giovedì 10 novembre 2011

Un triangolo che cammina

Gaifana e Boschetto sono due piccoli centri abitati in provincia di Perugia situati pochi chilometri l'un dall'altro tra Nocera Umbra e Gualdo Tadino. Il 9 agosto 1977 Bruno V. ,poco dopo la mezzanotte, stava percorrendo a bordo della sua 500 il tratto di strada che unisce i due paesi. I fari dell'auto illuminarono improvvisamente una cosa che si muoveva dinanzi a lui. La mole e la forma fecero capire subito a Bruno V. che non si trattava di un animale ma di qualcosa di non comune e sconosciuto.

Si trattava infatti di un oggetto triangolare con angoli marcati, alto all'incirca un metro e venti. Il lato più largo era in alto ed era di circa 80cm; il vertice, verso il basso, terminava con due piccole appendici sulle quali l'oggetto muovendosi, saltava.
Bruno V. accellerò per portrsi più vicino all'oggetto che però manteneva sempre una specie di distanza di sicurezza.

Con un po' di fatica riuscì a raggiungerlo e sorpassarlo tanto che riuscì a guardalo con più attenzione. L'oggetto non era trianfolare ma conico e la parte superiore aveva una protuberanza sferica che emetteva scintille, l'inseguimento, ad una velocità non molto elevata, durò per circa un centinaio di metri.

Improvvisament la "cosa" girò di 90 gradi e s'infilò in una stradina laterale che si perdeva nella campagna; fu in quel momento che Bruno V. si sentì trafiggere in tutto il corpo da mille piccole punture dolorose, un dolore breve ed improvviso che lo fece desistere dall'inseguimento e preferì ritornare verso Boschetto.

Ma la vicenda non finisce qui, pochi minuti dopo, Oscar T., anche lui residente a Boschetto, si ritrova a passa nello stesso tratto di strada a bordo della sua BMW. Ad un tratto un sibilo acuto, lacerante e persistente ruppe il silenzio della notte. Il luogo dove il Oscar segnalò il fenomeno, era lo stesso, si seppe dopo, dove era scomparso il "triangolo" visto da Bruno 

mercoledì 9 novembre 2011

Le Automobili di Rex Von Kostia


Tempo or sono, si era negli anni '90, ho realizzato circa una quarantina di striscie dedicate alle simpatiche autovetture, mi sono andate perdute...cioè non proprio, le ho messe al sicuro da qualche parte ed ora non ho la più pallida idea di dove possano essersi cacciate, se continua così, quando le avrò trovate i veicoli a combustibile fossile saranno totalmente estinti. Bene, intanto godedetevi queste quattro sopravissute.

cliccando sulle immagini potete ingrandirle e godervele meglio.


lunedì 7 novembre 2011

Il rock e il fumetto negli anni '80

Visto da oggi, il decennio degli anni '80 è davvero lontano, ma è proprio in quegli anni che si forgiano le basi che portano il mondo nel nuovo millennio. Sono gli anni del personal computer, i primi passi di internet; negli anni '80 nasce, cresce e prospera la società dell'immagine, nelle televisioni appaio i videoclip, nasce MTV e le altre televisioni musicali. Non solo, in quel decennio, grazie all'invenzione del walkman, la musica diventa portatile e ti segue ovunque, grazie agli stereo compatti puoi diffonderla ad una qualità ed a un volume mai avuti prima. La musica comincia ad essere ovunque e si comincia a parlare di multimedialità.



E' quindi naturale che una contaminazione tra musica e fumetto diventa naturale, anzi necessaria, ad una manca l'immagine, all'altro mancano i suoni, entrambi si referenziano e si sostengono. Nel periodo storico che andiamo a ripescare, il primo che ci viene in mente è il lavoro fatto dai Queen per la colonna sonora di Flash Gordon; come spesso succede il tempo è gentiluomo e quel film, decisamente trash nonostante il cast di eccellenti attori, visto oggi ritrova una sua strana logica sino ad essere persino divertente.

Da ricordare nel decennio è il cartoon movie Heavy Metal che metteva insieme le migliore matite del fumetto di fantascienza americano con le band rock e metal più in auge: Nazareth, Journey, Grand Funk Railroad, Devo, Blue Oyster Cult, Balck Sabbath ecc... In realta negli Usa questa comunione tra musica e fumetto aveva già dato i suoi brillanti frutti negli anni '60 quando Robert Crumb illustrò la copertina di Cheaps Thrills per la sua amica Janis Joplin.

La comunione tra musica e fumetto inizia ad esser sistematica sul finire degli anni '70 in Italia e Francia, in modo particolare nelle riviste Metal Hurlant, Cannibale e Frigidaire. Si va dalla semplice citazione di testi e situazioni, sino a vere e proprie Rock Fiction, specie nel fumetto francese. A volte, la citazione musicale, costituisce una vera e propria colonna sonora come in Bandiera Nera di  Caza:
il maledetto giradischi del terribile ragazzino che ascolta Bep Bop A Lula per la sesta volta consecutiva!
Oppure possiamo ricordare Alack Sinner che indaga in una New York permeata dalle musiche di Lou Reed e Charlie Parker ai tempi dell'uccisione di John Lennon.

E' con Ranxerox che l'avanguardia fa breccia tra i baloons, già dalla sua prima apparizione su Il Cannibale troviamo citati i Ramones ed in seguito troviamo Robert Fripp, Brian Eno, Iggy Pop, Rolling Stones e Devo; frasi, spezzoni disseminati per dare un tono all'atmosfera tecno-suburbana del fumetto firmato da Tamburini-Liberatore. Ma la musica non la si trova citata solo come sottofondo o nel contesto dei dialoghi, le vignette sono piene di riferimenti a dischi o artisti, siamo ancora nell'era del vinile e la copertina di un disco può diventare un'icona, così si rittrovano i poster di Brian Eno su Ranxerox,  Frank Zappa sul Penthotal di Pazienza mentre Ramones, Sex Pistols ammiccano nei fumetti-rock del francese Voss.

Non sono pochi i fumetti che prendono a prestito le rockstar e le loro vicende, in quegli anni Philippe Manoeuvre e Serge Clerc realizzano per Metal Hurlant la serie  Rock City , brevi storie che hanno come protanisti le icone punk rock del momento, per lo più quelle trsversali più d'avanguardia come i Cramps, ad esempio.

E potremo andare avanti per un bel pezzo, raccontando anche tutte le contaminazioni tra musica e fumetto presenti nel panorama italiano, perchè quelli erano proprio i tempi in cui si cominciava a parlare di multimediale e le varie discipline cominciavano ad intrecciarsi, un'attimo prima che fosse disponibile internet, un'attimo prima che si entrasse nella civiltà del digitale; fu un momento magico di assoluta creatività e di pura sperimentazione di modi e linguaggi, poi tutto, come deve accadere, è confluito nei canali della storia e si è trasformato in altro.

Per concludere, se vi piacciono i fumetti, vi segnalo il blog Datacomics.


domenica 6 novembre 2011

L'Umanoide di Sturno

Nelle prime ore del 30 agosto 1977, Roco C. e Miche G. stavano viaggiando in auto sulla provinciale che unisce Sturno a Frigento.  Sul lato della strada, tra la macchia mediterranea, notarono una luce rossa lampeggiante a circa una sessantina di metri di distanza.

I due, si diressero a piedi verso la fonte luminosa, muovendosi cautamente tra i cespugli. Avvicinandosi, constatarono tra il fogliame la presenza di tre fonti luminose pulsanti che sembravano provenire da una radura nella vegetazione (a loro semicoperta dal fogliame). presi da un improvviso senso di insicurezza i due fecero dietro front e scesero a Sturno.

Nonostante l'ora avanzata, complice la calda notte estiva, i due giovani trovarono in paeseAmelio C.  Antonio P. e Arturo A. a cui raccontarono l'esperienza appena fatta.
Il quintetto decise ritornare sul posto a verificare il fatto. Giunti che furono, riscontrarono che le luci ancora brillavano  nella macchia ma, trattenuti da un inspiegabile timore non si avvicinarono e ripresero la via del paese.

Nel tornare, notarono che sul fianco della collina, dove si trovava una cava abbandonata, si diffondeva un alone luminoso. Si recarono a vedere e si trovarono di fronte ad un umanoide vestito di una tuta aderentissima dai riflessi eargentei, che si muoveva come un automa con gesti meccanici e spostandosi sul ripido pendio in un modo che sarebbe stato impossibile per un essere umano.

Il gruppo si avvicinò cautamente all'alta figura, sino ad una distanza di circa cinque metri, a quel punto il Amelio C. accese una torcia per meglio vedere la creatura che, colpita dalla luce, allargò le braccia, compì un semicerchio e indicò la luna; dopo questo strano gesto, dal suo casco scaturì un raggio di luce che abbagliò i testimoni che, presi dal panico se la diedero a gambe.

Ritornati qualche minuto dopo, poterono constatare che il misterioso figuro se n'era andato e che i fenomeni luminosi erano scomparsi.

martedì 1 novembre 2011

Il Caso Mantell

Nella storia dell'Ufologia internazionale, senza ogni dubbio il Caso Mantell è quello che fa diventare, per gli States, gli avvistamenti degli Ufo una questione di importanza nazionale. Nel primo pomeriggio del 7 gennaio del 1948 la base aerea di Godman Field viene allertata per la presenza di un oggetto volante sconosciuto segnalato dallo sceriffo di una città vicina. Ora, la zona dove si svolgono gli eventi, si trova al nord del Kentucky, poco lontano da Fort Knox e dalla già citata base militare di Godman Field, dove il governo federale teneva la sua riserva aurea: una zona piuttosto sensibile.
Viene allertato il sistema di sicurezza, si cerca di capire che razza di velivolo possa essere, ma mentre continuano le segnalazioni della sua presenza, nessuno sa rispondere sulla sua identità: sembra proprio che si tratti di un luminoso disco volante del diametro di 70-90 metri.
Diversi ufficiali della base di Goldamn Field videro il misterioso oggetto volante stazionare in prossimità del sito, sospeso in aria, immobile. Osservato con il binoloco, apparve con una forma simile ad un paracadute; la parte superiore rifletteva la luce del sole, mentre nella parte inferiore si notavano delle luci rosse lampeggianti.
Verso le 14.30 gli ufficiali della base erano ancora sulla torre di controllo cercando di capire la natura dell'oggetto quando notarono una squadriglia di Mustang P41 che stava passando da quelle parti per trasferirsi da una base in Georgia ad una di Louisville, ne aprofittarono per indirizzare la squadriglia verso l'oggetto per un'occhiata più ravvicinata.

Il Capitano Thomas Mantell ed i tenenti Hammonds e Clements si staccarono dalla squadriglia, che proseguì l'itinerario originale e si diressero verso l'oggetto. Dopo qualche minuto il capitano mantell arrivò in vista dell'oggetto e lo descrisse come "la cosa sembra metallica ed è di dimensioni spaventose". Nel seguire l'oggetto, Mantell continua a salire di quota, a questo punto i due tenenti al suo seguito lo devono abbandonare perchè a corto di carburante e senza maschera d'ossigeno. Così mentre Mantell cerca di avvicinarsi all'oggetto raggiungendo i 6000 metri di quota, Clements e Hammonds atterrano a Godman Field, fanno il pieno, si equipaggiano di maschera e cercano di raggiungere il loro capitano scomparso fra le nuvole.
Mentre sono in volo arriva loro la notizia che l'aereo di Thomas Mantell è precipitato e stando alle dichiarazioni dei testimoni oculari era esploso in volo ma non si era incendiato. L'orologio del capitano Thomas Mantell era fermo alle 15.18, tre minuti dopo l'ultima comunicazione ricevuta dalla torre di Godman Fields. Il misterioso oggetto luminoso era rimasto visibile dalla torre di controllo della base sino alle 15.50.
Vuoi approfondire l'argomento?

lunedì 31 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte terza

Continuo con la trascrizione di questo vecchio articolo apparso sulle pagine di Metal Extra Speciale HollYwood nei primi anni '80 del secolo scorso. 


...Queste vestigia della vecchia Hollywood, con la parrucca, con i segni del liftting, non sono altro, oggi, che dei venerabili pezzi da museo. "Finire è più difficile che cominciare" diceva giustamente Henry Fonda al suo giovane ammiratore Terence Hill, ne Il mio nome è Nessuno, di Tonino Valerii, che simbolizzava a meraviglia questo spietato cambio della guardia. Fonda avrebbe dovuto terminare la sua carriera con questa eccellente osservazione; come Steve Mc Queen avrebbe dovuto finire con Tom Horn... Il buon vecchio Wayne invece ha azzeccato il momento d'andarsene. Malato di cancro, si fa uccidere in un assurdo duello che lui stesso ha provocato, sotto gli occhi di un ragazzino che lo idolatra. E d'altronde è ancora più buffo constatare che quel ragazzino è interpretato da Ron Howard, il giovane protagonista di Happy Days teleromanzo a puntate di cui andava pazza la nuova generazione americana... il film om questione è appunto The Shooting.

Uno degli ultimi western del resto...Oggi i cowboys virili dallo sguardo d'acciaio sono sostituiti da mercenari dello spazio: il western della nuova Hollywood è StarWars, è Superman, in cui i trucchi cinematografici hanno il sopravvento sulle vedettes e persino sui registi. D'altro canto, parlando di registi, non è curioso constatare che le vere vedettes oggi sono loro? Francis Ford Coppola, George Lucas, Walter Hill, Woody Allen, Bryan De Palma, Irvin Kerschner, Stanley Kubrick (avrei dovuto citarlo per primo questo qui!), Sam Peckinpah, Don Siegel, William friedkin, Alan Parker, Alan J. Pakula, Michael Cimino, Sideny Pollack e gli altri.

Questi signori ci offrono un cinema forse meno gradevole rispetto a quello dei loro predecessori, le storie sono spesso meno allegre, ma nel complesso non ci abbiamo perso nel cambio. Se ieri Marlon Brando urlava "Stella" con la maglietta strappata, oggi lo si può vedere grasso e calvo, lucido di sudore, recitare poesie scacciando le mosche nella calura umidiccia del VietNam; e poi abbiamo anche la recitazione isterica di un Jack Nicholson, lo sguardo da teppista incallito di una Gena Rowland, favolosa Gloria ; ci sono le mascelle contratte di Bruce Dern, la gargantuesca buffoneria di un John Belushi, il fascino senza trucco di una Jill Clayburgh, la violenza di un Nick Nolte...e poi restano comunque delle star tradizionali: Robert Redford (a suo danno) Jacqueline Bisset, Clint Eastwood.

Allora, è sempre morta Hollywood? Certo che no...Ha cambiato volto, ecco tutto. E allora siate in anticipo sui tempi: invece di collezionare foto di Marylin, di James Dean, di Bogart (pace all'anima loro), cominciate a collezionare De Niro, Nicholson, Cassavettes... Vedrete, tra quarantanni saranno alla moda!!!.

Philippe Setbon

Ps
Credo che l'autore dell' articolo sia questo, vai a vedere >>>

domenica 23 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte seconda

Proseguiamo la lettura di un vecchio articolo pubblicato su Metal Extra Tutto Cinema nei primi anni '80, la prima parte la trovate qui.


Per fortuna gli altri sono più furbi; Robert de Niro non ci pensa due volte ad ingrassare di 30 chili in Racing Bull, non esita cambiar faccia, aspetto, voce, atteggiamento: ad ogni modo, più cambia più è lui. Dustin Hoffman è più delicato; è sempre lo stesso e oscilla continuamente tra la gloria e l'oblio con qualche successone, di tanto in tanto, come Kramer contro Kramer che lo riporta sulla cresta dell'onda per aprecchi anni; Al Pacino il bisognoso, che ad ogni film dà itutto quel che possiede, al punto di riuscire a commuoverti (avrebbe il coraggio di affermare che non pensava all'Oscar recitando la scena del processo in Giustizia per Tutti ?); il vero problema di queste nuove stars è che non sono più dei volti, dei personaggi ai quali il pubblico possa aggrapparsi: sono diversi a ogni nuovo film. Quanti di loro si sono giocati la carriera? Per mancanza di fortuna, per dei films scelti male...

Gene Hackman con quel suo brutto muso di barman brontolone: nel dimenticatoio. Richard Dreyfuss, Roy Scheider che non riescono a decollare... Perdendo le aure mitiche, le vedettes hanno certamente reso il loro mestiere ancora più crudele. Prima uno era finito quando invecchiava, oggi quando l'ultimo film non è andato bene.

Certo che con questo nuovo metodo, le carte vincenti sono diventate rare a Hollywood; John Travolta: due trionfi e si ritrova has-been a venticinque anni col suo talento limitato e i suoi passi di danza già demodè. Farrah Fawcett dà il suo addio al successo della serie televisiva Charlie's Angels per entrare a testa alta tra le vedettes mediocri di serie B... Quanto ai vecchi è una vera e propria ecatombe: chi resta ancora in piedi delle nostre stars favorite degli anni 50? Non Kirk Douglas che si aggrappa pietosamente alla sua immagine di ironico arrivista all'età di 65 anni; non Burt Lancaster, con il sorriso ormai ingiallito, e che interpreta ruoli di secondo piano in film-catastrofici o in drammi italiani; non Henry Fonda che appare per trenta secondi in tutti i suoi ultimi films, come presidente o come generale; non Anthony Quinn abbonato a ruoli di patriarchi tuareg  in super produzioni che nessuno va più a vedere...
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Per oggi basta così, il finale dell'articolo lo trovate nel prossimo post. Intanto, è molto probabile che l'autore del post. Nel frattempo vi segnalo un bellissimo sito che parla anche di Hollywood.

sabato 15 ottobre 2011

Hollywood rides again - parte prima

Hollywood...Nostalgia. Riflettori, vestiti da sera. Hollywood parola magica. Hollywood e i suoi miti. Bogart che colpisce la testa della moglie Mayo Method con il Falco Maltese, al ritmo di As time goes By; Errol Flynn che rimorchia le ragazze all'uscita di scuola col suo cappello piumato alla Robin Wood; Marylin Monroe  che gira 60 volte la stessa scena per affermare che il diamante è il miglior amico di una donna; James Cagney che si tira su la tonaca e massacra col mitra alcune migliaia di comparse; quel gran babbeo di Gary Cooper che eredita un impero e suona il trombone; John Wayne col suo sorriso sdentato che si azzuffa per un'ora, nei film che duravano un'ora e dieci; Rita Hayworth che si sfila i guanti e fa ululare tutti gli allupati di Tex Avery; e poi tutti gli altri...Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Cary Grant, Jamese Stewart, Ava Gardner, Joan Crawford, etc...
Già, ma tutto questo non c'è più. Finito! Dobbiamo arrenderci all'evidenza. Tra Via col Vento e Apocalypse Now ne sono successe di cose! Sono già trascorsi quarant'anni, per essere esatti. E Hollywood è cambiata. E' il meno che di possa dire...

Hollywood che ieri era il cuore del cinema mondiale, oggi non è altro che una delle sue arterie e non sempre in buona salute. E poi c'è tutta una mentalità che è cambiata; ancora ieri Deborah Kerr attraversava la Jungla con una superba messa in piega e dei vestiti stirati di fresco ne Le miniere di Re Salomone; oggi in Starting Over, Jill Clayburg si asciuga le ascelle con i kleenex aspettando il suo amichetto...

Cecil B. deMille e John Ford si rivolteranno probabilmente nella tomba ma è così. Non ci si può fare nulla. Guardate i nuovi eroi. Chi succede a Borgart? C'è Lee Marvin, mascalzone dalle labbra tumide e alcolizzato, che uccide degli innocenti senza scomporsi, e che violenta le signore ridendoci sopra; Charles Bronson, individualità incolta e taciturna dalla faccia da indiano che massacra i gangster, la notte a New York. E come gli piace!; e l'ultimo, in ordine di tempo, tra i "duri"; Burt Reynolds, cascatore peloso e buontempone, che collesiona films brutti come altri collezionano francobolli...

Chi ha preso il posto di Gary Cooper? C'è Clint Eastwood ...il primo era timido, puro e generoso, i lsecondo è razzista, misogino e dal grilletto facile. Si dirige da sé, con un'epica megalomania, il viso contratto in un'espressione di profondo disprezzo. C'è anche Christopher Walken, angelo febbricitante e sonnambolico che si è rivelato in Deer Hunter.


E i comici? A Laurel & Hardy, Jerry Lewis sono succeduti Woody Allen che non fa più ridere nessuno, neanche se stesso, sopratutto; Mel Brooks con i suoi pastiches deliranti, pieni di strizzatine d'occhio agli iniziati; la banda del National Lampoon... Quanti geni... Prima Hollywood si vantava di averne uno solo: Marlon Brando. Oggi sono tanti. E devono battersi duramente, farsi un culo così ad ogni film per non perdere terreno. Perchè basta un passo falso e addio! Prendiamo Brad Davis: un trionfo in Midnight Express, un fisco e ce lo ritroviamo mogio mogio in una serie televisiva.
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Questa è la prima parte di un articolo apparso su Metal Extra Tutto Cinema nei primi anni '80, la seconda parte, nel prossimo post. Non sei curioso di conoscere la Storia di Hollywood?

martedì 4 ottobre 2011

Hollywood sulla Tuscolana


Per oggi un'altro interessante articolo ripreso dal Metal Extra dedicato al Cinema. L'autore, un giornalista francese ( Alan Paucard ) analizza lo sviluppo industriale di Cinecittà negli anni '60 e ne studia le cause.

GLI EMIGRANTI DI HOLLYWOOD

6 settembre 1970 al cinema Action Lafayette, Jacques Tourneur risponde alle domande del pubblico. Tutti i buoni discepoli della cinefilia (la cinefilia è come la Legione, bisogna farsi un culo così) tengono a far vedere al Maestro che conoscono i suoi classici. Pendez-moi haut e court, Course of Demon sono oggetto di osservazioni che dimostrano una grande competenza. All'improvviso una voce:
-Perchè ha girato La Battaglia di Maratona in Italia?-
-Ma...per la grana, vecchio mio.-
Tourneu asoetta che si esaurisca l'ilarità generale e aggiunge:
-Steve Reeves voleva un regista americano per il suo terzo film.
"Con un regista italiano sembro un imbranato, non capisco una parola", doceva. Mi hanno inviato il copione della "Battaglia" in italiano. Anche sul posto non ho avuto diritto ad un interprete. il contratto prevedeva solo due settimane di riprese. Hanno prefertito non pagarmi oltre, il film l'ha terminato il produttore, compresa la scen del combattimento sott'acqua.

Tourneur non fu l'unico regista americano a lasciare le penne sotto il sole ri Roma. Frank Borzague viene ingaggiato per un remake de L'Atlantide. Malato, cede il posto a Edgar G. Ylmer. Il film fu girato in inglese con attori italiani e francesi che non parlavano l'inglese. Si accordarono su dei segni convenzionali per far capire ai loro partners che avavno finito la battuta.

Persino Raoul Walsh, nel 1960 viene a girare Ester e il re in Italia. Allora, cosa mai è  successo a cavallo degli anni '50 e '60 perchè dei registi degli attori americani si siano precipitati verso la Hollywood italiana: Cinecittà?

L'Italia è di moda. Il bisogno di colore locale ci spiega perchè Clark Gable gira "Accadde a Napoli" e Cyd Charisse "Assassinio Made in Italy". Solo Cyd e Clark non hanno problemi di popolarità. Non è ovviamente il caso degli attori che si precipitano in Italia e per i quali è stata inventata la più orribile delle espressioni: "has been", letteralmente "è stato". Certo Boris Karloff  "è stato", Joseph Cotten "è stato", ma Geoge Montgomery, Guy Madison, John Ireland, John Saxon non sono mai stati granchè.

L'influenza tentacolare della tv americana  detronizza la serie B a scapito dei telefilm. Ma la doppia programmazione nelle sale cinematografiche popolari americane esige una pari produzione di films d'avventura non-troppo-belli-non-troppo-cari. I dirigenti delle compagnie americane, gente pratica, insediatisi stabilmente dalla Liberazione nelle organizzazioni padronali italiane, esportano capitali e attori nella città dai sette colli. Il costo delle riprese è bassissimo, gli "has been" hanno, nonostante tutto, un volto conosciuto nella madrepatria, il denaro rientra.
Meglio, vengono girate direttamente in Italia produzioni esclusivamente americane: Cleopatra, Ben Hur. Logica conseguenza, dei regist italiani prendono degli psudonimi anglosassoni. Riccardo Freda sarà il primo a chiamarsi Robert Hampton, molto prima che Sergio Leone prendesse il nome di Bob Robertson (a meno che non sia Robert Bobson).
Quando agli attori statunitensi, loro vengono, il tempo di uno o più cachets, ad esibire i loro muscoli o a masticare dei sigaretti: Jeffrey Hunter, ne L'Oro dei Cesari, Jack Palance ne I Mongoli, e El Mercenario, Ernest Borgnine ne I 4 Mercenari di El Paso e anche, Last but not least, Orson Welles in 3 per un massacro.
Senza dimenticare Tony Musante, Farley Granger, Arthur Kennedy, Woodyu Strode, Ty Hardin, Roy Calhoun, Tab Hunter (quest'ultimo super-vedette affimere degli anni '50).
Hanno il male del paese? Sicuro, stando a quel che afferma Errol Flynn, uno dei primi ad andare a fondo con la sua disavventura italiana: Guglielmo Tell.
"Nel nostro appartamento romano era un continuo viavai. Tutti i vagabondi dell'Europa, re decaduti, celebrità vacillanti, gente del cinema, entravano e uscivano, sembrava un porto di mare...La Warner mi aveva scaricato...Ero a pezzi, bevevo..."
E più avanti "Continuo a venire qui, cercando di salvare il salvabile, e spero ancora di realizzare il mio film, ma bevo più che mai".
Una rondine non fa primavera, ricordiamoci de La dolce vita dei sopravvalutato Fellini, Lex Barker vi recita la parte di un signor Muscle, che, come Steve Reeves e Gordon Scott, va ad arenarsi in una spiaggia romana, bello-tutto-muscoli ben presto preso nel vortice delle folli notti tomane.
Minelli, dopo il suo capolavoro su Hollywood, Les ensorcelés, gira il film su Cinecittà 15jours ailleurs. Allora, inatteso, il fenomeno del western all'italiana sommerge l'Europa e gli Stati Uniti; e Henry Fonda, Charles Bronson, Jason Robards, Eli Wallach, Rod Steiger e James Coburn sono piuttostio fieri di essere diretti da Sergio Leone. Meglio. Il western all'italiana fabbrica le vedettes americane di domani. Clint Eastwood fa furore in Per un pugno di dollari nel 1964, e un po' meno, Burt Reynolds in Navajo Joe nel 1966. Senza dimenticarci di Lee Van Cleef. La produzione di serie B viene definitivamente assotigliata dai telefilm: Cinecittà muore. E gli has been ritornano in patria.

Alain Paucard da METAL EXTRA Speciale Cinema

Qualcosa in più su Cinecittà?

martedì 27 settembre 2011

Il Mio Pensiero e il Comma 29

Leggendo i giornali, consultando internet, guardando la tv, ascoltando la radio, oramai mi sono fatto convinto che il Presidente del Consiglio è un puttaniere (ovvero pratica con una certa assiduità sesso a pagamento), mi sono fatto altresì convinto che il Presidente Berlusconi è (o era) circondato da persone che gli procuravano questo "divertimento". Tra le altre cose, mi sono persino fatto l'opinione che il nostro premier fosse ricattato da queste persone che conoscevano il suo turpe segreto.

Ma in verità, io non so se Silvio Berlusconi frequentava/frequenta prostitute. Intimamente sono profondamente convinto che lo facesse, ma se mi chiedete di dimostraverlo, non posso far altro che mostrarvi articoli di giornale, pagine di internet, servizi televisi: personalmente, io non ho mai visto il premier in atteggiamenti sconvenienti con chicchessia.

Purtroppo io, in questi mesi, non ho potuto fare a meno di leggere materiale sufficiente per farmi convinto che Silvio Berlusconi è un puttaniere. Mi dirai, e dove sta il problema?

Il problema è che a me non piace pensare che il primo ministro della nostra nazione sia un puttaniere; non mi piace pensare che il leader di un partito che, rompendo gli zebedei con le prese di posizione sui matrimoni di fatto, testamento biologico e che si presenta come il baluardo dei valori cristiani, se la spassi con una qualsiasi maddalena gli passi davanti.

Non so se è chiaro, ma il fatto è che io sono convinto (non riesco fare a meno di pensare che) Silvio Berlusconi si sia macchiato di comportamenti immorali indegni della carica che riveste come Presidente del Consiglio ( se poi i cattolici del PdL vogliono tenerselo, per me sono affari loro ).

Ripeto, io non ho mai visto Berlsuconi andare a puttane, ma dalle notizie che ho appreso dai media ormai ne sono convinto.

Il guaio è che ora l'ho scritto su questo post e l'ho portato a vostra conoscenza; proprio quando in parlamento torna il famigerato DDL Intercettazioni ed il suo articolo 1 comma 29 ( l'ammazzablog).

Se il DDL passa così com'è, il Presidente Berlusconi o chi per esso potrebbe richiedere una rettifica a questo mio post se ritenesse che il contenuto sia offensivo nei suoi confronti: pena una multa fino a 12mila euro.

Ecco qual'è il problema...ora come faccio rettificare il mio pensiero senza rinunciare a manifestarlo?
Se io, in virtù di ciò che ho letto su media nazionali ed internazionali, ho l'intimo convincimento che il Premier è un puttaniere, come faccio a rettificarlo?

Era mejo se stavo zitto? Come si usa fare in Cina, Corea, Iran? (ne ho prese tre a caso)

Tu cosa mi consigli?

lunedì 26 settembre 2011

La Keyword Charts di Settembre

L'ultima analisi deil traffico di questo sito risale a Luglio, direi che in questi mesi di cose ne sono accadute e le parole chiavi hanno girato come gira la patonza nelle magioni del nostro premier.

 Vediamo perciò com'è la situazione:

1- carpanea +           
2- david colajacomo
3- giorgio tarocco +       
4- corto maltese +
5- materiali-indiscriminati.blogspot.com +
6- 113 antichi racconti giapponesi +
7- g8 2011 +
8- giza quetzalcoatl +
9- il male rivista satirica +
10-master freez -

Se la confrontate con l'ultima Keywords Charts, nel corso dell'estate le cose si sono notevolmente modificate sebbene Tarocco, Colajacono e Master Freez mantegano bene la loro posizione, tra alti e bassi. Ma la cosa che più, in realtà, mi incurioscisce è: ma davvero chi capita nelle pagine di questo Blog cerca ciò che scrivo? Questo nemmeno i numeri degli analizer me lo sapranno dire con precisione.

sabato 10 settembre 2011

Un intervista a Roger Corman: parte quarta

MH- Qual'è la sua attuale posizione per quel che riguarda la distribuzione di films stranieri negli Usa?
RC- Noi continuaiamo. In questo momento stiamo distribuendo due films che sono i primi tra i films stranieri nell'albo d'oro dei critici di New York. Mon ncle d'Amerique di Alan Resnais e il film australiano Breaker Morant. Sono rispettivamente al primo ed al secondo posto nel box-office dei films stranieri.
Questo è un atteggiamento voluto. Noi vogliamo , nello stesso tempo, films commerciali e altri più artistici. Per quel che ne so, nessun'altra compagnia ha cercato di far questo prima d'ora, ciascuna si specializza nel campo commerciale oppure artistico ma senza mai combinare i due tipi di films. Io penso che cercare d'ottenere un equilibrio tra questi due generi sia molto stimolante, ed è buona cosa per noi, all'interno della compagnia. Questo ci impedisce di cristallizzarci e ci permette di occuparci di tutti i nostri films.

MH- Come mai ha scelto il gruppo dei Ramones per Rock'n'Roll High School?
RC-Oh, è stato un altro dei nostri giovani registi: Allan Arkush, che faceva il suo primo film dopo aver lavorato al montaggio, agli effetti speciali e alla regia di seconda equipe...Ho deciso di fare Rock'nRoll High School e così abbiamo discusso con le case discografiche per sapere quali erano i complessi sulla via del successo. Dopo averne ascoltati un po' Allan ha deciso di prendere  i Ramones, ed io ho approvato. Non sono ancora arrivati al successo, ma la loro popolarità aumenta giorno dopo giorno, sono bravi.

MH-Che ne è stato del progetto di Werner Herzog di realizzare un film con il copione di Charles Bukowski? 
RC- E' andato in fumo, ma sono uno dei finanziatori del film che Herzog sta girando in sudamerica, Fitzcarraldo. Ogni settimana mi manda una lettera in tedesco per dirmi come vanno le riprese, io la faccio tradurre e lui mi dice invariabilmente che va tutto bene. Finora, dunque il film procede bene.




MH- Bene, ancora una domanda, lei si muove sempre nello stesso modo per assicurare il successo di un film?
RC- Si, ma il mio è un sistema che varia, non è rigido. Fondamentalmente, il genere di film che mi piace fare e che ha più possibilità di successo commeriale, un film che mi interesssa, è un film fatto a parecchi livelli. Esteriormente il film è una semplice distrazione. In fondo ci si trova un messaggio. Battle beyond the stars ne è un esempio: a prima vista è un film d'azione e d'avventura, in un quadro fantascientifico, con effetti speciali e umorismo; ma sotto c'è il messaggio sul funzionamento di una società post-industriale, sulle scelte da fare in tempo di pace o di guerra, sulle relazioni interazziali. Ma questi messaggi non sono pesantemente sottolineati. Il film deve essere visto come una distrazione di fantascienza, apprezzato come tale. Se poi il pubblico cerca delle implicazioni latenti, tanto meglio, ma noi volgiamo che siano poco evidenti. In altri films il messaggio sociale sarà più forte. Ho menzionato Battle solo perchè  è il nostro film più recente. In questo film si nota chiaramente che il peso dei messaggi "sotterranei" è minore che nella maggior parte degli altri films prodotti da noi.

MH- Un ultima domanda e ci togliamo dai piedi. Cosa ne pensa dell'evoluzione di Hollywood rispetto a com'era quando lei ha cominciato a lavorarci?
RC- Credo che ci sarà un mucchio di gente che perderà un sacco di quattrini. Credo che ci saranno imporanti cambiamenti prima della fine del 1982. Il costo di produzione e distribuzione dei films è così alto al giorno d'oggi, con bilanci di 20 o 30 milioni di dollari, o anche di più, che alcuni sono costretti a perdere molto denaro, e rischiano di non poterlo recuperare.



venerdì 19 agosto 2011

Un'intervista a Roger Corman parte terza



MH - Dato che lei progetta molti films di fantascienza, in futuro, ha pensato a tutti i capolavori della letteratura fantascientifica che sono li, da anni, a coprirsi di polvere?
RC- Si. Mia moglie Judy Corman, ha acquistato i diritti cinematografici di Nightfall la novella di Jack Asimov che ha ricevuto la menzione di miglior racconto di fantascienza mai scritto. Non so se è veramente la migliore novella che esista, come ha detto l'American Academy of Science-Fiction, ma mia moglie, anche lei produttrice, pensa ad una coproduzione, tra me e lei, di questo racconto alla fine quest'anno. In più sto preparando parecchi altri adattamenti per il prossimo futuro.

MH- Cosa pensa della moda di estremo realismo nei films di orrore che ci viene inflitta oggigiorno? -
RC- Sono contrario. Penso che questo realismo sia un mezzo per introdurre ancora più sangue e frattaglie nei films dell'orrore. Quando facevo i miei adattamenti di Edgar Allan Poe, e altri miei films dell'orrore, stilizzavo molto. Cervao di esprimere l'orrore grazie al montaggio, agli spostamenti della cinepresa, realizzavo un crescendo di suspence tale, che il pubblico avrebbe urlato di  terrore al semplice aprirsi di una porta. Oggi per provocare questa reazione nello spettatore si fa vedere un braccio spezzato, in primo piano, del sangue che sgorga e inonda lo schermo.  E la sceneggiatura passa in secondo piano in tutti questi films. Qualcuno aveva proposto a New Wolrd di distribuire un film del genere ed io ho rifiutato. Quel film era talmente cruento e violento, senza sceneggiatura, la regia inesistente... si cercava semplicemente di trovare una scusa per far colare quanto più sangue possibile.
Io penso che questa moda passerà molto in fretta. Credo di poter predire che prima di uno o due anni questo genere di films sarà morto e sepolto o, in ogni caso, in pieno declino, come la pornografia, che è stata molto popolare per un po', ma una volta che la gente ha visto di che si trattava, non se ne è più interessata.

MH  E' mai esistita realmente l'inquadratura di una trave che cade tra le fiamme, nel bel mezzo di un incendio, che lei ha riutilizzato molte altre volte nei suoi films, oppure è una leggenda?
RC - Oh si, questa inquadratura esiste. In House of Usher, credo, ci serviva un incendio per la distruzione della casa. E il nostro responsabile per gli effetti speciali trovò un vecchio fienile, e per due o trecento dollari lo abbiamo comprato dal suo proprietario, che comunque voleva demolirlo; noi gli abbiamo proposto di bruciarlo. Allora abbiamo dato fuoco a quel vecchio fienile, in piena notte, l'abbiamo filmato ed era proprio bello, con quelle travi in fiamme che crollavano. E da allora, ogni volta che avevamo una scena di incendio in uno dei miei films, facevamo in modo da poterci inserire quell'inquadratura. Ce ne servivamo come Stock-shot ed era diventato una specie di portafortuna.

MH-Si dice che, tra le persone che hanno lavorato per lei, alcuni la considerino uno sfruttatore, ma tutte le sono riconoscenti perchè lei gli ha dato molto. Come mai?
Ebbene, io non so se ci sia qualcuno che mi detesti, ma devo dire che uno non può aspettarsi di vivere amato da tutti. Dunque è possibie, ma, per quel che ne so, io sono in buoni rapporti con la maggior parte di quelli che hanno lavorato per me. E, in realtà, i salari che noi paghiamo sono molto competitivi rispetto a quelli del resto dell'industria; competitivi rispetto a quelli degli indipendenti, perchè certo noi non possiamo pagare quello che offre una Major per una produzione di trenta milioni di dollari. Noi facciamo una quarantina di films all'anno nei limiti del nostro bilancio, e in genere noi paghiamo un po' più degli altri.

MH - Perchè lei ha rifiutato la presidenza di uno dei principali studi di Hollywood che le era stata proposta?
Per parecchie ragioni. Primo: è un lavoro precario. Le persone non occupano per molto tempo questo genere di posto. Uno diventa presidente di uno studio e tre anni dopo si ritrova disoccupato. Secondo: non mi piace avere le mani legate. Nonostante il fatto che tu sei il presidente, devi rispondere del tuo operato al consiglio d'amministrazione; ci sono delle manovre politiche all'interno della compagnia... tutto questo ti priva della tua libertà. Pur essendo il capo, la tua autorità deve sottomettersi ad un mucchio di compromessi. Terzo: quando mi hanno comunicato quanto mi avrebbero pagato, sono rimasto veramente sorpreso. Il salario è inferiore a quello che guadagno adesso. Sarebbe stato interessante  solo dal punto di vista del prestigio, non c'era nessuna ragione perchè accettassi: a parte la soddisfazione personale di essere stato il presidente di questa compagnia.

Ed anche per oggi mi fermo qui. Però ti consiglio questo saggio su Roger Corman ci vediamo alla quarta e ultima parte.

mercoledì 10 agosto 2011

Un'intervista a Roger Corman parte seconda

Continuiamo tranquilli col riportare questa intevista a Roger Corman pubblicata in un Metal Extra degli anni '80.

MH - Per il suo ritorno alla regia pensa di scegliere un film "a messaggio" come lo è stato "The intruder" a suo tempo?
RC - Non lo so, ecco il problema! Dopo un così lungo periodo di silenzio, credevo di dover fare un film molto importante. E più ci penso, più mi dico che dopotutto non vedo nulla di abbastanza importante. Allora, quel che probabilmente farò, sarà di prendere il primo copione che mi capiterà sottomano, considerarlo un lavoro come un altro, e lasciare che le cose vadano da sole.

MH - E' sorprendente constatare che la maggior parte dei nuovi talenti dell'industria cinematografica hanno lavorato per lei una volta o l'altra: Coppola, Scorsese, Peter Bogdanovich, Jack Nicholson, Robert De Niro e tanti altri. Ha un particolare sesto senso che le permette di scoprire talenti?
RC - Ebbene, ho una specie di programma. Per esempio: prenda uno dei nostri giovani registi che ha avuto un grande successo con The Howling, Joe Dante, che aveva realizzato precedentemente Piranha e Hollywood Boulevard. In effetti, la carriera di Joe Dante è molto vicina al modo in cui lavorano i nostri registi più giovani. Joe proviene da una scuola di cinema, ed è venuto direttamente a lavorare per me. Ha cominciato a fare montaggio nel mio reparto pubblicitario. Poi è passato al montaggio dei lungometraggi. In seguito è diventato regista di seconda équipe e ha diretto le scene di inseguimenti, di incidenti d'auto, ogni genere di scena d'azione, di cui realizzava anche il montaggio. Ed è solo dopo tutto ciò che Joe è diventato regista di pieno diritto. Questa è la procedura che oggi amo più seguire nel mio lavoro. In questo modo il regista sta con me tre o quattro anni prima di lanciarsi. E durante questo periodo, egli ha potuto imparare il nostro stile, sapere esattamente quello che io voglio, e capire il nostro modo di operare. Per cui quando realizza il suo primo cortometraggio, il successo è immediato.

MH - Qual'è attualmente la sua posizione tra i produttori indipendenti di Hollywood, ogni anno più
 numerosi?
RC - In questo momento le due compagnie indipendenti di produzione più importanti sono la New World e Avco Embassy. E' apparso un articolo su Variety, giusto una o due settimane fa, che confermava questo statto di cose. I nostri incassi lordi sono più o meno uguali, ma per gli utili netti, siamo noi i primi. Avco Embassy non è che guadagni poi molto.

MH - Questo lascia indietro l'American International...
RC - Siete al corrente della faccenda A.I.P.? A.I.P. è stata riscattata da Filmways l'anno scorso e da allora sono falliti. Nell'arco di un anno! E' una storia sensazionale, una compagnia che aveva avuto successo per venticinque anni di fila si unisce ad una compagnia più importante che la prende a carico, e la compagnia più importante la porta praticamente al fallimento nel giro di un anno. Secondo me è una storia stupefacente. L'A.I.P esiste da sempre, ma Meteor e una serie di progetti molto costosi gli hanno fatto perdere un mucchio di quattrini. Vorrebbero riorganizzarsi e fare un comeback, ma sarà difficile per loro.

L'intervista continuerà in prossimi post, intanto, se vuoi vedere la filmografia di Roger Corman...

venerdì 5 agosto 2011

Un intervista a Roger Corman parte prima

Sfogliando vechie riviste si possono trovare cosine molto interessanti e strane, ecco per esempio cosa ho trovato nel Metal Extra Speciale Holliwood risalente alla metà degli anni '80.

ROGER CORMAN IN 20 MINUTI
All'età di 54 anni Roger Corman è uno degli esempi più perfetti di "successo all'americana". Partito dal punto più basso della scala cinematografica, Corman è prima fattorino alla20th Century Fox, poi macchinista in uno studio televisivo, quindi agente letterario, e finalmente riesce a vendere un soggetto agli Artisti Associati nel 1953.
A partire da quel momento vivrà come trascinato in un vortice: un film dopo l'altro con la creazione da parte di Samuel Zarkoff e James Nicholson dell'A.I.P. (American International Pictures). Questa piccola compagnia indipendente distribuirà e finanzierà il 95% dei films di Corman fino al 1969. Il nostro uomo produce, realizza e scrive la maggior parte dei films ai quali lavora negli anni '50. Sviluppa uno stile di fabbricazione ultre rapido ed estremamente economico per tutti quei films, girati quasi artigianalmente. Ecco alcuni titoli: Day the world Ended ('55), Attack of the Crab Monster ('56), She-Gods of Shark Reef ('57), Viking Women and the Sea Serpent ('57), Teenage Caveman ('58), etc... In tutto più di trenta films, fino al 1960, anno in cui il film House of Usher segnerà una svolta.

Seguiranno otto adattamenti di novelle di Edgar Allan Poe, tra quelle più celebri. Dopo questo ciclo prestigioso in cui appaiono i più grandi attori fantastici (Price, Karloff, Lorre, Rathbone), Corman gira ancora qualche film per A.I.P., sempre nell'ambito dei suoi tre generi preferiti: trillers, Orrore-fantascienza, films di giovani, La sua ultima regia Von Richtofen and Brown è del 1970. Questo perchè, isieme al successo, sono arrivati i soldi; così, lo stesso anno, Corman fonda la sua compagnia di produzione, la New World Pictures. Da allora, più di ottanta films hanno portato il marchio della sua ditta. A roger Corman resta troppo poco tempo per riprendere il posto che egli preferisce: dietro la macchina da presa... Metal Hurlant l'ha intervistato nella sua camera d'albergo, il Bristol, in circostanze per lo meno confuse.

 Roger Corman: (sfogliando alcuni numeri di Metal). Trovo che il grafismo di questo giornale è molto buono. Da tempo non mi capitava di sfogliare questa rivista.
Metal Hurlant: Non le è mai venuto in mente di adattare una storia a fumetti per il cinema?
RC: All'epoca in cui Metal Hurlant conteneva più fumetti di fantascienza , ci ho pensato. Ho appena prodotto Battle beyond the stars, il film che sono venuto a presentare. Non è un film decisivo, ma insomma... diciamo che è moderatamente interessante. Uno dei motivi che mi ha spinto a realizzarlo sta nel fatto che io ho acquistato uno studio tutto mio e delle attrezzature per gli effetti speciali. Conto di produrre un maggiore numero di films di fantascienza da oggi in poi, e sopratutto dei films che mi permettaranno di utilizzare il mio studio e gli effetti speciali. Allora se qualcuno potesse scegliermi le due o tre storie migliori mai pubblicate su Metal Hurlant e me ne facesse una sinopsi di una pagina o due, la cosa potrebbe anche interessarmi, e fare i gli adattamenti necessari per realizzare un film da un racconto a fumetti.

MH: ...Ha definitivamente rinunciato a dirigere films?
RC: Si per il momento. Tuttavia conto di tornare alla regia, probabilmente nel 1983, quest'anno non ne avrei il tempo. Non ho mai scelto deliberatamente di smettere, pensavo solo di fermarmi per un po' quando ho fondato la New World. E poi il lavoro si è rivelato così impegnativo che è stato impossibile per me dedicarmi anche ad un solo film. Ma adesso che ho formato la mia equipe, avrò senz'altro il tempo di farlo l'anno prossimo.

Per oggi mi fermo qua, prossimamente vedrò di continuare con la trascrizione di questo incontro, intanto, se vuoi saperne di più su Roger Corman...

lunedì 25 luglio 2011

Lettera aperta al signor Vittorio Feltri

Volevo scrivere una lettera aperta, magari intelligente al signor Vittorio Feltri come risposta al suo editoriale di oggi sulle pagine de Il Giornale riguardante la strage di Oslo. Per farlo, ho letto e riletto più volte il suo articolo, ma il solo risultato è che più lo rileggevo più il sangue mi saliva alla testa e più la mia capacità di ragionare si ottundeva in un marasma d i bollore sanguigno. Poi mi è venuto in mente Forrest Gump e il suo disarmante "stupido è chi lo stupido fa".

Perchè in fondo è quello che intimamente penso del signor Feltri, penso che faccia lo stupido. Ed il mio ragionamento è molto semplice; perchè il signor Feltri nel suo editoriale lamenta l'incapacità dei giovani norvegesi disarmati nel difendersi dal pazzo nazista armato, già che c'è, visto che ricorre l'anniversario, perchè non esalta l'abilità tattica e militare dei Black Block che hanno mandato a puttane le manifestazioni del G8 di Genova mettendo in scacco le nostre forze di polizia? Perchè non esalta la strenua opposizione dei manifestanti NO-TAV della Val di Susa? Queste sono generazioni di combattenti agguerriti (e pure per il bene comune, secondo il loro punto di vista) perchè non ho mai sentito il suo plauso verso di loro?

E cosa scriverebbe domani, caro Signor Feltri, se un altro pazzoide compisse una simile strage ad un Meeting di CL? Oserebbe sputare sulle salme dei poveri ragazzi cattolici perchè incapaci di opporsi alla follia omicida?
Io credo che quei ragazzi abbiano avuto paura, quella paura profonda che 70 anni fa ha preso milioni di persone in tutta Europa quando la svastica infame le estraeva dalle loro case per macellarle nei campi di sterminio: questo significa che la società di allora era egotista? se lo era, allora forse lo è sempre stata.

Vede signor Feltri, io credo che quei ragazzi si siano fatti macellare non perchè pavidi, ma perchè hanno visto in un attimo la forza distruttiva del male, e non erano pronti. E sa perchè non erano pronti? Perchè erano proiettati in una società diversa da quella che esce dalla sua mente di VECCHIO, una società dove i valori di democrazia e diritto sono i valori chiave. Ora, grazie allo splendido gesto di questo pazzo nazista, questo sogno di società futura ha fatto forse un passo indietro.

Ma voglio sperare che a noi ed ai norvegesi quello che è accaduto possa offrire una lezione.
La lezione è che qualsiasi ideologia di odio e violenza abbraciamo, questa ci si ritorce contro, questo è successo con i fanatici anarchici Black block di Genova, e oggi succede con i Talebani e questi Nazisti che massacrano la propria gente per portare avanti le loro ideologie malate.

Vede Signor Feltri, io credo che i Black Block, i Nazisti, i Talebani, siano tutti suoi figli. Sono i figli della Paura di un Vecchio che guarda il mondo e non lo capisce, non riesce ad analizzarlo, perchè non trova più l'aggancio delle ideologie, tutte miseramente crollate, e quando guarda la democrazia che con il suo duro lavoro ha costruito, si rende conto del palazzo di merda che ha contribuito a costruire e non riesce a capire dove ha sbagliato.

Io la immagino Signor Feltri, seduto alla sua scrivania, mentre vede la nostra repubblica affogare nella corruzione, nell'incompetenza politica, negli sprechi, nella miseria strisciante e dilagante, la vedo ripetersi:- Non è colpa mia, io ho fatto ciò che è giusto.- Può essere, non posso certo esser io a giudicarla.

Ma ora lei è Vecchio e la società che Lei ha costruito non ha bisogno di Vecchi, specie se hanno solo un Pensiero Semplice utile il giusto per riempire due colonne che rischiavano di restar vuote.

PS
Egr Signor Feltri, ma lei non crede che i ragazzi morti in Afghanistan non abbiano chiamato le loro madri o le loro mogli mentre i Kalashnikov gli strappavano le carni?

(alla fine mi è riuscita sta lettera aperta! Ed ora torno a lavorare che io non mi guadagno il pane scrivendo baggianate).

Vai all'Articolo di Feltri

venerdì 22 luglio 2011

E' Finita la corsa allo Spazio?


Oggi sulla pista di Cape canaveral è atterrato l'ultimo Space Shuttle: l'Atlantis. Con questo modesto e dimesso atterraggio, sembra che sia finita la lunga epopea della Corsa allo Spazio iniziata durante la Guerra Fredda.
Sembrano lontanissimi i tempi in cui Von Braun, che da poco aveva finito di sperimentare i motori a razzo delle sue V2 sui londinesi, fu messo a capo del progetto spaziale americano, e come sono drammaticamente vintage le immagini di Yuri Gagarin inscatolato nella sua piccola e triste Soyuz. Poi a raccontarlo adesso, sembra pure che essere andati sulla Luna non sia stato poi così difficile (se mi dici che non ci sono andati, ti stronco!).
In realtà il programma dello Space Shuttle doveva portarci nell'era degli alberghi orbitali, nel mondo così descritto bene da Stanley Kubrick in 2001 Odissea nello spazio, dove i voli Terra-Luna si svolgevano su simpatici Space Shuttle della Pan-Am (anche quella pensionata da un pezzo).
Lo Space Shuttle, che doveva seppellire una volta per sempre i razzi vettori, dopo trent'anni di carriera ha ceduto, ed ora è già roba da museo.
Nonostante questo, gli Stati Uniti puntano ad un ritorno sulla Luna ed a una spedizione su Marte per il 2030; sarà, comunque sia, nel bene o nel male, qualcuno in orbita ci andrà sempre, magari solo per fare del turismo, ma sono molto scettico sul fatto che potrò, nella mia vita, vedere un uomo su Marte.
Oggi il mondo è profondamente diverso da quello della metà del secolo scorso, nei prossimi vent'anni lo sarà ancora di più. Comunque la pensiate, io credo che ammesso che l'uomo arriverà su Marte, quell'uomo non sarà uno statunitense.

E comunque sia, infine, sebbene il mito dei viaggi stellari mi appassioni da sempre, ogni volta che sento parlare di corsa allo spazio, mi sovvengono i versi dei Pitura Freska:

li va in serca dei marsiani
e cua in tera li ne fa viver da cani. 


Breve e interessante storia dello Space Shuttle


sabato 9 luglio 2011

il Web e Agcom: come è andata a finire

Dopo la marea di proteste qualcosa è migliorato anche se l'Agcom non è proprio ritornata sui suoi passi per quanto riguarda la rimozione di contenuti protetti da copyright sul web.

In pratica, a questo punto l’AgCom assume l' inedito ruolo di poter cancellare dal Web contenuti considerati illeciti. Il testo della delibera ancora non è stato ultimato, e comunque non sarà quello definitivo. Seguiranno  infatti 60 giorni di consultazione pubblica, nei quali AgCom ascolterà tutte le parti interessate, prima di prendere una decisione che arriverà probabilmente solo a ottobre.
Questa piccola vittoria del movimento in rete (e non solo) ha fatto fallire il progetto di Agcom e dell’industria del copyright, che intendevano fare una delibera lampo, entro luglio. Inoltre, sempre a seguito delle infervorate proteste, non chè delle minaccie di ricorsi legali, Agcom rinuncia alla facoltà di oscurare direttamente un sito Web. Secondo questo nuovo testo, gli ambiti di azione di Agcom si divideranno in siti italiani e stranieri con un modus operandi diverso a seconda dei due casi. Sono comunque esclusi: “I siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro; l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione; l’uso didattico e scientifico; la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto all’opera integrale che non nuocia alla valorizzazione commerciale di questa”.

Vediamo ora nel dettagli oqueste due differenze di comportamento identficate dal Garante (maddechè?).

Per i siti italiani, il detentore di diritti d’autore deve chiedere al sito di rimuovere entro quattro giorni un contenuto che considera illecito. Se si ritenesse che l'esito della richiesta fosse insoddisfacente per una delle parti, questa potrà rivolgersi all’Autorità, la quale, dopo un trasparente contraddittorio della durata di 10 giorni, potrà impartire nei successivi 20 giorni (prorogabili di altri 15) un ordine di rimozione selettiva dei contenuti illegali oppure il loro ripristino, in base a quale delle richieste rivoltegli risulti fondata. Se Agcom ritenesse che il contenuto è davvero illecito, chiederà al sito di rimuoverlo ed, in caso di rifiuto, lo multerà fino a 250 mila euro. Comunque sia, il sito potrà rivolgersi al Tar del Lazio per opporsi alla multa. La procedura si blocca se una delle due parti si rivolge alla magistratura.

Per quanto riguarda i siti esteri Agcom aveva l'intenzione di oscurare direttamente i siti esteri che fossero ritenuti violatori di diritti, perché non sarebbe stata in grado di multarli: è questo potere che, più di ogni altro, gli ha fatto valere l’accusa di “censore” del Web. Ora, invece, l'Agcom ha rinunciato a questo potere da Judge Dredd e seguirà una pratica simile a quella dei siti italiani sino al contraddittorio,  alla fine del quale, AgCom manderà solo alcuni avvisi ai provider Internet, che saranno liberi di oscurare o meno il sito. Se lo riterrà opportuno, AgCom si potrà rivolgere poi alla magistratura, a cui spetteranno ulteriori misure.



Ma secondo l'avvocato Sarzana di sitononraggiungibile.it restano ancora due forti pericoli che pendono come una spada di Damocle sul web.

Resta infatti un forte deterrente a carico dei provider, che potrebbero oscurare lo stesso il sito per evitare che poi la magistratura li consideri corresponsabili della violazione del copyright. Inoltre, AgCom intende mandare una segnalazione al governo, dai contenuti ancora non definiti, nella quale potrebbe richiedere nuovi strumenti per agire contro i siti esteri.

Dunque, nonostante un netto miglioramento rispetto alle intenzioni dell'Agcom, resta il fatto che l’industria potrà rimuovere adesso in modo più veloce i contenuti sgraditi, senza bisogno di ricorrere alla magistratura (Ma almeno si è evitato che si rimuovessero interi siti). Questo, sempre che AgCom abbia le risorse per seguire tutte le segnalazioni.
In realtà è questa la grande incognita finora sottovalutata. Non a caso, a quanto risulta, Agcom intende chiedere allo Stato maggiori risorse (più persone) per gestire il nuovo apparato...ma perchè 'sti soldi non li chiede ai detentori di diritti?

martedì 5 luglio 2011

Manca poco al Copyright Enforcement dell'AGCOM

Mentre scrivo, mancano pochi minuti al copyright enforcement dell'AGCOM che va a seguito del Decreto Romani che ha portato (e male) le regole della televisione su internet. Forse non hai chiaro di cosa sto parlando, se è così leggiti prima questo articolo di Guido Scorza su Punto Informatico.
Se invece, come credo, in relatà ne sai quanto me, se non più di me, ti prego di seguirmi in questa mia semplice, banale e forse popu-qualunquista riflessione.

Ora, a scanso di equivoci, diciamocelo chiaro e senza ipocrisie, tutto questo can-can dell'Agcom e del Decreto Romani è stato fatto perchè a Mediaset e società collegate (leggi Endemoll) non piace che YouTube e similia facciano quattrini mettendo la pubblicità sulle immagini postate nelle loro pagine.

E Mediaset ha ragione. Ha ragione da vendere. Che ci fanno le tette e i culi del Grande Fratello o le stupidate di Paperissima o le schiocchezze di Striscia la Notizia o Le Iene su You Tube? Voi che le avete messe, toglietele per favore, è tutta roba inutile, banale, in giro per il mondo ne trovate a tonnellate di quelle robe li.

Credo sia già il secondo post che dedico all'argomento e in cui lancio questo appello: fate sparire Mediaset dal Web. Rimuovetela, cancellatela, non citatela, fate finta che nemmeno esista, fatela diventare una non-azienda.

Se i detentori dei diritti vogliono che le loro opere cadano nell'oblìo è esattamente quello che si meritano.

Quello che posso dirvi riguardo a Mediaset è che, non so per quale motivo e nemmeno mi interessa, da più di un mese il mio decoder (quello voluto da quella mente eccelsa del Gasparri) non prende Rete 4, Italia 1 e Canale 5.
Credete che mi sia preso la briga di risintonizzarlo? Ho scoperto che posso vivere tranquillamente senza le reti Mediaset e i loro programmi. Tanto il Doctor Who lo fanno su RAI4!

venerdì 1 luglio 2011

Keywordchart di luglio 2011


E' arrivato luglio e continuiamo con il nostro gioco degli argomenti più letti nell'ultimo mese, e c'è da dire che di novità ce ne sono anche se oramai sembra che le voci in classifica sembrano seguire dei cicli piuttosto lunghi, ma vediamo un po'


1- materiali indiscriminati
2- david colajacomo +
3- master freeze-
4- giorgio tarocco -
5- tatoo geco
6- carpanea
7 - creature lovecraft +
8- mariadele +
9- ponte rialto leggenda +
10 - racconti giapponesi +
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