco e le si poteva comprare anche nelle televendite o nei cataloghi per corrispondenza, in un secondo tempo, quando il loro valore venne riconosciuto, il prezzo di una di queste “porte” crebbe fino a quintuplicarsi, visto che la richiesta era molta e l’offerta era limitata.

E’ superfluo dire che chi commerciava in Sghakgn sapeva che non erano oggetti ma esseri viventi, solo che si preferiva non specificarlo apertamente.

Secondo alcune ricostruzioni, sembra che gli Sghakgn si siano fatti portare sul nostro pianeta da uno di quei dischi volanti che spesso si vedono nei nostri cieli e di cui oggi, considerando i fatti in oggetto, forse possiamo dedurre meglio la presenza nei nostri cieli.

Gli Sghakgn sono stati sbarcati nel cuore della giugla amazzonica dopo avergli fatto credere che si trattava New York: dovete però sapere che gli Sghakgn sono d’origine vegetale, quindi per loro è stato facile cadere nella truffa dei loro traghettatori.

Ed è appunto nella giungla amazzonica che un famoso esportatore di legnami brasiliano ha trovato quelle che parevano delle tavole di legno pregiato già tagliate, piallate e rifinite.

Provate però ad immaginare la sorpresa degli scopritori quando, mentre uno di loro cercava di caricare una tavola su di un camion, questa si è messa a ruggire cercando di sbranare l’incauto manovale.

Il famoso esportatore di legnami capì subito l’importanza commerciale della sua scoperta e, segretamente, accolse gli Sghakgn nella sua vasta tenuta offrendogli un alloggio decoroso e un ambiente accogliente in cui vivere e riprodursi.

Dopo qualche anno, quando gli Sghakgn furono cresciuti di numero, spiegò agli alieni quali erano le sue intenzioni ed essi firmarono con lui un accordo in esclusiva, il resto della storia lo sapete già.

Ora gli Sghakgn sono il terrore degli scassinatori che, quando si apprestano a violare una casa, un appartamento, un ufficio o una camera d’albergo, non possono sapere se di fronte hanno una inerme porta di legno o un infido e feroce Sghakgn pronto a troncare con un sol morso le loro preziose estremità dal tocco criminale.

Vi avevo anzidetto che, nei primi tempi, nessuno sapeva che queste porte miracolose erano in realtà creature venute dallo spazio, ma chi le aveva comprate non ci mise molto a capirlo e del resto non si sorprese di questo: c’era già stato il precedente degli Arturiani.

Chi ne risentì molto furono le case produttrici di antifurti e gli istituti di vigilanza; fu un brutto periodo di crisi nel settore, milioni di persone in tutto il mondo persero il lavoro e tuttora, possiamo dire, non si è ancora tornati ad una completa ripresa del mercato.

Se a questo aggiungiamo la più antipatica e arrogante venuta dei Proximiani, vediamo che il nostro quadro prende delle tinte più fosche e preoccupanti.

Secondo alcune rivelazioni del Washington Post, i primi Proximiani sono giunti con il silenzio assenso di alcuni governi, tra cui quello americano, poi in un secondo momento, sono stati seguiti dai loro famigliari e parenti incrementando di molto la loro presenza sul nostro pianeta.

Ma cerchiamo di tenerci ai fatti documentati.

I Proximiani hanno una cultura molto evoluta e per certi aspetti simile alla nostra, anche loro hanno sviluppato l’uso della fissione nucleare per produrre energia, solo che a quanto sembra, hanno da lungo tempo esaurito le loro scorte di materiale radioattivo.

Tenendo conto che la loro scienza è di gran lunga più evoluta della nostra, essi riescono ricavare da pochi grammi di uranio abbastanza energia da illuminare una città per mezzo secolo.

Sempre secondo il Washington Post, essi in un primo tempo sono quindi venuti sulla terra per comprare delle scorte di uranio in cambio delle loro conoscenze scientifiche veramente mirabolanti,

ma in seguito molti Proximiani trovarono il clima del nostro pianeta veramente delizioso e approfittando delle loro vaste conoscenze scientifiche, ebbero gioco facile nel trovare lavoro presso università o istituti di ricerca, rubando le cattedre e il posto ai nostri volonterosi e svantaggiati scienziati.

Si aggiunga a questo, l’eccezionale capacità mimetica dei Proximiani che consente a loro di camuffarsi in qualsiasi animale desiderino; persino nell’imitarne i versi o, se preferite, la voce.

Infatti, ogni Proximiano è dotato di una ghiandola in grado di produrre una specie di ologramma che gli dona sembianze umane mentre, come ormai ben sappiamo, il proximiano in realtà è uno schifoso mollusco bavoso più simile ad una lumaca che ad un bipede mammifero.

Quante volte vi sarà capitato di sedervi su di posto appena lasciato libero, su di un treno, sul tram o sul metrò e di scoprire di esservi accomodati su di un appiccicoso strato di bava ripugnante lasciata da un proximiano in sembianze umane.

Ecco cosa succede quando si lascia che degli stranieri entrino liberamente nel nostro tessuto sociale interferendo nella nostra vita e privandoci dei nostri confort.

Per non parlare poi dei Xia-ja, che forse attualmente sono la minaccia più grave del nostro stile di vita, sebbene, è giusto precisare, essi talvolta sono vittime inconsapevoli del lato cattivo della natura umana.

Gli Xia-Ja sono mammiferi e bipedi, se si esclude una sottile peluria verdognola facilmente asportabile, essi sono molto simili agli esseri umani.

Solo che gli Xia-Ja non parlano…voglio dire che hanno la bocca per mangiare, ma sono privi di corde vocali: per questo essi comunicano telepaticamente.

Ora, provate ad immaginare una civiltà di esseri telepatici: essi continuamente, ventiquattro ore su ventiquattro, leggono nella mente del loro vicino, tra di loro non ci sono segreti, non ci sono menzogne, non ci sono bluff o doppi giochi, è impossibile che ciò avvenga, per loro ogni mente pensante è un libro aperto.

Bene…quando il primo Xia-ja è entrato in contatto con gli esseri umani, qualcuno deve aver pensato:

- Capperini! Questa è la spia perfetta!-

E così fu.

Adesso l’intero pianeta è invaso da Xia-ja pagati per spiare il prossimo: investigatori privati che scoprono gli adulteri solo con una breve lettura del pensiero, aziende che smascherano gli impiegati infedeli, per non parlare dello spionaggio industriale, scientifico o quello vero e proprio.

Tutto questo, a scapito anche dei poveri e ingenui Xia-ja.

Perché lo Xia-ja non sa mentire, se viene scoperto nel corso della sua missione, è facile fargli rivelare il nome del suo mandante.

Per questo i servizi segreti di tutto il mondo, dopo aver assegnato con le dovute precauzioni una missione ad un Xia-ja, quando questi ritorna e riferisce ciò che ha scoperto, lo uccidono; si sa che prima o poi quel bischero andrà in giro a raccontare quello che ha fatto: che è andato a spiare di qui, di là, che ha spiato quello, quell’altro…e così…bum, lo ammazzano e tante grazie.

Ma bando i pietismi, senza tener conto di tutti gli 007 che si sono ritrovati sulla strada, vi rendete conto come la costante e crescente presenza strisciante degli Xia-ja sta cambiando il mondo?

Chiunque pùò sapere il contenuto della mente di un altro, non c’è più privacy, non c’è più discrezione, vengono a mancare tutte le garanzie costituzionali.

E’ questo il mondo che ci aspetta, è questo il mondo che abbiamo oggi.

Stranieri nel corpo e nella mente che aggiungono nuove tasse a quelle che già ci opprimono, che vivono di elemosina legalizzata.

Stranieri che sfruttano i loro poteri snaturando la sana competizione sociale e che distruggono milioni di posti di lavoro; stranieri ricchi e arroganti che rendono inutili secoli di evoluzione scientifica della nostra civiltà sostituendosi, simulando la nostra forma, ai nostri giovani laureati.

Ed infine, stranieri che sovvertono l’ordine delle relazioni sociali, sbattendo al pubblico dominio ogni segreto lecito o illecito che sia, offrendosi al miglior compratore e rischiando di sovvertire le nostri leggi democratiche.

Per questo io vi dico non indugiamo, facciamolo ora:

FUORI GLI STRANIERI DALLA NOSTRA TERRA!

GLI EXTRA-TERRESTRI CI RUBANO IL LAVORO!


PS ... e non pagano le tasse!

lunedì 12 marzo 2007

Il perchè di un Impero 2


Sento la necessità spiegare meglio i concetti su cui ho trattato ne "Il perchè di un Impero".
Sono cose grosse, lo so, ma mi piace ragionarci sopra, cercarne un motivo...cioè mi piace provarci.

Quello che mi chiedo è, perchè una nazione diventa un Impero? Perchè, un principe, un elitè politica ad un certo punto decide di imbarcarsi nell'avventura di creare un Impero?

Lo hanno fatto praticamente tutti: gli Assiri, gli Hittiti, gli Egiziani, i Macedoni di Alessandro, i Romani, i Cinesi, i Franchi, i Teutonici e poi andiamo avanti con Napoleone, Elisabetta I, La Spagna, Hitler, Mussolini, l'Urss e gli Usa.

Pensaci un'attimo, avere un'impero significa dominare su altri e quindi poter gestire le cose tenendo il coltello dalla parte del manico, significa essere forte e incutere paura o rispetto e quindi tenere i nemici lontani e i leccaculo vicini: una bella soddisfazione se ci tieni a queste cose.

Se io avessi un'impero credo avrei un'ego piuttosto satollo di me stesso e ciò potrebbe farmi sentire bene.

Dico potrebbe perchè avere un impero significa anche camminare sulla testa di parecchia gente che non lo potrebbe gradire, oppure semplicemente attirare la loro invidia ( i meschini, lo vorrebbero loro un impero! ).

Benito Mussolini ( il Grande Statista...ha ha ha ) proclamava " Molti nemici, molto onore" e cercò di regalarci un impero degno degli antichi fasti. Ovviamente si sbagliava ( il Grande Statista! ) gli USA ci hanno insegnato che puoi farti un impero senza crearti tanti nemici ( e senza rinunciare all'onore ) basta un po' di ambizione e l'intima convinzione di essere nel giusto.

Per fare un impero ci vuole perciò l'ambizione dei regnanti e quella del popolo regnato: è un investimento, un capitale a rischio, che sudditi e regnanti investono per migliorare il loro tenore di vita ( ti faccio comunque notare che il rischio è basso per i regnanti e che questi avranno gli utili maggiori nel caso l'affare vada a buon fine ).

Mandi mezzo milione di soldati a "liberare" qualcuno da qualcosa, se ti va bene, il "liberato" ti dovrà riconoscenza e alzerà il tenore di vita della tua gente; se ti va male, la tua gente ( quella che ti è rimasta viva) ti appenderà come un maiale a Piazzale Loreto e sarà grata al nuovo imperatore per averla liberata della tua incapacità! Così è la vita.

Ma per fare un Impero ci vuole molta motivazione e molta incoscienza, gli Imperatori possono essere delle bestie, ma raramente sono dei coglioni. La riprova di questo è che raramente rischiano del loro e che comunque sono sempre gli ultimi a pagare. L'imperatore è colui che ha l'idea e che manda gli altri a realizzarla, è il primo che ne coglie il frutto e l'ultimo che ne paga il fio; bella vita quella dell'Imperatore.

Gli Imperi vengono creati dai regnanti che sono incapaci di far crescere il proprio popolo e cercano oltre i confini una risposta alle proprie ambizioni. Gli imperatori nascondono dietro la grandezza degli eserciti il proprio fallimento di politici, di gestori della cosa pubblica e rivolgono la loro attenzione rapace verso le ricchezze di altri popoli: per poter arricchire la propria gente senza rinunciare ai propri privilegi di ricchezza, fama e potere. E' questa la realtà, nuda e cruda.

Gli Imperatori ipnotizzano il popolo con sogni di regalità e ricchezza, tanto mica sono che muoiono al fronte, si fanno belli con il sacrificio altrui ( dei loro concittadini e dei popoli sottomessi ) distribuiscono le briciole e si godono la gloria: tutti ricordiamo Alessandro Magno, ma sai che palle essere un suo oplita!

Tu lo vuoi davvero un Impero? Se si, vatti arruolare e tanti auguri ( io resto a casa con la PlayStation ).


sabato 10 marzo 2007

Il perchè di un Impero


A me piace la Civiltà Romana, quella della Repubblica, dei Cesari e anche quella degli Imperatori Bizantini. Sono estremamente affascinato della loro grandezza, ma siamo onesti, chi erano 'sti Romani?

Da quello che ne so, in fondo erano un gruppo di pecorari Latini che un bel giorno decisero di riunirsi in un' urbe (Roma) e che proprio per questo attirarono le attenzioni degli Etruschi che li colonizzarono.

Ma 'sti pecorari non stavano bene sotto il giogo Etrusco, si liberarono del giogo e fondarono la Repubblica, così ottenuta l'indipendenza, dovettero fare i conti anche con i Greci del Sud. Non solo, ma dovettero anche vedersela, più di qualche volta, con i Celti del Nord Italia ( che spesso erano aiutati e foraggiati dalle città Etrusche ).

Ai pecorari non andava proprio giù questo stato di cose e decisero di farla finita, un pezzo alla volta si presero tutta l'Italia e la loro piccola città da urbe divenne l'Urbe; poi siccome anche l'Italia gli stava stretta, proseguirono con Cartagine ecc... ecc...

Ma ti sei mai chiesto il perchè si presero questa briga?

Forse ho la risposta, anzi due:
  1. I pecorari Latini erano indubbiamente ambiziosi
  2. Man mano che si espandevano avevano capito che si poteva campare a spese dei territori conquistati e, di conseguenza, più vasto era il dominio meglio si campava.
Allora io penso questo...

Quando i Romani muovevano guerra a qualcuno, lo facevano perchè sapevano di averne un'immediato tornaconto. Stringevano alleanze e clientele in funzione dell'espansione del proprio potere: infatti si costruirono un Impero e per qualche secolo ci mangiarono sopra alla grande.

Quindi mi chiedo: quando noi Italiani mandiamo i nostri soldati in giro per il pianeta, perchè lo facciamo? Perchè il Libano negli anni '80, perchè la Somalia, la Serbia, l'Iraq (2 volte), l'Afghanistan? Lo abbiamo fatto per costruirci un'Impero?

Non mi sembra, anzi, ho l'impressione che stiamo costruendo "conto terzi". Abbiamo ottenuto un sub-appalto per mantenere vivo un'Impero altrui.

Ci devo ancora riflettere bene su questa cosa...ma mi sa tanto che sto arrivando a pensare che queste PeaceKeeping sono un'emerita stronzata.

PS
Mi piace pensarmi pacifista, nel senso che io non manderei nessuno a combattere al di fuori dei nostri confini. Però dico anche che, se devi muovere un soldato lo devi fare fino in fondo, con tattica e cattiveria! La Guerra è una cosa seria e tremenda, che va fatta fino in fondo e senza scrupolo. Per questo è meglio non farla.

Questo post lo trovi anche su Anbaird


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...